Danilo Ramirez scrive a proposito del saggio di Riccardo Paccosi

Riccardo Paccosi è un attore e regista teatrale, questo è il suo primo libro, un saggio che lui definisce giocoleria filosofica.
L’autore prende spunto dalla pandemia, dai suoi effetti e divide le sue considerazioni in 21 capitoli alfabetici dato che ogni titolo segue l’ordine del nostro alfabeto.
Ne indico alcunI:
A come Autonomia

B come Black Widow

C come Coca Cola

D come Deleuze

E come Ecclesia

F come Fine

G come Grande Opera

 E così via.


Con questa particolare struttura il saggio  presenta  “la preoccupazione per gli effetti negativi che a livello sociologico, psicosociale e antropologico, il protrarsi del distanziamento potrebbe generare sugli esseri umani e sulle nuove generazioni in particolare”.
Naturalmente Paccosi non entra nel merito degli aspetti tecnico sanitari ma “si sofferma sui vari fenomeni che l’accompagnano e che stanno modificando la quotidianità e l’umanità”.

La modificazione inquietante dei comportamenti sociali con l’ormai acquisita accettazione del distanziamento, della rinuncia alla fruizione collettiva delle arti cinematografiche, musicali e teatrali; la crescita esponenziale di disturbi psichici registrata fra gli adolescenti, le istigazioni a spiare e denunciare i propri vicini di casa.
Interessanti le considerazioni di Giorgio Bianchi sul saggio di Paccosi: “Riccardo ci ricorda che il punto di riferimento di un’artista dovrebbe essere il pubblico e non il Potere.”
Laddove schiere di nani, saltimbanchi cortigiani e ballerine si sono prodigati nel compiacere i detentori della borsa vendendo la loro indipendenza per prostrarsi aefare da cassa di risonanza alle direttive di chi mette le regole.
Quanto nostalgia di un Pasolini ma anche di un Paolo Villaggio (che quando si candidò alle politiche , con scarso esito, lo fece provocatoriamente nelle file di Democrazia Proletaria) e per quanto riguarda la stampa ci manca un Montanelli. Oggi la parola è data a Scanzi e Gassman (Alessandro).
Sempre Giorgio Bianchi : “Se ci pensiamo bene durante questi quattordici interminabili mesi sono mancati all’appello proprio gli artisti, gli intellettuali, i comici, i filosofi, i cantanti, gli attori, i ballerini, gli accademici, i dotti. O meglio ci sono stati ma si sono seduti al fianco del potere contro l’essere umano.Hanno intuito che il vero potere non avrebbe perdonato delle defezioni o delle adesioni a metà, pertanto si sono allineati senza tentennamenti. Come è avvenuto durante i regimi totalitari del secolo scorso.”

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