Danilo Ramirez esprime un parere da semplice appassionato

Non sono un musicista, non so leggere uno spartito né suonare uno strumento, tuttavia ho un buon orecchio, a detta di qualcuno esperto del campo addirittura molto buono, per cui mi voglio lanciare ugualmente in una analisi musicale che ho in testa da molto tempo.

Magari scriverò cose banali, magari farò sorridere gli addetti ai lavori ma se non lo faccio qui……..

La mia analisi riguarda il motivo per cui alcune canzoni sono più gradite di altre, diventano più popolari indipendentemente da come sono state lanciate, in definitiva perché, secondo me, alcune canzoni sono inesorabilmente più belle di altre.

Parlo di musica leggera, musica popolare.

Prendo in esame 4 canzoni molto conosciute e delle quali penso nessuno metta in discussione il valore artistico.

Nel blu dipinto di blu (1958, Modugno, Migliacci), Almeno tu nell’universo ( scritta da Lauzi e Fabrizio, cantata da Mia Martini al festival di Sanremo del 1989), Con te partirò (autori Sartori-Quarantotto, presentata da Andrea Bocelli al Festival di Sanremo del 1995), ), La donna cannone (scritta e cantata da Francesco De Gregori, prima uscita 1983).

Io vedo in questi brani alcune caratteristiche comuni che a mio parere li hanno resi cosi gradevoli e popolari, alcuni non solo in Italia ma anche nel mondo.

Innanzitutto la struttura della canzone non è classica, laddove per classico intendiamo la strofa, magari ripetuta due volte e poi il ritornello, un po’ come sono presentate quasi tutte le canzoni di musica leggera.

Questi brani non hanno una strofa iniziale “normale”, piuttosto potremmo definire il loro avvio come una serie di frasi musicali che portano l’ascoltatore al tema centrale del brano. Le frasi iniziali sono su una linea melodica piuttosto complessa, sfido a canticchiare la parte iniziale della canzone di Mia Martini, o di Bocelli o di De Gregori, non è facile, non è orecchiabile. Mentre quella di Modugno ci porta già più agevolmente al tema centrale ma rimane tuttavia un brano geniale perché con almeno 30 anni di anticipo Modugno ebbe il coraggio di rompere schemi che all’epoca erano molto rigidi ed infatti gli autori dell’epoca lo criticarono dicendo che “Volare” non era una canzone.

Un’altra caratteristica comune è che le canzoni contengono più linee melodiche , cioè non solo le due tradizionali strofa e ritornello ma qualcuna in più, quasi come a dimostrare una sovrabbondanza di ispirazione da parte degli autori e la voglia di mettere tutte le loro idee in una canzone sola invece di tenerle magari per altri brani. Ricordo che anche Lucio Battisti si è espresso a volte in questo modo e del resto sto parlando di un altro grandissimo autore.

La caratteristica più importante però è che le frasi iniziali complesse sfociano in una melodia centrale molto orecchiabile, di impatto sull’ascoltatore, facilmente ricordabile e immediatamente cantabile. Non voglio entrare nel merito della distribuzione delle note, dove vedo anche delle somiglianze, però è evidente che le canzoni sopra citate hanno un qualcosa in più che le ha fatte diventare popolarissime e che io identifico in questo contrasto forte tra la complessità iniziale e la semplicità centrale.

Mi piace dire che sono creazioni artistiche, uscite dall’estro di chi le ha scritte. Autori decisamente diversi e che sicuramente non si sono influenzati l’uno con l’altro, brani diversi per estrazione storica, per interpretazione, anche per la vita musicale che hanno avuto, ma accomunati da una qualità superiore alla media e per questo rimasti nella storia della musica leggera italiana.

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