Danilo Ramirez fa il suo bilancio sulla manifestazione appena conclusa

Sono stato fortunato, tutta la mia vita è stata segnata dallo sport, fatto, studiato, insegnato, allenato.

Logicamente ci sono discipline che amo e altre che mi piacciono meno ma sono un addetto ai lavori e quando c’è lo Sport, quello olimpico con la S maiuscola, lo vivo in maniera totale.
E così mi sono guardato ogni giorno le mie 12 ore di registrazione consentite dalla tecnologia.
C’erano molte perplessità su queste Olimpiadi. Gli scettici dicevano che senza pubblico non sarebbe stata la stessa cosa, qualcuno arrivava persino a dire che sarebbe stato meglio non farle.
Abbiamo visto come è andata a finire, uno spettacolo emotivo che ha fatto bene all’anima prima che al tifo prettamente sportivo.
Forse una persona che non è mai scesa in campo per una gara non capisce cosa c’è dentro un atleta che prepara la competizione della sua vita.
Anni di dedizione assoluta, da me non leggerete mai la parola sacrifici, da sempre sostengo che essere un atleta è condizione di privilegio e i sacrifici sono ben altri.
Io li conosco quelli che avete visto in televisione, so che lavoro c’è dietro a quei risultati, noi sul campo li vediamo, ci scambiamo le metodologie di allenamento, le adattiamo ai nostri atleti. Un atleta è come una vettura di formula uno, la cilindrata è la stessa di una berlina ma il lavoro sul motore lo fa rendere dieci volte tanto.
Se oggi penso ai 180 chili che sollevavo quando ero un atleta mi sembra impossibile, ma allora c’ero arrivato con anni di lavoro sul campo.
In queste due settimane gli atleti ci hanno fatto capire cosa significa il traguardo di una vita.
Le Olimpiadi hanno mantenuto intatto il loro fascino, il loro significato. Siamo stati incollati alle notizie, alla tv, abbiamo gioito, pianto, urlato.
Avete visto la soddisfazione di chi arriva terzo? Questo è straordinario. In qualsiasi altra competizione il secondo ha perso, alle Olimpiadi il bronzo è un risultato eccezionale. E’ una medaglia olimpica, ce la avrai per sempre, ha dato un senso assoluto a tutta la carriera sportiva.
Questo è il grande valore che non si coglie in altre manifestazioni, un campionato del mondo non è uguale, pur nella sua importanza assoluta.
Non cito episodi, ce ne sarebbero tantissimi, ogni giorno un atleta di qualsiasi nazione è stato per noi fonte di emozione o di ammirazione, potremmo dire che è stato lo spettacolo più bello del mondo, che ha dato una speranza al mondo.
Nell’analizzare i risultati del nostro paese sono e sarò sempre critico.
Perchè quello che esce in queste gare non è lo specchio reale.
Non siamo una nazione sportiva, i governi non fanno nulla per incentivare lo sport, ricordate che durante l’emergenza covid lo sport è stato ritenuto attività non essenziale, ricordate che ai bambini è stato vietato per mesi di fare sport, ricordate che l’italiano medio è un tifoso di calcio e che di quello che ha visto in televisione non sa e non capisce niente perché se c’è una cosa che manca in Italia è la cultura dello sport.
Allora? Questi risultati che ci collocano tra le prime dieci nazioni del mondo?
Questi risultati mi fanno indignare perché ottenuti col 10% del potenziale, se solo arrivassimo al 30, quindi sempre molto sotto quello che davvero potremmo fare, entreremmo nelle prime 5.
Ma l’obiettivo non è salire in classifica, l’obiettivo è dare a tutti la possibilità di praticare lo sport in maniera adeguata.
I risultati arrivano per due motivi: uno è la grande passione di personaggi unici che dedicano ogni loro energia ai giovani. Abbiamo i migliori tecnici del mondo, perchè noi italiani siamo creativi, attenti, intelligenti e umanamente con una marcia in più. E sono convinto anche, dopo 40 anni si scuola, che i giovani italiani hanno grandi doti fisiche, quelli che vedete sui campi sono una infinitesima parte dei talenti che io ho visto persi a scuola perché il territorio non dava loro la possibilità di sfruttare le loro capacità.
Allora sarebbe meglio che politici e dirigenti non si facessero belli di risultati dei quali non hanno nessun merito ma che da domani lavorassero per fare in modo che ogni città, ogni paese abbia strutture adatte alla pratica e soprattutto che il lavoro silenzioso e nascosto di migliaia di appassionati venga riconosciuto e adeguatamente compensato.
Lo sport è fonte di reddito, muove il 3% del prodotto interno lordo nazionale, basta con l’improvvisazione, se si lavorasse come in Olanda o Francia o GB le nostre medaglie raddoppierebbero ma soprattutto avremmo un paese migliore.

Di tutte le immagini mi piace mettere quella delle “farfalle” della ritmica. Una eleganza unica.






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