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‘Anduma’, la rubrica di dove andare di domenica presenta : La chiesa della Santissima Trinità di Momo – di Gian Maria Gazzola.

Gian Maria Gazzola descrive gli splendidi affreschi della Chiesa nel paese in provincia di Novara

La strada è una qualunque, potrebbe essere qui o altrove, porta ai laghi partendo da Novara. Poi si arriva ad un paese dal nome un po’ buffo, Momo, lo si supera e quasi non ci si accorge, presi dalla guida, di una chiesina sulla sinistra.
Anche perché, subito a fianco dell’edificio sacro, ci sono un bar-ristorante, moto e auto parcheggiate: se non fosse per la chiesa, potrebbe essere “Ovunque” provincia di “Dappertutto”. Si parcheggia, si va oltre le piccole comitive finalmente festanti del Sabato pomeriggio, si gira l’angolo ed è subito quiete…L’ingresso della chiesa è situato dall’altro lato. Sì, perchè di qua passava una volta la strada, una “Francisca”, una di quelle strade che venivano percorse dai pellegrini in marcia verso Roma.
Era l’anno mille o giù di lì, perché in questo luogo a pochi passi dal torrente Agogna già i Celti avevano individuato una presenza divina, quando venne edificata la chiesa, un umile romitorio a metà strada tra due monasteri cluniacensi, quello maschile di Fontaneto d’Agogna e quello femminile di Cavaglio Mediano, impegnati nella diffusione del culto della Santissima Trinità.
Passarono anni, secoli, la chiesa della Santissima Trinità di Momo e il suo romitorio dovettero essere rinnovati e ampliati: furono le nobili famiglie del luogo a prendersi carico dell’abbellimento del luogo di culto. Nobili, ma uomini legati ai campi , ai cicli naturali, uomini slegati dalle mode e dalle lusinghe delle metropoli del tempo. C’è un uomo che fa al caso loro, è un pittore, si chiama Tommaso Cagnola, ha tre figli pittori come lui e gode di buona fama tra le campagne novaresi e vercellesi.
E poi il Cagnola, è stato a Milano per le nozze tra Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, qualcosa avrà imparato dai pittori della corte Sforzesca, magari anche da quel toscano, come si chiama, Lionardo?
Così fu fatto e il Cagnola, con i suoi figli, si mise all’opera per dipingere il suo capolavoro. Un pittore di campagna, ancora fedele all’ortodossia tardogotica, ancora privo dei rudimenti della prospettiva, ma che bellezza il ciclo pittorico della Santissima Trinità che da solo varrebbe il viaggio anche se fosse in Arizona. Si entra in chiesa e si rimane abbacinati: nell’abside il Cristo in Croce della Trinità, attira ogni sguardo per la sua dolente umanità. Intorno angeli, gli apostoli, un’Annunciazione sull’arco sopra l’abside e, tutto intorno gli episodi (37!) dell’infanzia e della Passione di Gesù.
Infine il Giudizio Universale e una rappresentazione dell’Inferno.Era la tradizione del teatro popolare e delle sacre rappresentazioni medievali: ma qui Tommaso Cagnola la sublimò. Era la fine del ‘400: Masaccio, il Beato Angelico, Botticelli, Leonardo avevano dettato altre strade, ma qui a Momo, ogni pellegrino entrando nella chiesa, si sentiva a casa propria, erano racconti conosciuti e amati quelli che vedeva affrescati…

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