ATTUALITA' BELLEZZA CULTURA CURIOSITA'

Considerazioni filosofiche di matrice cinematografica – di Danilo Ramirez.

In quasi tutti i film di Woody Allen la narrazione si sviluppa intorno a un tema della vita umana.
Un tema profondo.
Ad esempio il bellissimo  La rosa purpurea del Cairo si basa sul quesito: è davvero migliore la vita idealizzata che ci presenta il cinema o il romanzo o la televisione?
Così Midnight in Paris ci pone di fronte a un dilemma che molti di noi hanno sicuramente affrontato.
Abbiamo tutti una epoca della storia nella quale pensiamo che la vita sia stata più bella di quella attuale.
Per Owen Wilson, il protagonista del film, sono sicuramente gli anni venti del 900 a Parigi, nei quali viene catapultato per una di quelle invenzioni fantastiche che possono accadere solo nel cinema. Wilson, scrittore che vuole completare il suo romanzo, ogni sera vive uno iato temporale nel quale incontra Hemingway, Picasso, Modigliani, Cole Porter, Dalì, Bunuel, Matisse, Man Ray, Francis Scott Fitzgerald e molti altri personaggi rimasti nella storia dell’arte, accomunati dal fatto che avevano eletto la Parigi degli anni venti come luogo dei loro incontri.

Chi di noi non ha mai pensato di essere nato nell’epoca sbagliata eleggendo un momento della storia come quello nel quale avrebbe voluto vivere?
Oppure più semplicemente ricordando uno dei momenti della sua vita, guarda caso spesso la giovinezza, come periodo idealizzato rispetto alle tristezze di quello attuale?
Facile cadere in questo tranello che poi potrebbe anche non essere un tranello.
Difficile ad esempio per la mia generazione non ricordare l’entusiasmo e la purezza degli anni sessanta del secolo scorso.
Quando tutta la vita era in divenire, il nostro paese era un fiorire di iniziative economiche e culturali.
Quando l’obiettivo di una famiglia erano la televisione (in bianco e nero con due canali, ma che conquista), l’utilitaria (mio padre fervente anti juventino non volle mai una Fiat e così ricordo la fantastica Ford Escort comprata nel 1969) e una casa di proprietà alla quale si dedicava il lavoro di una intera esistenza.
La morale del film è interessante.

Durante le sue escursioni negli anni venti Wilson conosce una ragazza della quale si innamora, per questa ragazza l’eta dell’oro si colloca prima alla fine del 1800, la belle epoque, ed ecco che con un altro salto fantastico i due si trovano insieme nella belle epoque dove parlando con Henri Toulouse Lautrec il nostro giovane scrittore capisce che l’idealizzazione di un passato più bello è una disposizione nella quale l’animo umano si rifugia spesso per anestetizzare i problemi del presente.
Concludo con un’altra citazione filmica.


Ne Il sorpasso (qui solo capolavori) è famosa la frase che Bruno Cortona (Vittorio Gassman) dice all’amico Jean Louis Trintignant: “Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è: è quella che uno ha.”
Ha ragione Gassman o ha ragione Wilson con le sue nostalgie?
Si apre il dibattito.


Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: