Francesco Ramirez ci parla degli alieni ai tempi della Mesopotamia

Tempo addietro mi capitò di mettermi a leggere un libro un po’ particolare. Si trattava dell’Enuma Elish che, sono certo la maggior parte di voi già lo sappia, è uno dei poemi epici più antichi della storia e narra il mito della creazione nella tradizione mitologica babilonese. E, in particolare, dell’ascesa al potere del dio Marduk.

Ora, quando ho iniziato a leggere questo racconto, l’ho approcciato con il metodo che uso con questi testi antichi: ovvero decisamente meno critico e molto più interessato a comprendere il pensiero dell’epoca, piuttosto che guardarlo con un’ottica moderna e giudicarlo aspramente per la mia incapacità di pormi nella giusta ottica. Si tratta essenzialmente dell’esatto opposto di ciò che faccio con le opere più recenti e, forse, è proprio per questo motivo che ci ho messo un po’ ad accorgermi che, all’interno di questo libro, vi era qualcosa di decisamente strano.

Il tutto è cominciato quando Marduk è stato definito come un pianeta, e non come il figlio di una divinità e a sua volta come un dio. Ma ho pensato che ci fosse un altro significato, celato dietro quel termine. Forse non avevo capito davvero. Il dubbio, in questo caso, ha giocato a mio sfavore.

Piano piano, però, andando avanti, si è delineata un’immagine di un racconto assurdo, che nulla aveva a che fare con la mitologia che conoscevo e tutto con dei trip di acidi che avrebbero con ogni probabilità fatto perdere i sensi perfino ad un elefante. Tra le cose più psichedeliche vi era la narrazione di come gli Anunnaki, ovvero le divinità della religione babilonese, fossero una specie umanoide extraterrestre che era giunta sulla terra dal pianeta Nibiru 500,000 anni fa e avessero ivi creato una base di operazione.

A quel punto, il dubbio di aver consultato il libro sbagliato si era ormai assodato in certezza. E ho quindi fatto l’unica cosa che mi rimaneva da fare: posato il testo, mi sono massaggiato gli occhi e ho cercato di dimenticare tutto. Non riuscendoci, ho optato per l’opzione di ripiego: ovvero iniziare a cercare su internet, per comprendere a quale terribile diavoleria avessi sottoposto le mie retine.

E, dopo una breve indagine, finalmente riuscii a venire a capo di questa strana, stranissima faccenda.

A quanto pare, negli anni ’70 un certo Zecharia Sitchin andò a prendere molti dei vecchi testi appartenenti alla zona della mezzaluna fertile e li utilizzò per alimentare le sue teorie complottiste, traducendoli in modo del tutto erroneo e senza alcun ritegno per una parvenza di metodologia, in modo che essi fossero solamente utili al suo scopo. Ovvero confermare tutte le ipotesi bizzarre che gli venivano in mente.

Tra queste, le più importanti erano le seguenti: il decimo pianeta del sistema solare (ricordo a tutti che allora Plutone era ancora considerato un pianeta. Povero, piccolo Plutone), Nibiru, in un impatto con un altro ipotetico pianeta, Tiamat, andò in frantumi e creò la nota fascia degli asteroidi posta tra Marte e Giove. Uno dei frammenti generatosi da tale impatto sarebbe poi diventato la Terra. Perché sì.

Sempre secondo Sitchin, su Nibiru abitava una razza aliena, come ho già detto, gli Anunnaki; i quali sarebbero giunti sul nostro pianeta centinaia di migliaia di anni fa e avrebbero, tramite manipolazione genetica, creato l’Homo Sapiens, incrociando la loro stessa razza con l’Homo Erectus, allo scopo di avere della manodopera da utilizzare per prelevare metalli dalle miniere. Sotto la guida di questi alieni, dunque, in Egitto, Mesopotamia e India sarebbero nate delle caste regnanti che avrebbero fatto da intermediari tra gli alieni e il resto dell’umanità, la quale si trovava in condizione di completa schiavitù. Ma un conflitto nucleare, scoppiato nel 2024 a.C. (mi piace la precisione delle date), avrebbe distrutto la città di Ur e avuto terribili conseguenze anche per il resto della Mesopotamia.

Naturalmente, queste sono solo alcune delle corbellerie che il caro Sitchin propugnava come informazione storicamente accurata. Tra i testi a cui lui ha fatto grande riferimento vi è anche la Bibbia, in cui gli Anunnaki sono chiamati Elohim ma che, grosso modo, subisce un trattamento molto simile. Vi risparmierò però un’analisi approfondita di quel testo, anche perché, sinceramente, non credo di avere le forze per compiere una ricerca abbastanza approfondita da rendergli “giustizia”.

Che dire delle “teorie” del Sitchin? Cosa mai potrei aggiungere, che non sia già reso manifesto dalla loro semplice esposizione?

Beh, in realtà un piccolo allegato, una riflessione finale, io ce l’avrei. Leggendo tutto questo, il mio primo pensiero non è stato: “Oh mio dio, guarda questo idiota a che cosa crede. LOL, LOL, LOL!”

No. Si è trattato, anzi, quasi dell’esatto opposto. Mi sono detto che sarebbe stato un ottimo scrittore di fantascienza, se solo si fosse preso un pochino meno sul serio.

Del resto, gli elementi che lui descrive hanno una parvenza di collegamento logico: lo scontro tra pianeti che ha dato origine alla cintura di asteroidi è stata una teoria di grande successo, per un periodo, mentre il rapporto tra regnanti mesopotamici e le loro divinità era effettivamente quello di intermediari; a differenza dei faraoni egiziani, i quali erano divinità incarnate. È anche interessante notare come nell’Enuma Elish stessa, quella vera però, gli uomini vengano creati al solo scopo di servire gli dei e di essere utilizzati come loro schiavi, così da tenerli lontani dalle fatiche del lavoro e permettergli di vivere una vita agiata. Si trattava di una religione che potremmo definire molto cupa e tetra. Nata, del resto, in un territorio posto tra due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, che erano soliti straripare senza alcun preavviso e con estrema violenza. Va da sé, dunque, che un tale ambiente, nel quale l’uomo si ritrovava preda della violenza irrazionale degli elementi, non potesse che generare un pantheon decisamente poco clemente.

Infine, il fatto che l’Homo Erectus, nonostante la scoperta del fuoco, sia rimasto ad un livello tecnologico stagnante per un milione di anni, per poi sparire quasi completamente con l’arrivo dell’Homo Sapiens, non è molto su cui basarsi per affermare che esso sia stato manipolato con il DNA degli alieni. Ma, se affrontato in modo coerente, anche questo può essere un risvolto affascinante. Del resto, il lasso di tempo della preistoria in cui l’essere umano non era ancora la forza dominante del pianeta Terra è uno dei periodi più nebulosi, misteriosi e, a mio avviso, più affascinanti della nostra storia. E potrebbe offrire terreno fertile per molti racconti fantastici o pseudostorici.

Non era, dunque, tanto ciò che Sitchin pensava a renderlo ridicolo, ma il fatto che ci credesse un pochino troppo. Forse, se solo avesse avuto l’umiltà di dire a se stesso: “Va bene, io credo davvero che queste cose siano successe. Tuttavia, la maggior parte degli archeologi e dei linguisti, i quali hanno competenze decisamente superiori alle mie riguardo la storia dei Sumeri e gli scritti della Bibbia, affermano che le mie ipotesi non abbiano alcun senso. Quindi, forse, è il caso di fare un passettino indietro e rivedere le mie convinzioni”, allora oggi il suo retaggio non sarebbe così grottesco.

E se, nel fare ciò, avesse invece deciso di mettere tutte le sue teorie sotto forma di romanzo, forse oggi potremmo parlare di lui come uno dei grandi autori della fantascienza, al pari di personalità come Asimov. E non ricordarlo come un mezzo pazzo complottista senza un minimo di senno.

È un vero peccato e, dal canto mio, rimpiango quasi di averlo scoperto così tardi, perché alcune delle sue idee avrebbero potuto fornirmi spunti per dei racconti. Ovviamente di fantasia.

Ma tant’è. Si sa che la linea di demarcazione tra genio e follia non è sempre così netta. E, in alcuni casi, la bilancia può ritrovarsi a pendere solamente da una delle due parti.

Ah, quasi dimenticavo. Mi raccomando: se mai doveste cercare l’Enuma Elish per leggerlo (so che è uno dei testi più ricercati. Altro che Harry Potter!) ricordatevi di me. E non fate il mio stesso errore. Cerchiamo di limitare al minimo le vittime di questa devastazione di neuroni.

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