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Quella volta che Casadei scrisse una canzone a Rovasenda – di Andrea Guasco.

E’ stato, per tutti, il ‘Re del Liscio’, Raoul Casadei. L’uomo che ha trasformato il folklore romagnolo in un genere riconosciuto e apprezzato in ogni angolo d’Italia. Che su quella sorta di ‘inno nazionale’, ‘Romagna Mia’ scritto dallo zio, Secondo Casadei, ha costruito una carriera leggendaria all’insegna dell’allegria, della solarità e della genuinità tipica della sua terra.

Come aveva raccontato la figlia Carolina stava benino, fino a che non hanno visto una bassa saturazione sul saturimetro. I medici hanno notato un po’ di polmonite e consigliato di ricoverarlo. Dopo una decina di giorni di lotta contro il virus, l’aggravarsi delle condizioni.

E’ il sipario a calare tristemente su una vita segnata dalla musica, dagli affetti familiari, con la sua grande ‘tribù’ riunita nel ‘Recinto Casadei’ di Villamarina di Cesenatico e dall’eredità dell’orchestra fondata dallo zio Secondo nel 1928.

“Gli artisti come Raoul non moriranno mai rimarrà sempre vivo nella sua musica e nelle sue canzoni che viaggiano nell’aria e continuano a esistere”, ha detto Mirko Casadei, il figlio di Raoul che dal padre ha ereditato la guida dell’orchestra, in un messaggio vocale inviato al Tgr Rai dell’Emilia-Romagna. “Oggi – ha detto – è un giorno triste per la Romagna, per tutta Italia, per la musica popolare”.

Secondo fu l’inventore del ‘lissio’ – come si usa dire da Bologna in giù – e autore di ‘Romagna Mia’, un brano-manifesto da oltre 4 milioni di copie vendute e non aveva esitato a mettere in mano una chitarra ad un Raoul adolescente facendolo partecipare agli spettacoli dell’Orchestra Casadei nelle balere e nei locali romagnoli. “Negli anni Sessanta – raccontava Casadei alla vigilia del suo 80esimo compleanno – facevo il maestro elementare. Poi ho raccolto l’eredità di mio zio e all’inizio degli anni Settanta ho avuto un successo incredibile. Da solo vendevo più dischi di tutti quelli che erano nella mia casa discografica”, la Produttori Associati, che vantava gente del calibro di Fabrizio De Andre’. Facevo 300/350 concerti l’anno. Incredibile”. Un successo giocato sulle note morbide e allegre del folk romagnolo e su una capacità innata di parlare, dal palco, con il pubblico. Conquistato da quell’intreccio di sonorità gioiose e buoni sentimenti, dal racconto, in musica, dei valori dell’amicizia e dell’amore. Nel 1984 l’avventura della ‘Nave del Sole’, una sorta di ‘balera’ galleggiante, con il ‘Re del Liscio’ e la sua orchestra – nelle cui fila per un decennio si sono esibiti anche Moreno Conficconi, ‘Moreno il Biondo’ , Fiorenzo Tassinari, ‘Il Migliore’ e Manuel Ferrara, ‘La voce’ , freschi di Festival di Sanremo con gli ‘Extraliscio’ ad allietare la gita in barca.

Amante della pesca e della caccia lasciò l’esclusiva della Regione Piemonte delle serate dell’orchestra a Cicci Fantini, de ‘La Peschiera’ di Valdengo, suo amico e compagno di caccia nella Baraggia Biellese.

Non era difficile negli anni ’80 incrociare alla Azienda Faunistico Venatoria di Masserano San Giacomo i calciatori della Juventus Cabrini, Bettega e Prandelli con Giampiero Boniperti e Raoul Casadei con Cicci Fantini.

Il figlio Giorgio Fantini ci ha gentilmente concesso di usare le foto che alleghiamo all’articolo e che ritraggono lui bambino con le due famiglie, Fantini e Casadei, proprio sulla ‘Nave del sole’.

‘Sono tanti i ricordi di Raoul – dice Giorgio Fantini – una grande amicizia con ‘la Peschiera’ , nata nel1974, mio anno di nascita. Per questo posso dire di conoscere da sempre la famiglia Casadei. Tanti i bei momenti insieme: i viaggi, la caccia,l a musica,’La nave del sole’, Gatteo a mare.
Sono solo alcuni ricordi di una bella amicizia, ma il più singolare è la scrittura della canzone ‘Tradizioni’, una delle sue canzoni più popolari del suo repertorio: perchè e’ stata scritta in una cena tra amici a Rovasenda. Per la precisione alla cascina ‘Mappetta’.

Lui, il cantore del sole, del mare e della Romagna scrisse i versi : ‘Canta il vecchio Po / Brilla una stella/
Val Padana sei nel mio cuor’ nella terra del Bajardo, ultimo Cavagliere senza macchia e senza paura.’

In mezzo a quel mare d’erba che è la savana di terra nostra, tra la nebbia e un bicchiere di vino rosso che non era il Sangiovese, amava stare Raoul. E nel testo della canzone che riproponiamo qui sotto in un video del 1993 lo si capisce bene.

Anche chi scrive questo articolo ha avuto il privilegio di starci insieme alcune volte e invecchiando sta capendo che Casadei stava bene ovunque, perchè stava bene con se stesso. Sempre.

Mica una cosa da poco.

Da oggi gli Angeli balleranno il liscio…

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