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La Morale Amorale – Francesco Ramirez “stronca” l’ultimo film di animazione Disney

La scorsa settimana mi è capitato di vedere l’ultimo cartone della Disney: Raya and the Last Dragon (o, in italiano, Raya e l’ultimo drago). Ormai vederli è una tradizione che mi riporta all’infanzia, periodo in cui divoravo ogni nuovo cartone prodotto dalla multinazionale statunitense e pensavo che fossero tutti semplicemente perfetti. E ora, pur non essendo più convinto della loro superiorità assoluta, esistono infatti film d’animazione ben superiori a quelli Disney, checchè ne dicano gli Oscar, continuo a trovarli generalmente abbastanza piacevoli e, ogni tanto, qualcuno raggiunge un livello paragonabile a quelli che ero solito guardare quando ero più piccino.

Tutta questa introduzione mi serviva a fornire una piccola precisazione: ovvero che, comunque, riconosco il valore di queste pellicole e nutro una forte stima per alcuni degli ultimi lavori realizzati dalla Disney, e non solo per i vecchi classici. Né appartengo a quella tipologia di persone che sminuisce il valore dei film di animazione, considerandoli inferiori. Anzi!

Quando mi sono approcciato a Raya, quindi, l’ho fatto con la convinzione che lo avrei amato, soprattutto tenendo conto dell’ambientazione. Ma, purtroppo, così non è stato.

Intendiamoci: il film non è un assoluto disastro: l’animazione è probabilmente la migliore che abbiano mai realizzato e alcuni personaggi sono estremamente interessanti. Il mondo, poi, ha potenzialità immense! Immense ma, purtroppo, esplorate molto poco, poiché, in alcuni punti, il cartone sembra voler spingere sull’acceleratore; come se non avesse il tempo di costruire nulla, per la fretta di arrivare alla fine. E, così facendo, ha lasciato molti buchi che, mi dispiace dirlo, non mi hanno fatto apprezzare appieno né l’universo, né gli eroi della storia.

Ma, nonostante ciò, sarebbe comunque risultato perfettamente godibile se l’unico problema fosse stato questo. Non avrebbe potuto competere con alcuni dei migliori classici, ma comunque sarebbe stato sufficiente a far divertire i bambini e intrattenere chi non fosse alla ricerca di una storia fenomenale e profonda.

Malauguratamente, però, essendo un film della Disney, esso è destinato ad avere una morale finale; la quale, implicitamente o esplicitamente, dovrebbe insegnare qualcosa ai bambini che lo guardano e, magari, ispirare gli adulti in modo positivo. E, nel caso di Raya and the Last Dragon, la morale c’è, eccome se c’è. Non cercano neppure minimamente di andare per il sottile: la proclamano senza girarci troppo attorno. E, per la prima volta, nel sentirla, mi è capitato di pensare: diamine, questa volta la Disney ha proprio toppato.

Senza perdere tempo in ulteriori indugi, la morale che il film vuole fornire è la seguente: non giudicare gli altri prima di averli conosciuti. Concedi loro il beneficio del dubbio e sii sempre aperto e disponibile verso gli estranei, anche se appartengono a culture diverse.

Tutto sommato, un messaggio positivo. Perché, dunque, affermo che sia sbagliato? Beh, il problema non è tanto il messaggio che vorrebbero presentare, ma il modo in cui questo viene effettivamente rappresentato.

Durante la storia, infatti, noi abbiamo una protagonista: Raya, appunto. La caratteristica più importante di questa protagonista è che, al tempo del racconto, lei non riesce a fidarsi di nessuno. E questo è dovuto, principalmente, all’opera dell’antagonista: Raya, infatti, quando era bambina, aveva provato ad aprire il suo cuore a questa ragazzina, Namaari, appartenente ad un clan rivale, e a trattarla senza preconcetti, come un’amica. E come è stata ripagata? La ragazzina la tradisce dopo neanche un paio d’ore, rubando la pietra magica del regno in cui abitava Raya, provocando l’attacco di mostri che distruggeranno il regno della nostra protagonista e causeranno perfino la “morte” di suo padre. Insomma, viva la fiducia!

Anni dopo, Raya è giustamente restia a fidarsi degli altri. Chi non lo sarebbe? Ma, l’aver distrutto tutto ciò che amava e averle lasciato una cicatrice psicologica da cui difficilmente potrà guarire, non basterà a Namaari.

Infatti, anche se la nostra protagonista non dava fastidio assolutamente a nessuno, la “simpatica” antagonista le darà la caccia al fine di imprigionarla. Per quale motivo, mi state chiedendo? Assolutamente nessuno: Raya non è più la custode della “grande gemma sacra” e viaggerà ben lontana dal regno in cui vive Namaari. Quindi, da quello che il cartone ci fa intendere, questa psicopatica ha guidato un gruppetto di guerrieri in un posto desolato per trovare una poveretta che ormai aveva perso tutto; e lo ha fatto solamente per poterla schiacciare completamente.

Nonostante ciò, nonostante non vi sia alcun motivo per cui Raya possa anche solo pensare di voler avere a che fare con Namaari e nonostante questa sia letteralmente la fonte del suo trauma, che le impedisce di fidarsi di chiunque, con l’avvicinarsi del finale, la trama richiedeva un confronto tra le due ragazze. E, quindi, stupidamente, Sisu, il fantomatico Ultimo Drago, la convincerà a cercare di ragionare con Namaari. E Raya, senza alcun motivo concreto, viste tutte le vicende passate, accetterà.

E, a quel punto, indovinate che cosa farà Namaari? Se la vostra risposta è stata “tradirà nuovamente la sua fiducia”, allora complimenti! Avete indovinato!

Dopo aver nuovamente imbrogliato Raya e aver definitivamente scatenato la fine del mondo, Namaari fuggirà, per essere poi raggiunta dalla protagonista; le due si affronteranno, quindi, in un classico duello finale, modello Guerre Stellari. Ed è qui che il film ha completamente perso ogni capacità di ragionamento, per me: perché, una volta sconfitta da Raya, sarebbe stato sufficiente che Namaari avesse ammesso i suoi errori, avesse detto che era tutta colpa sua e avesse chiesto scusa alla povera ragazzina per tutti i torti e soprusi che aveva compiuto contro di lei. Il perdono di Raya sarebbe stato un po’ forzato, dal mio punto di vista, ma comunque avrei potuto accettarlo: non mi aspetto che la Disney raggiunga un livello di profondità paragonabile a quello dei film di Miyazaki o di altri classici orientali. Mi sarei accontentato dei loro buoni sentimenti.

E invece, in una mossa che davvero non riesco in alcun modo a comprendere, Namaari ha avuto l’impudenza di addossare la colpa a Raya stessa. Perché, a suo dire, questa non si era mai fidata di Namaari e non aveva mai visto nulla di buono in lei.

E ci credo! Ho pensato io. Anche perché quella frase non era corretta: Raya si era fidata di lei, all’inizio. Però il tradimento l’aveva ferita profondamente, tanto da impedirle di fidarsi di chiunque altro, in seguito.

Ma il problema vero è che il cartone tratta le parole di Namaari come se fossero la verità. Raya quindi “capisce” che il problema non era la vipera spaccona e teppista, ma lei. Eh sì, è colpa sua se non si era fidata incondizionatamente di una persona che non le aveva mai dato motivo di nutrire fiducia nei suoi confronti. Soprattutto quando la suddetta persona le stava puntando una balestra contro (e contro Sifu, il che era ancora peggio, se possibile). Stava a lei fidarsi, non a Namaari esser degna di stima.

E, quindi, da quel momento in poi, Raya smetterà di avere dubbi su Namaari e nutrirà completa e assoluta fiducia nei suoi confronti. Sempre. Incondizionatamente.

E questa è, dal mio punto di vista, una risoluzione terribile: gli scrittori avrebbero voluto mandare un messaggio positivo, di comprensione, ma non si sono resi conto di aver essenzialmente dato la colpa di ogni male ai poveri e agli oppressi. Che cosa dovrebbe imparare un bambino, vedendo Raya? Immaginiamo che questo bambino sia preda dei bulli e che, non riuscendo a inserirsi a scuola, già incolpi se stesso per la sua difficoltà ad aprirsi agli altri. Questi sono problemi che affliggono molti ragazzi.

Ebbene, guardando questo cartone, egli capirà che, effettivamente, è proprio colpa sua se gli succedono cose brutte. La causa è il suo pensare male degli altri e dovrebbe invece fidarsi in automatico di chiunque, anche di coloro che lo trattano come una pezza da piedi. La fonte di tutti i suoi traumi è innocente ed è lui ad essere nel torto più assoluto.

Mi sento di dirlo, con grande dispiacere, ma questo è il primo cartone della Disney, da quando sono nato, a cui non darei una sufficienza e che consiglierei di non guardare. Soprattutto ai bambini. Quantomeno quelli riflessivi.

Le buone intenzioni sono una cosa, ma travisare in modo così terribile una morale abbastanza elementare denota, dal mio punto di vista, una visione molto poco lungimirante.

Visivamente, Raya and the Last Dragon sarà anche stupendo; ma dal punto di vista etico la sua pochezza mi deprime.

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