Danilo Ramirez racconta la storia di una Utopia realizzata praticamente in Italia, o quasi.

Nel 1967 un giovane ingegnere bolognese che definire visionario è poco, Giorgio Rosa, porta a termine la costruzione di una piattaforma di tubi e ferro al largo della costa di fronte a Rimini.
La piattaforma misura 400 metri quadri e si trova 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane. Rosa dichiara l’isola come stato indipendente il primo maggio del 1968 e si dota di un governo, una moneta, una emissione postale e adotta come lingua l’esperanto.
Organizza viaggi giornalieri di visita dalla costa e naturalmente la sua isola, nell’estate del 1968, diviene una attrazione turistica non da poco con migliaia di persone che vanno a visitarla.
L’ingegnere invia all’ONU la richiesta di essere riconosciuto e si reca personalmente a Strasburgo per esporre la sua iniziativa agli uffici della comunità europea.
Già dal 1966 la capitaneria di porto aveva ingiunto al Rosa di cessare i lavori e anche la polizia si era interessata alla vicenda ma i lavori proseguivano senza cessare.
Addirittura l’isola si dotò di acqua dolce con una falda trovata a 280 metri grazie ad una sonda di perforazione.
Lo Stato italiano viene colto in contropiede ma l’allora ministro dell’interno, Francesco Restivo, ne fa una questione personale. Dapprima tenta con le buone di convincere il Rosa a desistere dalla sua iniziativa ma per il giovane l’esistenza della sua creatura è una questione di principio.
Dall’estate 1968 all’inverno si susseguono trattative, ricorsi e udienze ma il governo vuole risolvere al più presto l’imbarazzante vicenda. Si arriva persino a ipotizzare che dietro Rosa ci sia una potenza straniera.
Restivo manda quindi la marina militare per quella che resta l’unica azione di guerra contro un altro stato (se pur non ricnosciuto) nella storia della repubblica italiana, perché l’attacco avviene in acque internazionali.
Le navi sparano alcune cannonate di avvertimento nei pressi della piattaforma e poi procedono con uno sbarco di militari in assetto di guerra a sgombrare l’isola dopodiché il posizionamento di cariche di esplosivo distruggerà il manufatto.
La storia, poco nota al pubblico, di questa realizzazione utopica è stata narrata nel bel film L’isola delle rose (Italia 2020, regia di Sydney Sibilia con Elio Germano come protagonista).
Molte sono le conseguenze intorno a questa incredibile vicenda.
Forse la più rilevante è che proprio a seguito della distanza ritenuta troppo corta, le acque territoriali vennero prolungate a livello internazionale a 12 miglia, rispetto alle 6 che il Rosa aveva superato di 500 metri.
Dopo qualche anno di oblio la repubblica delle rose provoca l’interessamento di storici e studiosi del diritto, purtroppo la storia è sempre in ritardo nel riconoscere il valore, anche se solo simbolico, di un avvenimento.

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