Francesco Ramirez racconta un particolare comportamento nel mondo animale

Una delle frasi che ho sentito più spesso durante la mia vita è che “l’uomo è l’unico animale con la capacità e la volontà di creare arte”. Cioè, a voler essere totalmente sinceri non è proprio una delle frasi più comuni che abbia mai sentito, neppure lontanamente. Ma, quando si parla della differenza tra uomini e bestie, diciamo che è una di quelle che salta fuori più spesso.

Ecco, dopo questa doverosa precisazione, che ha completamente spezzato il flusso di questo discorso, vorrei raccontarvi una storia. Una storia breve, non preoccupatevi.

Quasi trent’anni fa, nel 1995, un sommozzatore scoprì, sul fondale marino delle isole di Ryukyu, nell’arcipelago giapponese, delle strane formazioni nella sabbia del fondale: si trattava di cerchi geometrici con decorazioni eleganti, che potremmo definire artistiche, di circa due metri di diametro. Le strutture furono subito equiparate ai celeberrimi cerchi nel grano e il mistero che li circondava si fece sempre più fitto: esse comparivano senza alcun preavviso, fra i 10 e i 30 metri di profondità, e, altrettanto repentinamente, sparivano nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. Queste costruzioni, altamente ordinate e complesse, lasciarono perplessi gli scienziati e catturarono l’attenzione degli amanti del mistero.

Di cosa poteva mai trattarsi? Uno scherzo molto elaborato e poco divertente? Un segnale degli alieni, che cercavano di comunicare con noi nel modo più ovvio possibile? O che fosse il solito gnomo armato di ascia?

La soluzione arrivò solo nel 2013, quando un fotografo subacqueo osservò il vero colpevole: un piccolo pesce palla, il cui nome scientifico è Torquigener Albomaculosus. Il maschio di questa specie, infatti, che misura in media appena dieci centimetri, passa una settimana circa a smuovere il fondale, disponendolo in modo ordinato e, addirittura, adornando la sua opera con pezzi di conchiglie nei punti più importanti. Il povero pesciolino non può fermarsi a riposare neppure un secondo, poiché deve lottare contro il tempo e la corrente del mare, la quale potrebbe distruggere la sua opera se lui impiegasse troppo tempo a crearla.

E tutto questo a quale scopo? Il massimo traguardo di tutti gli esseri viventi: la riproduzione. Usando un sistema di valutazione non ancora del tutto noto, un po’ come i critici umani, le femmine della specie giudicheranno il cerchio di sabbia e, se ritenuto adeguato, decideranno poi di accoppiarsi con il pesce-artista e usare la sua opera come nido, deponendo le uova al suo interno. Dopodiché, in una mossa molto moderna per gli standard animali, la femmina se ne andrà via e sarà il maschio a proteggere le uova, dimostrando ancora una volta la sua sensibilità, degna di uno scultore.

In questo periodo di salvaguardia, il piccolo pesce palla non si curerà più del cerchio geometrico ed esso si deteriorerà pian piano, fino a sparire del tutto. E, una volta impiegato e abbandonato, il maschio non lo riutilizzerà mai più per tentare di attirare una seconda femmina, ma troverà un nuovo sito ove erigere una seconda opera, completamente da capo.

Perché, in fondo, quale artista sceglierebbe di esporre una vecchia opera, quando potrebbe avere l’occasione di creare un nuovo capolavoro?

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