Francesco Ramirez descrive la vera vita dei Gladiatori dell’antica Roma
parte prima

Ogni mattina, in America, un produttore si alza e pensa: “Ma com’è affascinante questo avvenimento storico di cui so poco o niente. Penso sarebbe il caso di farci un film!”

Ogni mattina, in Europa, un povero avvenimento storico si alza e pensa: “Ti prego, fa che non tocchi a me, questa volta!”

Ciò è capitato, nel lontano anno 2000, ai Munera Gladiatoria, i quali non sono stati risparmiati dallo scempio che è la disinformazione hollywoodiana. Un fenomeno paranormale, quasi mistico, in cui racconti interessanti vengono saccheggiati da registi e scrittori che non li conoscono abbastanza, ma che decidono, ciononostante, di sacrificarli al loro unico dio, il vil denaro, rovinando per sempre la loro reputazione presso il pubblico meno istruito.

“Buuuuuuuuuu!”, “Guastafeste!”, “Che cos’hai contro Il Gladiatore?”, vi sento già inveire. E la mia risposta è: assolutamente niente. È Il Gladiatore, ad avercela con me. A tormentarmi la notte, con la sua valanga di inesattezze. Ad aver cercato, a suo tempo, di distruggermi con la sua terribile rappresentazione dei giochi gladiatori. E, quindi, oggi, vorrei parlare di ciò che accadeva davvero, nell’antica Roma, durante questi fantomatici spettacoli. O, almeno, quello che noi crediamo di sapere. Perché, alla fine della fiera, nella storia non si è mai completamente certi di nulla. Ammettiamo anche la nostra ignoranza, suvvia.

Prima di tutto, prendiamo il toro per le corna e affrontiamo l’argomento più scottante e noto, ai più: la mortalità dei gladiatori stessi. Ebbene, non è assolutamente vero che frotte di combattenti venissero gettati in mezzo al Colosseo, o ad altri anfiteatri minori, per lasciare uscire solamente un vincitore. I Gladiatori erano risorse preziose, per i quali il Lanista, ovvero l’ex-Gladiatore che si occupava di loro, aveva speso parecchio e non poteva quindi permettersi di sprecarli così. Invece di schiavi, la cui morte era usata per il sollazzo del pubblico, sarebbe più corretto paragonarli ai moderni Wrestler Americani: ovvero intrattenitori di professione, addestrati per combattere in modo vistoso ed eccitare un pubblico, la cui sete di sangue era già stata ampiamente appagata dagli spettacoli che avevano preceduto gli scontri tra Gladiatori.

Intendiamoci, questo sport era molto meno sicuro dei nostri attuali: le armi utilizzate erano vere e, secondo i risultati che sono stati riportati da varie fonti, si è ipotizzato che, grosso modo, in un combattimento su otto ci scappasse il morto. Qualcuno è arrivato a prevederne addirittura uno su cinque. È una proporzione spaventosa, che evidenzia un livello di rischio con cui la sensibilità moderna non potrebbe certo convivere. E, pur tuttavia, non raggiunge i livelli che i più si immaginano. Né, si trattava di morti intenzionali: per lo più, esse erano accidentali. Del resto, a giocare con spade affilate, che cosa si potevano aspettare?

Ma chi erano, dunque, questi fantomatici Gladiatori? Si trattava forse di atleti, famosi e riveriti? Eh, non esattamente. Qualcosa di corretto, anche nel film sopracitato, c’è: essi erano, nella stragrande maggioranza dei casi, schiavi. Povera gente, che non aveva trovato un padrone, oppure che era caduta in disgrazia e, avendo perduto ogni cosa e ritrovandosi alla fame, decideva di tentare il tutto per tutto e vendersi ad un Lanista. In pratica, erano dei disperati, dei poveretti: persone senza più diritti e disposte a tutto.

Essi si consegnavano, quindi, ai Lanisti, i quali erano, a loro volta, visti decisamente male: dei mezzi mafiosi, paragonabili, in un certo senso, alla figura del pappone di oggi. Esseri che vivevano e speculavano sulla sventura del prossimo e non certo persone per bene. E, infatti, oltre a utilizzarli per il combattimento, vendevano anche i loro “protetti” alle matrone romane, per la prostituzione. Del resto il fisico dei gladiatori era decisamente attraente, per le donne dell’alta società. Ecco quindi spiegato il perché li abbia paragonati ai papponi.

Questi uomini di malaffare, quindi, che per lo più erano ex Gladiatori i quali, dopo aver vinto in svariate occasioni nell’arena, avevano ottenuto la libertà, gestivano i Ludi Gladiatori; delle vere e proprie scuole, che facevano da centro di addestramento e ostello per tutti gli schiavi posseduti dal Lanista. Tali Ludi non erano certo degli alberghi di lusso: erano molto più simili a prigioni: sporche, piccole, brutte, decisamente poco curate.

Tuttavia, vi era una leggera differenza tra i normali schiavi, i carcerati e i Gladiatori: essi, prima di tutto, si allenavano per l’intera giornata; con armi di legno, s’intende. Non poteva rischiare, il Lanista, che i suoi “pupilli” si ribellassero usando armi vere. Nonostante queste precauzioni, qualche anima coraggiosa, a un certo punto della storia, riuscì comunque a liberarsi e a scappare. Ma questo è un discorso che meriterebbe un articolo a parte.

Gli allenamenti dei poveri Gladiatori erano tremendi: duravano per svariate ore di fila e i loro istruttori facevano in modo che, chi osava battere la fiacca, anche solo muovendosi più lentamente, fosse punito in modo decisamente brutale. Per sostenersi in questa loro preparazione, essi ricevevano abbondanti pasti, composti da svariati nutrimenti tra i quali, primo tra tutti, spiccava l’orzo. Tanto che erano chiamati “mangiatori di orzo”. Questo perché, l’energia di cui avevano bisogno, poteva essere soddisfatta solo da una dieta molto calorica. Chiunque abbia fatto un minimo di allenamenti nella vita, lo capisce: continuare a muoversi, imbracciando pesanti armi e a compiere duri esercizi per svariate ore al giorno è decisamente logorante, per il fisico.

Un altro elemento che li distingueva dai normali schiavi, erano le cure a cui erano sottoposti: dei medici erano sempre presenti, pronti a curare ferite di ogni tipo e a cercare di rimetterli in sesto il prima possibile. Inoltre, essi ricevevano spesso dei massaggi, così da sciogliere i muscoli e da mantenerli sempre al massimo della forma.

Naturalmente, queste cure non erano sufficienti a rendere piacevole la loro terribile, terribilissima vita. Tanto che, alcune fonti ci fanno sapere che le guardie che sorvegliavano i Ludi, non dovessero solamente impedire ai Gladiatori di scappare, ma anche impedire loro di suicidarsi. Questo per rendere l’idea del peso che gravava su questi poveri uomini.

Solo dopo un intenso e rigoroso addestramento, dunque, e non senza alcuna preparazione, i Gladiatori venivano poi ritenuti pronti ad essere mandati nella mischia. L’ultima prova, per testare se essi fossero effettivamente pronti al combattimento, consisteva nell’avvicinare rapidamente un gladio a pochi centimetri dai loro occhi; nel caso l’uomo in questione li chiudesse, allora non era ancora considerato all’altezza dei Munera, poiché non aveva ancora acquisito il sangue freddo necessario agli scontri.

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