L’orologio e le mutande – di Andrea Guasco

Con questo comunicato stampa della Juventus il progetto Superleague naufraga definitivamente :

Con riferimento al comunicato stampa diramato da Juventus Football Club S.p.A. in data 19 aprile 2021, relativo al progetto di creazione della Super League, e al successivo dibattito pubblico, l’Emittente precisa di essere al corrente della richiesta e delle intenzioni altrimenti manifestate di alcuni club di recedere da tale progetto, sebbene le necessarie procedure previste dall’accordo tra i club non siano state completate.

In tale contesto, Juventus, pur rimanendo convinta della fondatezza dei presupposti sportivi, commerciali e legali del progetto, ritiene che esso presenti allo stato attuale ridotte possibilità di essere portato a compimento nella forma in cui è stato inizialmente concepito.

Juventus rimane impegnata nella ricerca di costruzione di valore a lungo termine per la Società e per l’intero movimento calcistico.

Anche Milan ed Inter con due comunicati si sono sostanzialmente smarcati dal progetto:

https://www.inter.it/it/news/2021/04/21/comunicato-inter-super-league.html e https://www.acmilan.com/en/news/articles/club/2021-04-21/official-statement

Uno dei due capofila del progetto Superleague è Andrea Agnelli che ha rilasciato una breve intervista alla Reuters ammettendo sostanzialmente che il progetto è fallito .

Qui le sue parole : https://www.reuters.com/article/us-soccer-europe-breakaway-exclusive/exclusive-breakaway-super-league-cannot-go-ahead-says-agnelli-idUSKBN2C8169.

L’arrogante tracotanza con la quale lui e Florentino Perez hanno trattato organismi federali, europei e mondiali del mondo del calcio, tifosi e calciatori non fanno che amplificare la solenne figuraccia che, in nome del businnes, hanno portato a casa i due.

Ora che è fuori dall’Uefa, il golpista Andrea Agnelli può andare a braccetto con la squadra da lui costruita che è fuori dalle coppe Uefa ogni anno. Il poco rispetto che ha avuto per i sui tifosi dimostra il sostanziale distacco tra la classe dirigente alla quale appartiene e il popolo. Distacco dalla realtà che ha ormai l’elite ricca nel nostro paese in tutti i campi. Politica per prima.

Giudizio hanno avuto invece i ragazzi del tifo organizzato bianconero che nottetempo hanno affisso uno striscione di contestazione al progetto.

Ora il nipote dell’uomo che con classe portava l’orologio sopra il polsino e che classe distribuiva negli stadi d’Italia farebbe meglio a ritirarsi dal gioco del calcio. Lui al massimo sa portare le mutande sulla faccia.

ANDREA GUASCO

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La solitudine dei numeri primi – di Giuseppe Rasolo

Che il calcio sia un business ormai è assodato, non se ne sono solo accorti (ma guarda il caso) proprio solo i giocatori del PSG e quel guitto ironico di Gosens dell’Atalanta. Il calcio romantico è rimasto retaggio degli anni cinquanta del secolo scorso e con la fine della Champions, aperta solo ai vincitori dei campionati nazionali e l’avvento delle televisioni a bordo campo è diventata una piattaforma mediatica che ogni anno invoca sempre più nuove risorse sul piatto.

La guerra tra Uefa e Superlega è scaturita solo per evidenti aspetti finanziari, tra chi voleva di più per se, inteso come club e chi voleva di più per se, inteso come federazione. Alla fine l’accordo si è trovato, più soldi dalla Federazione e giocattolo, come lo vedevamo, salvato. Dunque tarallucci e vino con tutti, o quasi tutti contenti. Chi ha salvato la Federazione, chi ha salvato la faccia e chi ha salvato il proprio bilancio e: tifosi, politici, giornalisti, opinionisti e calciatori, più o meno ex, convinti con la propria levata di scudi di aver salvato il Dio Pallone. Solo il tempo darà la giusta dimensione, quello a cui abbiamo assistito è solo una parte di una guerra che proseguirà nel corso degli anni e che prima o poi troverà sbocco in una Superlega o qualcosa di simile, magari dopo i Mondiali in Qatar, gli Europei in Germania e finalmente una Champions per il PSG e/o il Manchester.

Rimane un dettaglio di non poco conto, in questa guerriglia però potrebbe esserci una vittima sacrificale, chi ha dato il fuoco alle polveri e ha acceso il fuoco della sedizione. Manco a dirlo il Presidente della J. Che ha letteralmente cannato strategia. Diceva Sun Tzu che il generale vittorioso deve preparare il terreno dello scontro, qui invece si è andati un po’ allo sbaraglio, forse fidandosi, ma in guerra bisogna essere circospetti, e attaccare solo quando si è certi. Alla fine pagherà forse solo Lui con un danno di immagine, che solo il tempo potrà dire quanto potente. Una sola cosa speriamo per il futuro che finisca questa retorica del pallone per i poveri, dopo quello che si vede in tv e con i contratti milionari dei giocatori ecco finiamola qui

GIUSEPPE RASOLO

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