Il Giappone è un luogo difficile da immaginare, per noi, cresciuti e abituati a un altro tipo di cultura, totalmente differente. Esso è un territorio ricco di contraddizioni, in cui la tecnologia e l’innovazione camminano passo a passo con la tradizione e la mitologia. E infatti, pur nel loro continuo avanzamento tecnologico, i giapponesi moderni sentono e praticano con grande trasporto molte usanze che a noi potrebbero sembrare obsolete, quasi un retaggio del passato.

Una di queste tradizioni è propria del periodo attuale, ovvero l’inizio della primavera, e si chiama Hanami (letteralmente, in giapponese, guardare i fiori). A noi potrà sembrare abbastanza scontato ammirare la bellezza della fioritura (salvo magari per coloro che soffrono di allergia. Mannaggia) ma per gli abitanti del Giappone è qualcosa di molto più profondo: essa provoca vere e proprie migrazioni di massa; milioni di persone che decidono di spostarsi dalle loro abitazioni per raggiungere alcune delle località di fioritura più famose. Ivi, assieme a migliaia di sconosciuti, oltre che alla loro famiglia e agli amici, si accomodano su di un ampio telo, per terra, e consumano un pic nic in compagnia, crogiolandosi all’ombra degli alberi e contemplando i petali di ciliegio.

Esatto, ciliegio: perché l’Hanami, pur essendo, in tempi lontanissimi, dedicata anche ad altri fiori, come quelli del pruno, si è presto solidificata attorno al sacro albero di ciliegio, o Sakura. E, in questa sua forma, è stata tramandata per più di mille anni.

Ma perchè proprio il ciliegio? Beh, le motivazioni possono essere molteplici, ma si sa che era adorato, già in tempi antichi, dai contadini, i quali rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione dell’isola.

Esso personificava la bellezza delle nuvole, fiorendo sempre in massa, ed era un simbolo della primavera, della rinascita e della fine del duro inverno. Ma, nella sua delicatezza, nella sua fugacità e nella natura effimera della sua esistenza, rappresentava anche la fragilità della vita stessa, essendo quindi una metafora sia di vita che di morte, e dell’indissolubile legame tra le due. E ciò deve aver colpito la sensibilità specifica degli abitanti del Paese del Sol Levante, sposandosi perfettamente con le loro credenze religiose; in particolare quelle Shintoiste e Buddhiste e il loro fortissimo legame e trasporto nei confronti della bellezza della natura e della sensazione nostalgica legata al suo incessante mutamento.

Oggigiorno esistono circa 60 località particolarmente famose per la loro fioritura e, considerando l’estensione del Giappone e la varietà del suo clima, questa festa può essere osservata, a seconda dei luoghi, fin dai primi giorni di aprile, per arrivare a metà maggio nelle zone settentrionali dell’Hokkaido. Tre alberi in particolare sono considerati ben superiori agli altri, tanto da esser stati proclamati tesoro nazionale e risultare tuttora adorati come alberi sacri: noti come i Dai Sakura (Letteralmente “Grandi Ciliegi”), essi hanno un’età compresa tra i 1000 (il più giovane) fino ai 2000 anni.

Esistono, naturalmente, molti altri alberi e molte varietà di ciliegio, oltre a quelli più famosi, ma il più diffuso, e maggiormente associato con l’Hanami, è una specie comunemente nota come Ciliegio Yoshino. La cui peculiarità è il trattarsi di un clone, propagato da un singolo albero tramite innesto in tutto il giappone. E anche al di fuori di esso.

La festa dell’Hanami, come già ribadito, è un’usanza fortemente sentita tra i giapponesi, ed è un momento in cui, anche per coloro che vivono nelle grandi e frenetiche metropoli, è possibile staccare e riconnettersi con la natura, prendendosi un po’ di tempo per riflettere, per ammirare la bellezza e la serenità e per ritornare alle origini. Si tratta di un rito sacro, che però viene celebrato e apprezzato da tutti e che unisce il popolo nella sua ammirazione per la bellezza, abbracciandolo in una calorosa stretta di sollievo e conforto.

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