#STORIEDIUOMINICINQUE

Nuota, nuota, nuota.

Pedala, pedala, pedala.

Corri, corri, corri.

Fallo anche per me Papà.

Guardami negli occhi mentre corri, guardami.

Sono lì davanti a Te nella carrozzina.

Ma sto correndo, faticando, con Te.

A Boston nella Maratona, nei 7 IronMan disputati, nelle 92 mezze maratone, nei 240 Triathlon, nei 22 duathlon, nei 1108 eventi a cui il mio Papà ha partecipato.

Ed ha corso.

Per Me, con Me.

Mentre fatica il mio Papà, lo guardo negli occhi, lui suda, sembra non farcela, ma poi ce la fa.

Sempre.

Mi chiamo Rick.

Quando sono nato, il cordone ombelicale mi ha quasi strangolato.

Per un interminabile attimo, l’ossigeno non è arrivato lassù.

Una paralisi cerebrale.

Una diagnosi spietata.

Un vegetale.

Così dicevano i medici.

Nessuna speranza.

Invece no.

A volte la forza di volontà, la voglia di lottare è più forte.

E a volte, vince.

Ha iniziato la mia Mamma.

Un suono.

Una parola.

Un segno.

Ho incominciato a capire, a interagire.

A 11 anni è arrivato uno dei primi computer, tutto per me.

Un’Università americana lo ha sviluppato.

Ora, se muovo la testa, riesco a comunicare, è come se parlassi.

E il mio Papà è lì vicino a me.

E’ un po’ sedentario il mio Papà, non ama tanto fare sport.

E’ un ufficiale della Guardia Nazionale degli Stati Uniti d’America.

Un ruolo importante.

Ma adesso vuole essere importante per me.

Per il suo Rick.

Una corsa, 5 miglia, con me.

Non ha mai corso, ma vuole provarci.

Sbuffa, fatica, il mio Papà, spingendo la mia carrozzina.

Lo guardo e quasi mi fa ridere.

Non aveva mai tribolato così tanto.

Ora si allena.

Tutti i giorni mattina e sera.

Il sabato, la domenica.

Lo guardo in giardino con i sacchi di sabbia sulle spalle.

Va in bici, per ore, con me.

Nuota, mi trascina su un canotto.

Sembra un altro.

Lo so, in fondo è colpa mia, dopo la prima corsa gli ho detto che “Papà quando corriamo insieme non mi sento più un disabile”.

Già, un disabile.

Gli IronMan sono lunghissimi, solo i grandi atleti lo possono terminare, ma lui vuole provarci, tante ore con lui, sembra cedere , più volte, ma lo guardo.

Io non mi posso muovere.

Ma i miei occhi sì.

E tutte le volte che lo guardo, lui si riprende.

Ritrova nuova forza, nuova vita

Anche per me.

Oggi è mancato alla vita terrena Dick Hoyt.

La sua statua con Rick è là alla Maratona di Boston.

Per sempre.

Ora, Dick, corri anche per noi, per tutti i Papà, per tutte le Mamme e per tutti i Figli del mondo.

Corri, corri, Dick, per sempre.

E non fermarti.

Mai.

In memoria di Dick Hoyt 17 marzo 2021

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