Questa volta niente filosofia, cinema, arte. La cultura sarà quella mia specifica, alla quale ho dedicato tutta la vita come atleta, come allenatore, come studioso.
Tratterò un tema che mi sta molto a cuore.
Diversi anni fa giunse, credo dalla Francia, una metodica di allenamento della forza che prevedeva la trasformazione da statica a dinamica nella stessa seduta.
Mi spiego meglio.
Chiunque abbia attuato sulla sua muscolatura una preparazione invernale sa e ricorda diversi mesi durante i quali si passava dal sollevamento di carichi elevati con movimenti lenti al sollevamento di carichi magari sempre elevati ma più dinamici per poi abbandonare progessivamente i carichi e “trasformare” la forza acquisita mediante esercitazioni di balzi, rimbalzi, corsa che dovevano portare l’atleta ad una maggiore forza esplosiva.
Sintesi estrema di un lavoro che sul sottoscritto ha funzionato.
Tutto questo avveniva, ai miei tempi anni 70, in circa sei mesi.
Se saltai in lungo 6,93 da allievo, 7,45 da junior, 7,58 a 22 anni, è anche merito di quel lavoro.
Quando, appunto circa venti anni fa, mi imbattei in questa nuova metodica restai inorridito.


Si proponeva un lavoro che durante lo stesso allenamento faceva eseguire all’atleta il sollevamento dei pesi e subito dopo balzi, saltelli e scatti. Secondo gli ideatori in questo modo la forza ottenuta dai pesi si trasformava immediatamente da statica in esplosiva.
Inutile dire che questo metodo spopolò soprattutto negli sport di squadra.
Era un guadagno di tempo enorme. Sempre in carenza di ore per la preparazione atletica, improvvisamente gli allenatori avevano la possibilità di concentrare in pochissime sedute un lavoro che prima richiedeva settimane se non mesi.
Io cercai di avvertire che questo sistema non poteva funzionare, che era un killer per la struttura muscolo tendinea e che lungi dall’ottenere il risultato promesso sarebbe stato fonte di infortuni.
Ed infatti gli infortuni dei calciatori aumentarono tantissimo e parlo di infortuni non da contatto, oltre il 50%, da soli, un allungo, uno scatto. Ma nessuno collegava questo aumento ad un lavoro che per me era un suicidio atletico.
Perché la trasformazione della forza non può avvenire nello stesso momento del lavoro con carichi?
La forza, per svilupparsi, necessita di uno stimolo (allenamento) e un tempo di recupero sufficientemente adeguato (24-72h a seconda del tipo di allenamento).
Se chiediamo ad un muscolo di aumentare la sua forza dobbiamo lasciare che le fibre la metabolizzino, è un procedimento fisiologico che avviene appunto durante un lasso di tempo.
Se noi, mia ipotesi, facciamo alcune serie di semi squat e poi andiamo a fare degli scatti siamo gli assassini delle nostre gambe.
Ricordo che quando spiegai queste cose venni preso in giro “vuoi contestare un metodo usato in tutto il mondo?”
A me più che un metodo sembrava una moda che faceva sviluppare poca forza e poca esplosività col rischio dell’infortunio. Noi nell’atletica non l’abbiamo mai fatto, gli sport di squadra lo hanno fatto con molta superficialità.
Pensare di trasformare la forza in potenza nella stessa seduta è assolutamente utopistico e aggiungo proposto con molta leggerezza.

Considerazioni scaturite dalla lettura di questo articolo
https://www.ilcoach.net/atletica-leggera/sprint-velocita/

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