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Luigi Filippo D’Amico – di Danilo Ramirez

Danilo Ramirez parla del regista D’Amico al quale è particolarmente legato
Parte prima

Luigi Filippo D’Amico, regista cinematografico italiano (Roma, 9 ottobre 1924 – Roma, 28 aprile 2007).

Nasce in una delle più importanti famiglie della cultura italiana del 900.

Lo zio Silvio D’Amico, fratello di suo padre Domenico, è considerato il più autorevole storico del teatro italiano del XX secolo, fondatore dell’Accademia di Arte Drammatica che porta il suo nome e nella quale si sono formati straordinari attori tra i quali si possono ricordare Vittorio Gassman, Tino Buazzelli, Anna Magnani, Bice Valori, Nino Manfredi, Giancarlo Giannini e tanti altri.

Il cugino Fedele D’Amico, critico musicale, sposa Giovanna Cecchi, detta Suso, figlia di Emilio Cecchi, uno dei più importanti saggisti e critici letterari della prima metà del Novecento.

La stessa Suso Cecchi D’Amico lascia un segno indelebile nella storia del cinema italiano, firmando come sceneggiatrice capolavori indimenticabili tra i quali Ladri di biciclette, Senso, I soliti ignoti, Bellissima, Vacanze romane, Il gattopardo, Rocco e i suoi fratelli.

Luigi Filippo non è da meno del cugino e si imparenta addirittura con il premio Nobel Luigi Pirandello, sposandone la nipote, figlia di Lietta secondogenita del grande autore siciliano.

L’esordio come regista avviene con Bravissimo nel 1955. La sceneggiatura è scritta dallo stesso regista insieme a Age e Scarpelli.

Può sembrare che Bravissimo si risolva tutto nella interpretazione di uno straripante Alberto Sordi, la cui presenza occupa la quasi totalità delle inquadrature del film. Di sicuro Sordi gradisce la regia di D’Amico e il loro sodalizio produrrà altri film di interessante rilievo, tuttavia bisogna riconoscere al regista la capacità di dare un ritmo serrato alla narrazione: le scene si susseguono rapide, i fatti sono ben concatenati e lo spettatore rimane attratto dalla storia, incuriosito dal suo sviluppo e dal suo esito.

Infine è giusto sottolineare la cura, che D’Amico dimostrerà sempre, nella scelta degli attori cosiddetti di contorno. In Bravissimo troviamo Mario Riva e Turi Pandolfini (zii del bambino protagonista), Gianrico Tedeschi (impresario) Bice Valori (cantante d’opera), abili professionisti che sanno offrire interpretazioni gustose anche in poche battute.

L’attività di regista prosegue l’anno successivo con Noi siamo le colonne che racconta le avventure di tre studenti universitari a Pisa, tra gli interpreti Vittorio De Sica, Lauro Gazzolo, Aroldo Tieri, Laura Betti, Franco Fabrizi. Nel 1961 L.F.D’A. esce con due film: Mariti a congresso e Akiko.

Per 3 anni il regista non realizza film e nel 1965 firma l’episodio Il dentone nel film I complessi (gli altri episodi sono diretti da Dino Risi e Franco Rossi). Il dentone rappresenta senza dubbio il momento più alto del film, “…..Nel suo genere e a modo suo, è un piccolo capolavoro di fantasia, di grazia e di comicità, che consente tra l’altro all’attore di prodursi in un irresistibile pezzo di bravura. (…) D’Amico regista, dirige con eleganza.” (Onorato Orsini, ‘La Notte’, 18 settembre 1965).

La satira prende di mira la televisione e il suo sistema per il reclutamento dei lettori di telegiornali, Alberto Sordi offre una interpretazione straordinaria nella parte del concorrente impresentabile (a causa degli enormi denti) ma ineleminabile per la sua mostruosa bravura. Di rilievo la presenza di molti personaggi televisivi che interpretano se stessi: Nanny Loy, Edy Campagnoli, Lelio Luttazzi, Alessandro Cutolo, Armando Trovaioli, Vincenzo Talarico, Gaia Germani, le Gemelle Kessler.

A questo punto il regista prende una pausa dal mondo del cinema e nel 1968 gira una serie di 5 telefilm per la televisione (allora c’era solo la Rai) dal titolo complessivo Il mondo di Pirandello.

D’Amico gioca in casa e lavora su un autore che conosce a fondo essendone addirittura diventato parente.

continua…..

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