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Felice Cascione, partigiano ligure – di Danilo Ramirez.

Danilo Ramirez racconta la vita del leggendario partigiano ligure, autore del testo di Fischia il vento

Forse in Italia Felice Cascione non è molto conosciuto ma a Imperia è una leggenda, scusate il paragone, direi come Che Guevara.
Medico a 24 anni, forte giocatore di pallanuoto, a lui è dedicata la bella piscina di Imperia oltre alla via centrale di Porto Maurizio.Quando i suoi partigiani gli chiesero di giustiziare due prigionieri la sua risposta “Ho studiato venti anni per salvare la vita di un uomo e ora voi volete che io permetta di uccidere?” dovrebbe essere stampata sulla fronte di tutti coloro che cercano di gettare fango sulla Resistenza.
Ho l’orgoglio di ricordare i racconti di uno zio che lo aveva conosciuto e raccontava della sua giovane ma straordinaria vita.


Felice Cascione

Nato ad Imperia il 2 maggio 1918, morto in Val Pennavaira (Savona) il 27 gennaio 1944, medico chirurgo

, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Attivo antifascista sin dal 1940, Cascione si era laureato a Bologna nel 1942. L’anno dopo, mentre stava crescendo la sua fama di medico sensibile e generoso, “U megu” (il dottore), fu alla testa, insieme alla madre, delle manifestazioni popolari ad Imperia per la caduta del fascismo.

Ciò gli valse il carcere, governava Badoglio, sin quasi all’armistizio. Con l’8 settembre, raccolto con sé un piccolo numero di giovani, Cascione organizzò in località Magaletto Diano Castello la prima banda partigiana dell’Imperiese. Le azioni vittoriose contro gli occupanti e contro i fascisti si alternavano all’assistenza che quel giovane medico – “bello e vigoroso come un greco antico”, com’ebbe a descriverlo Alessandro Natta (altro imperiese negli anni 80 segretario del PCI)- prestava ai montanari delle valli da Albenga ad Ormea.

Fu proprio la sua generosità di medico a tradire Cascione. In uno scontro con i fascisti, in quella che si ricorderà come “la battaglia di Montegrazie”, i partigiani catturano un tenente e un milite della Brigate nere, tal Michele Dogliotti.

I due prigionieri rappresentano un impaccio e, dopo un sommario processo, si decide di eliminarli. Interviene “U megu”: “Ho studiato venti anni per salvare la vita di un uomo e ora voi volete che io permetta di uccidere?”

“Teniamoli con noi e cerchiamo di fargli capire”. Così i due fascisti seguono la banda in tutti i suoi spostamenti. Cascione si prende particolarmente cura di Dogliotti, che è piuttosto malandato, e divide con lui le coperte, il rancio, le sigarette. A chi diffida e tenta di metterlo sull’avviso replica: “Non è colpa di Dogliotti, se non ha avuto una madre che l’abbia saputo educare alla libertà”.

Passa circa un mese e il brigatista nero fugge. Pochi giorni dopo, Dogliotti guida alcune centinaia di nazifascisti verso le alture intorno ad Ormea, che sa occupate da unità garibaldine.

All’alba la battaglia divampa dal versante di Nasino di Albenga. “U megu”, con i suoi, tenta un colpo di mano per rifornirsi di munizioni. Il tentativo fallisce; Cascione, gravemente ferito, rifiuta ogni soccorso e tenta di coprire il ripiegamento dei suoi uomini. Ma due di loro non se la sentono di abbandonarlo e tornano indietro: Emiliano Mercati e Giuseppe Castellucci incappano nei fascisti. Mercati sfugge alla cattura; Castellucci, ferito, è selvaggiamente torturato perché dica dov’è il comandante. Cascione, quasi agonizzante, sente i lamenti del suo uomo seviziato, si solleva da terra e urla: “Il capo sono io!”. Viene crivellato di colpi.

Il 27 aprile 2003, sulle alture alle spalle di Albenga è stato inaugurato un monumento, dedicato alla pace e alla resistenza ligure, in memoria di Felice Cascione, che a suo tempo, tra l’altro, compose le parole dell’inno partigiano Fischia il vento .
Una curiosità. Dopo la morte di Cascione, Italo Calvino, allora giovanissimo, decise di diventare partigiano. Nel Sentiero dei nidi di ragno, romanzo di esordio, Pin, uno dei protagonisti, racconta come fare la scelta giusta fosse, all’epoca, quasi un colpo di testa o croce.

Ecco, per Calvino e tanti altri, Cascione, la sua morte (leggere, al proposito, la bella biografia di Donatella Alfonso edita da Castelvecchi), è ancora molto attuale.

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