Una delle più grandi illusioni del mondo moderno è la divisione tra materie umanistiche e scientifiche. È una divisione arbitraria e certamente utile, almeno da un punto di vista rudimentale. Ma, una volta che la curiosità prende il sopravvento e la meccanica ripartizione scolastica viene messa momentaneamente da parte, è facile rendersi conto che un approccio rigidamente separato non faccia altro che rendere più sterile il nostro pensiero.

Sarebbe facile affermare che la storia del racconto, della sua evoluzione e della sua importanza per l’essere umano, non abbia nulla a che fare con la disciplina scientifica. Il racconto è diverso dai libri più “seri”, dedicati all’apprendimento. In esso vi è una struttura e, ovviamente, l’autore ha valutato bene ogni passo dei propri personaggi. Ma il suo unico scopo è indurre un certo livello di escapismo nel proprio lettore, non tramite la dura nozione scientifica, ma attraverso la stimolazione emotiva. Non vi potrebbe essere nulla di più distante!

Eppure. Eppure…eppure!

Vi siete mai chiesti il motivo che rende alcune storie più memorabili di altre? Il meccanismo che si cela dietro al successo di certi racconti, che sono arrivati fino a noi dall’antichità, e la ragione per cui essi riescano ad esercitare una presa perfino sul nostro intelletto, ben più sofisticato di quello dei nostri antenati?

Non molto sorprendentemente, tutto ha origine nel cervello: in un processo molto simile a quello di chi si innamora, durante la lettura, o la visione, di una bella (relativamente parlando, visto che ognuno ha i suoi gusti) storia, all’interno del nostro encefalo si libera una esorbitante quantità di composti chimici. Tra loro, tre sono particolarmente interessanti.

Il primo è la Dopamina. Essa ha svariate funzioni fondamentali e, tra queste, vi sono una maggiore capacità di focalizzazione, aumento della motivazione e miglioramento delle capacità mnemoniche. Sembrano tutte proprietà particolarmente attraenti per chiunque, direi. E come è possibile rilasciarla? Che cosa stimola la sua maggiore produzione nel nostro cervello, quando leggiamo una storia? Paradossalmente, potrei stimolarla proprio non dicendovelo…

La suspense, lo stato di tensione e trepidazione, è uno dei fattori principali che portano alla produzione copiosa di Dopamina. E il finale sospeso è uno dei trucchi più usati e conosciuti per indurre il lettore in uno stato di ansiosa attesa.

Questa sensazione è facile da spiegare e da comprendere: quante volte, ripensando alla vostra giornata, vi è capitato di non ricordarvi quello che avevate mangiato per colazione. Eppure, a distanza di anni, avete ancora in mente l’immagine nitida di sequenze memorabili di film che non avete mai più rivisto. Questo perché la produzione di Dopamina in quel particolare momento era così intensa da rendere quella scena praticamente indelebile.

Il secondo composto chimico è l’Ossitocina. Questo è, probabilmente, il più profondamente umano tra tutti gli ormoni. Che cosa intendo? È presto detto.

L’Ossitocina è l’ormone responsabile dell’affetto e crea le sensazioni che maggiormente associamo con l’esperienza positiva dell’essere umani: la generosità, la fiducia, la solidarietà, il desiderio di stringere legami. L’Ossitocina è, a tutti gli effetti, il più adorabile tra i composti chimici organici!

E come è possibile produrne di più? Anche questa risposta è facile: tramite l’empatia. Una delle sfide più grandi per uno scrittore è cercare di creare personaggi capaci di smuovere il cuore dei lettori, in modo che questi possano agilmente mettersi nei suoi panni e far proprie le sue emozioni.

Non a caso, esistono numerosi studi che hanno dimostrato come le persone che leggono racconti possiedano mediamente una empatia nettamente superiore rispetto a chi invece non legge mai. Nei loro cervelli la produzione di Ossitocina è facilitata, poiché si sono educati ad avere la capacità di porsi più facilmente nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona. E la loro vita trae sicuramente un enorme beneficio da ciò.

Il terzo, e ultimo, composto è l’Endorfina. Vi dirò subito come essa viene prodotta; e si tratta, a mio avviso, del metodo più bello: basta ridere. Essa è il prodotto chimico più associato con il benessere psicologico e garantisce un senso di serenità generale che può apportare aumento dell’ottimismo e miglioramento dell’autostima, tra le altre cose.

Questi tre ormoni, insieme, formano un cocktail capace di migliorare la vita delle persone, di renderle più adattabili, più fiduciose, aperte al prossimo, capaci a proteggerle dallo stress della società moderna. E tutti e tre sono molto più semplici da produrre di quanto si potrebbe essere indotti a pensare: come abbiamo infatti visto, una buona storia, con un miscuglio di questi elementi, che sono decisamente comuni all’interno di ogni lavoro letterario o cinematografico, è capace di stimolare tutti questi punti, producendo quegli stimoli atti alla creazione dei composti desiderati.

Naturalmente è più facile a dirsi che a farsi: la nostra vita moderna, piena di stress e di tensioni, porta molto più spesso alla produzione in eccesso di altri due ormoni: il Cortisolo e l’Adrenalina. Purtroppo, in coppia, questi due composti tendono a formare un cocktail i cui effetti sono agli antipodi rispetto a quello che abbiamo appena visto: irritabilità, intolleranza, mancanza di creatività e fantasia, eccessiva criticità e problemi di memoria sono alcuni tra gli effetti negativi portati da questi due ormoni.

La produzione di Cortisolo e Adrenalina, viste le condizioni di vita in cui la maggior parte delle persone si trova ogni giorno, è quasi automatica e porta ad un aumento continuo dello stress.

È difficile immaginare di voler vivere in mondo popolato da persone nelle quali la concentrazione di questi due ormoni è molto alta, non è vero? Ed è ancora più difficile farlo quando in noi stessi vi è una sovrabbondanza di Cortisolo e Adrenalina.

Come si può combattere, dunque, una simile piaga? Probabilmente vi sono svariati sistemi, ma lasciate che vi dica la mia opinione a riguardo: circa 100.000 anni or sono, e forse anche prima, i nostri antenati hanno iniziato a parlare e hanno utilizzato le storie e i racconti per trasferire la conoscenza accumulata nell’arco di una vita da una generazione all’altra. Questa tendenza è continuata per millenni, anche dopo l’arrivo della scrittura, tanto che la maggioranza dei testi più antichi che ci sono arrivati sono racconti epici e storie di miti e leggende.

Il mondo che conosciamo, come noi lo conosciamo, in questa conformazione post-internettiana, sussiste da appena pochi decenni.

Secondo voi, a quale sistema si adatterà meglio il nostro cervello?

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