Danilo Ramirez racconta la vicenda dell’atleta più dopato nella storia dello sport

La cosiddetta guerra fredda è stata nella seconda metà del secolo scorso la sfida per il dominio mondiale tra l’occidente guidato dagli USA e il blocco comunista/socialista guidato dall’URSS.
Era la sfida tra due concezioni opposte sulla conduzione della società: da una parte quella liberale nella quale il cittadino poteva muoversi in una società capitalistica e dall’altra quella a guida statale nella quale il governo decideva tutto sulla vita della popolazione.
La mia è una sintesi estrema perchè non è l’argomento di questo articolo.
Vorrei dire che ho quasi nostalgia di quel periodo.
Forse perché ero giovane, forse perché i ruoli erano ben definiti ma soprattutto perché quella guerra si giocò quasi completamente sui campi sportivi.
Le grandi potenze decisero che il successo sportivo poteva indicare alla popolazione mondiale chi davvero viveva meglio e così le Olimpiadi (soprattutto) divennero il teatro della competizione che da sportiva diventava anche politica.
Nella sfida USA – URSS si inserì la DDR, la Germania dell’est che apparteneva al blocco sovietico ed è entrata nella storia dello sport per quello che è stato il più clamoroso programma di doping che coinvolgesse una intera nazione.
Gli esperimenti sugli atleti iniziarono alla fine degli anni sessanta. Si sapeva che gli steroidi anabolizzanti miglioravano le prestazioni di forza e così venivano somministrati in tutti gli sport nei quali questa capacità motoria era richiesta. Il lavoro sulle donne poi fu massiccio, chi ha vissuto quegli anni ricorda le schiene delle nuotatrici DDR, davvero impressionanti.
Nel mondo l’impegno della DDR nello sport provocò inizialmente una grande ammirazione, e del resto questo era l’obiettivo dei suoi governanti, solo verso la fine degli anni 80 alcuni risultati troppo esagerati portarono a sospetti e convinzioni di frode.
Poi, alla caduta del muro di Berlino, tutto fu chiaro.
Ma veniamo al nostro “eroe”.
Gerd Bonk è stato un pesista (sollevamento pesi) nella categoria dei massimi con i suoi 145 kg di stazza.
Due medaglie alle olimpiadi (1972 e 1976, argento e bronzo), tre podi ai campionati del mondo e 4 gli europei, il tutto nel periodo dal 1972 al 1978.
Una carriera più che dignitosa all’ombra del russo Alexeyev, allora imbattibile.

Bonk era considerato un eroe in patria, l’uomo più forte del mondo, molto utile alla propaganda di stato ma forse l’ammirazione più alta la riscuoteva tra gli addetti ai lavori che erano a conoscenza del suo dosaggio di anabolizzanti.
In un solo anno Bonk aveva assunto 12.775 milligrammi di steroidi, tanto per fare un paragone molto noto, il velocista Ben Johnson ne aveva assunti 1500 l’anno in cui vinse le olimpiadi di Seoul.
L’abilità dei medici DDR non consisteva solo nel somministrare doping ma anche nel riuscire a non farlo risultare ai controlli che dal 1976 si fecero sempre più intensi.
Gli atleti venivano prima controllati in patria e se il livello era ancora alto non erano mandati alle competizioni internazionali, fu questo il motivo per cui Bonk, pure in grande forma, non si presentò alle Olimpiadi di Mosca.
A discolpa di Gerd bisogna dire che lui, come tanti altri, erano all’oscuro di ciò che veniva fatto loro. I medici davano dei medicinali agli atleti e loro li prendevano convinti che questo fosse corretto per aiutarli nelle loro prestazioni.
Purtroppo le conseguenze di questo abuso portarono i reni di Bonk a collassare e già nel 1984 l’ex atleta era su una sedia a rotelle.
Abilmente dimenticato dal regime perché appariva scomodo spiegarne il declino fisico.
Per la cronaca i processi che sono seguiti, dopo che i documenti sul doping di stato sono stati resi noti, hanno portato a poche condanne e tante assoluzioni, le vittime del doping sono state risarcite con cifre esigue, tra questi anche Gerd Bonk che è morto nel 2014 all’età di 63 anni.




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