#STORIADICIOTTO

Inizio anni Novanta.

Si arriva dal benessere e dalle ubriacataure degli anni Ottanta.

Cosa resterà degli anni Ottanta?” cantava Raf.

Cosa resterà di questi anni ottanta?
Afferrati e già scivolati via
Cosa resterà?
E la radio canta una verità dentro una bugia.

É il 1990.

All’Italia è stata affidata la quattordicesima edizione del Mondiale di Calcio.

Stadi nuovi, avveniristici.

Ma anche tanti debiti e cattedrali nel deserto.

Tanti morti e feriti sul lavoro, il computo finale sarà un vero bollettino di guerra.

L’Inno della manifestazione è stato affidato alla Star Giorgio Moroder e risuonereranno in tutti gli stadi di quell’ “Estate Italiana” le voci di Gianna Nannini e Edoardo Bennato e le note di “Notti Magiche”.

La mascotte sarà “Ciao”, il nome sarà scelto con un sondaggio del Totocalcio, battendo la concorrenza di Amico, Beniamino, Bimbo, Dribbly.

Qualcuno la ricorderà, anche se forse non piacevolmente, visto il design poco accattivante.

Sarà la prima edizione dei Mondiali con un supporto mediatico per le Tv e i giornalisti incredibili.

La RAI creerà per lo scopo Saxa Rubra, che diventerà anche un modello per i prossimi eventi sportivi.

L’Italia sta ancora crescendo economicamente dopo il favoloso decennio precedente.

Forse troppo.

E sta crescendo il suo debito pubblico che sta letteralmente esplodendo e di cui se ne pagheranno le conseguenze negli anni successivi.

Ma è un’Italia che va.

É bella.

Sbarazzina.

Giovane.

Divertente

Come la sua Nazionale, allenata da Azeglio Vicini.

Sembra un po’ nella sua eleganza, nella sua serietà Vittorio Pozzo, sì proprio lui il Commissario Tecnico biellese che vinse i Mondiali del 1934, sempre in Italia, e del 1938 in Francia.

Gioca bene la giovane squadra azzurra.

É composta di giovani, l’ossatura è proprio l’Under 21 di Vicini che perse la finale degli Europei giovanili nel 1986.

Vialli, Mancini, Ferri, De Napoli, Giannini, Zenga, Donadoni saranno loro, con gli innesti determinanti di altri giocatori come Baggio e la sorpresa Schillaci,l’ossatura di una delle più belle e sfortunate nazionali italiane.

Due anni prima agli Europei in Germania aveva dato spettacolo, pur se ancora acerba, fermandosi di fronte all’ URSS in semifinale.

9 giugno 1990, nell’euforia generale l’Italia debutta nel suo girone eliminatorio contro l’Austria.

In tribuna, come trent’anni prima nella grande Olimpiade romana c’è Andreotti.

Ancora lui.

É il Presidente del Consiglio, ancora una volta.

L’Italia gioca bene in questa prima partita, ma arranca.

Non segna.

Poi entra lui.

Totò Schillaci.

Gli occhi spiritati, quasi fuori dalle orbite.

Con un meraviglioso Roberto Baggio di quei Mondiali sarà il protagonista.

Segna, subito.

E ogni volta che toccherà il pallone sarà una sentenza.

Ricorda il Paolo Rossi di otto anni prima in Spagna.

Veloce, sempre lì, al momento giusto.

Vince l’Italia, vince e gioca benissimo.

In quell’anno i Mondiali li vedevamo a casa mia.

Un gran gruppo di amiche e di amici.

Avevamo vent’anni.

O poco più.

Avevamo messo i divani uno dietro l’altro.

Sembrava una tribuna dello stadio.

Eravamo in dieci o forse dodici.

Abbracci, urla, baci.

La Nazionale era bella, e giovane.

Come noi.

La televisione era grandissima.

L’aveva comprata il mio papà.

24 pollici.

Ai tempi era gigantesca, larga, pesantissima.

Con un tubo catodico lunghissimo.

Era in casa da un paio d’anni.

Era una Philips.

Per qualche strano motivo prima di vedere le immagini doveva scaldarsi un po’.

Non ho mai capito perché.

La accendevamo un paio di minuti prima.

Sarebbe poi venuta con noi nell’appartamento universitario di Torino, poi al mare.

Negli ultimi anni ricordo che dovevamo accenderla un quarto d’ora prima per vedere qualcosa.

Ci sembrava tutto così normale.

Vincono gli Azzurri, e giocano benissimo.

Una sinfonia.

L’unico che giocherà poco è Roberto Mancini.

Croce e delizia di quella squadra.

E invece Totò segna.

Sempre.

Ogni partita aspetto i miei amici.

Li vedo arrivare dal terrazzo, salgono la strada sterrata, ridiamo, scherziamo.

Sembrano imbattibili i nostri.

E in quegli anni di capelli lunghi, anche tra noi maschi, una sera Marco si presenta rasato a zero.

Una rarità per quei tempi, oggi no, è quasi una moda.

Forse perché oramai di capelli ce ne sono più pochi.

Si arriva alla semifinale, di fronte l’Argentina Campione del Mondo in carica di Diego Armando Maradona.

SI gioca a Napoli.

Sì, in una Napoli divisa tra il tifo per l’Italia e l’amore infinito per il suo Campione.

Zenga il nostro portiere è imbattuto da più di 500 minuti nel Mondiale.

É un record.

Schillaci segna.

Ancora una volta.

Poi di colpo il film finisce.

Un’uscita a vuoto, la testa bionda di Claudio Caniggia che segna.

I rigori.

La sconfitta.

La fine di sogno.

Il risveglio brusco.

Suona ancora nelle orecchie l’inno ufficiale di “Notti Magiche”.

Purtroppo non lo saranno.

A volte però, magari dopo tanto tempo si ritorna a sognare.

Sono passati molti anni.

Mancini siede in panchina, ancora una volta, ma non da riserva.

Questa volta da Commissario Tecnico.

Ecco, sui divani ci siamo ancora noi.

Abbiamo qualche anno in più.

Qualche capello in meno e qualche chilo in più.

Sembra che sia la continuazione di quelle “Notti Magiche”.

Il televisore è diverso, sarà forse un 50 pollici.

Però non sembra così grande, oramai si è abituati a questi schermi.

Ci siamo svegliati ora.

Sì.

Ci eravamo addormentati in quella maledetta semifinale del 1990 e ci risvegliamo vedendo lo stadio di Wembley.

Ci sono ancora Mancini e Vialli.

E ci siamo ancora noi.

Non c’ è più “il Divin Codino” ma c’è Chiesa, non c’è più Donadoni ma c’è Insigne.

Ferri è stato sostituito da Chiellini.

E Vicini da Mancini.

Ancora una volta ci sono i rigori.

Sono passati tanti, tanti anni.

L’abbiamo aspettato trentun anni questo abbraccio.

L’ hanno aspettato anche Vialli e Mancini.

Ma è stato unico.

Irripetibile.

Azeglio Vicini ha finalmente visto vincere, chissà da dove, i suoi ragazzi.

Non hanno più vent’anni, hanno nomi diversi sulle maglie, ma cantano l’inno dell’estate italiana.

L’abbraccio in una “Notte Magica” è finalmente arrivato per tanti Amici, in tante parti d’Italia, atteso molto, troppo, e per questo, ancora più bello.

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