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Una Famiglia piuttosto Antica – di Francesco Ramirez

Francesco Ramirez sull’origine delle divinità

Padre Nostro, che sei nei cieli…

Non occorre certo essere cristiani per conoscere queste parole. Immagino, anzi, che ogni singolo italiano, e la stragrande maggioranza degli occidentali, credenti o meno, abbia un minimo di dimestichezza con la celeberrima supplica.

Ma se vi dicessi che, in esse, è racchiuso un concetto ancora più universale e antico della stessa religione abramitica? Mi prendereste per pazzo, forse? E forse avreste ragione. Ma non su questo!

Il concetto di un dio che risiede nei cieli, che ne è il custode e la rappresentazione e che, allo stesso tempo, viene identificato come un padre, genitore e capofamiglia di un intero pantheon, è incredibilmente diffusa in tutte le antiche mitologie; tanto che ciò ha dato adito alla teoria di un antenato comune, derivato dal popolo dei proto-indoeuropei, il cui presunto nome era Dyḗus phatḗr. Tuttavia, molte culture che non hanno mai avuto nulla a che fare con gli indo-europei hanno sviluppato una figura simile; basti pensare ai popoli mesopotamici (ben più antichi), o ai Maori, o alle culture mesoamericane, come gli Aztechi e i Nativi Americani.

Ma quali sono le caratteristiche di questo Padre Celeste? E come mai così tante cosmologie, anche quelle che, tecnicamente, non dovrebbero avere nulla a che fare le une con le altre, lo includono al loro interno?

Immaginarlo non è affatto difficile: pensate a Zeus. Ecco, perfetto, avete fatto: Zeus possiede tutte le caratteristiche di un padre celeste. Naturalmente tutti gli altri “abbellimenti”, come la sua tendenza ad abbandonare la moglie per andarsene in cerca di “avventure” e causare problemi a chiunque, sono più un esempio della reinterpretazione dell’archetipo generale da parte degli antichi greci. Tuttavia, nella sua forma di signore dei cieli e padre di tutti gli altri dei, egli rappresenta perfettamente tutte le caratteristiche del capofamiglia celestiale.

Questa figura era inoltre quasi sempre associata ad una Madre Terrena, più comunemente nota come Dea Madre. E l’associazione tra i due genitori divini non era casuale.

A noi piace immaginare i popoli più antichi, appartenenti a periodi arcaici, magari perfino all’età del bronzo, come più semplici di noi: dotati di una logica meno stringente, superstiziosi e creduloni. In effetti, se dovessi riuscire a trasportare un uomo di quell’epoca ai giorni nostri, dubito che riuscirebbe ad integrarsi con facilità. Certamente avrebbe enormi problemi nell’utilizzo di tecnologie che a noi sembrano scontate, come internet, o anche solo un cellulare. Ma, d’altro canto, lo stesso si potrebbe dire di mia nonna…

In realtà, i nostri antenati erano dotati di grande intuito e facevano ciò che potevano con i mezzi che erano stati loro forniti. Le mitologie a cui hanno dato vita, quindi, checché ne sembri a noi, che le osserviamo con occhio cinico, sono molto più ponderate e ricche di significato di quanto diamo loro credito normalmente. Essi avevano infatti notato, con grande arguzia, oserei dire, che la terra generava le piante. Non lo avreste mai detto, vero? Eh, alle volte le sorprese ci lasciano senza parole.

Ma tornando seri; essi avevano associato la creazione della nuova vita, abilità tipicamente femminile, con quella della terra che “partorisce” le piante. E, se la terra è la madre, allora chi è il padre? Chi la rende gravida? Anche qui, la risposta è abbastanza intuitiva: la pioggia. Quindi è il cielo che la feconda, in un dualismo necessario, in cui nessuno dei due può sussistere senza l’altro. Ed è così che, la maggior parte delle antiche civiltà, le quali basavano la loro intera esistenza sull’agricoltura, ha dato vita a questo sistema, nel quale un Padre Celeste e una Grande Madre terrena danno origine ad una pletora di altre divinità, creature, mostri, animali e, molto spesso, anche agli stessi uomini.

Naturalmente non in tutte le mitologie sussiste una tale associazione ma, paradossalmente, una di queste eccezioni rafforza ancora di più la teoria sopracitata: nell’Antico Egitto, infatti, le coltivazioni non dipendevano tanto dalla pioggia, quanto dalle inondazioni cicliche del Nilo. E, proprio nel mito egiziano della creazione, possiamo vedere come non vi sia nessuna relazione tra il dio della Terra e la dea del Cielo. L’ordine si crea a partire dal Caos primigenio e, successivamente, i due vengono separati e la vita si genera nello spazio creato tra di loro. Non solo i due ruoli, maschile e femminile, sono invertiti, ma le divinità non hanno alcuna connessione o interazione tra loro e non vengono associati mai al ruolo di Padre o Madre. Sono molto più simili a degli spettatori passivi.

Tutti questi miti, poi, possono essere interpretati usando varie chiavi di lettura. Il fatto che il padre fosse il Cielo, mentre la madre la Terra, può anche significare come il primo fosse visto come più distante, distaccato, mentre la seconda più vicina e premurosa. O forse è proprio la visione della mitologia ad aver dato forma ad una simile elaborazione nelle culture che l’hanno abbracciata?

Purtroppo, approfondire un simile discorso richiederebbe troppa ricerca e decisamente troppo tempo, per cui io vi saluterei qui, augurandovi una buona domenica in compagnia del vostro Padre Celeste e della vostra Grande Madre. Alla fine della fiera, credenti o non credenti, evoluti o arcaici, abitiamo tutti sopra la stessa terra e sotto lo stesso cielo. Cosa c’è di tanto diverso, rispetto a quelle culture da cui discendiamo?

Volemose bene.

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