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C’era una volta il Maestro – di Giuseppe Rasolo.

Commento alla domenica calcistica


Le luci della ribalta a volte sono effimere, a volte sono fastidiose e a volte possono confondere, ma mai come nel mondo del pallone passare dalla polvere all’altare e viceversa è questione di un attimo. E così da salvatore della patria ti trasformi in scarto da riciclare al più presto. Il tifoso è una belva sempre assetata di emozioni, purchè positive e il mantra: “vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta” contagia sempre tutti. Non importa come giochi conta solo il risultato. E così si bruciano sull’altare delle vittorie, sempre e comunque, carriere, fortune, fama e successo.

Ma se un tempo almeno si contavano almeno tre o quattro incontri per definire un percorso, adesso è sufficiente una sola partita per emettere giudizi e così una squadra, quella di Venaria, passa dalla tabella scudetto alla tregenda nera per un derby pareggiato (e che diamine riuscirà al toro una volta ogni tanto portare a casa un punto), mentre alla prima squadra di Milano viene imputato il recupero scudetto, dopo Firenze, e subito dopo al disastro senza Champions per il passo falso interno con la Doria di Ranieri. Manca sinceramente in questa civiltà dell’effimero l’attesa di una stagione, in cui i processi sommari avvenivano alla scadenza naturale.

C’è poi un altro aspetto, una squadra e una società che vince nove titoli di fila per una stagione può non toccare biglia ?? Può un allenatore senza esperienza trovare il giusto metodo alla prima occasione o può anche toppare ?? Domande ovviamente senza risposta perché il moloch del tifo vuole le sue vittime sacrificali. Cambiare per trovare sempre nuovi stimoli ed emozioni contro la più elementare programmazione.

Ma cambiare per il gusto di farlo e di accontentare i leoni da tastiera del tifo va sempre a buon fine ?

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