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Alphonse Allais – critiche letterarie di Danilo Ramirez

Alphonse Allais nasce a Honfleur nel 1854, il padre è farmacista.

All’epoca la carriera di famiglia era praticamente un obbligo ma Alphonse non la segue, sostiene brillantemente i primi quattro esami della Scuola di Farmacia a Parigi, al quinto non si presenta anche se la chimica resterà un suo pallino a fini di scherzo o di seria ricerca. Comincia a collaborare con piccole riviste ed entra a far parte del club degli Hydropathes (coloro che non sopportano l’acqua a beneficio di altri liquidi….da bere), il club più tardi si scinderà in Hirsutes e Fumistes.

Nel 1891 pubblica la sua prima raccolta A se tordre, ottiene poi una collaborazione fissa sul Journal e su Sourire, dove vengono pubblicati a scadenza settimanale tutti i suoi racconti che successivamente verranno riuniti in raccolte di grande successo (alcuni titoli Pas de bile, Deux e deux font cinque, On n’est pas des bouefs e Le parapluie de l’escouade il cui titolo viene così spiegato dall’autore: “Ho intitolato questa raccolta L’ombrello dello squadrone perché 1) non si fa menzione di ombrelli di alcun genere; 2) la vitale questione dello squadrone, considerato come unità di combattimento, non viene neppure sfiorata”).


Abbiamo a che fare con uno scrittore fuori dagli schemi, il suo umorismo esplosivo in racconti brevi conquista il pubblico e gli fa raggiungere notevoli guadagni ma non l’agiatezza economica perché Alphonse sperpera tutti i suoi soldi ed è sempre perseguitato dai creditori.
Il 21 ottobre 1905 compare su Sourire il suo ultimo racconto Erreur n’est pas compte, cinque giorni dopo muore, ad appena 51 anni, per una embolia. L’irregolarità della sua vita era testimoniata dal suo modo di produrre i racconti. Allais continuò ad abitare a Honfleur per una parte dell’anno e in quel periodo portava lui stesso i racconti settimanali al treno che partiva per Parigi alle sette di sera. Cominciava a scrivere alle 18,30 senza avere la minima idea del soggetto. Doveva inviare due racconti al giovedì, aspettava fino all’ultimo minuto, andava a sedersi al caffè della posta, scriveva sul tavolino i due racconti non li rileggeva mai e mandava il cameriere a imbucarli.
Nonostante questa assoluta improvvisazione i racconti sono dei piccoli gioielli, perfetti nella loro struttura, con uno sviluppo che spesso appare geniale nella sua originalità.


Ci sono alcuni procedimenti essenziali.
Uno è il gioco di parole, quello che aveva fatto dire a Umberto Eco che i racconti di Allais gli apparivano intraducibili dato che giocavano sulle assonanze di pronuncia di parole diverse della lingua francese.
L’altro è la parodia. I due procedimenti non si escludevano ed anzi spesso si mescolavano l’uno all’altro con risultati esilaranti.
Il tutto nell’assurdo più assoluto, un surrealismo avanti di almeno 30 anni con la comparsa del celebre movimento che riconobbe ad Allais grandi meriti al punto che Breton lo accostò a Zenone di Elea.
Resta difficile classificare il genere di questo scrittore che seppe toccare tutti i registri dell’umorismo riuscendo a dimostrare un totale dominio della lingua al punto da prendere in giro la narrativa contemporanea, la cronaca e persino la pittura, il teatro, la fotografia.
Da ricordare che a Honfleur si trova il museo Alphonse Allais che è considerato il più piccolo museo del mondo, 8 metri quadri. Tra le “rarità” esposte il teschio di Voltaire a 17 anni.

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