Oggi vi racconto un film che potete vedere su youtube in lingua originale Blue mountains con i sottotitoli in inglese ma che io potei apprezzare al cinema con il solito ottimo doppiaggio italiano, versione oggi introvabile.
Le montagne blu (1984 di Eldar Shengelaya, Unione Sovietica ma forse è più giusto dire Georgia perchè il film è girato a Tbilisi con troupe e ottimi attori locali).
Io l’ho visto e me ne sono innamorato, lo metto tra i miei dieci film preferiti di tutti i tempi, per questo motivo mi piace raccontarlo, lo ritengo davvero un capolavoro.
E mi piace citare la critica del dizionario Morandini: “Šengelaja approda a una satira feroce e divertente. Conferma, a ritroso, come il cinema georgiano sia stato il più vitale e spregiudicato delle repubbliche sovietiche”.

Come e perché lo vidi.
Due colpi di fortuna: quella sera c’era il cineforum al cinema parrocchiale di Tollegno. Vivevamo, tra un trasloco e l’altro, proprio nella casa sotto quella dei genitori di Susanna a Tollegno, pochi metri dal cinema teatro gestito con passione da don Luigi. Avevo letto la recensione del film, scritta dal critico biellese del quale praticamente non condividevo nessun tipo di gusto o fruizione del cinema (eravamo lontani anni luce) ma quella critica mi colpì, decisi di andare e l’ho sempre ringraziato per quella informazione.
Eravamo sette in quella sala, una fredda sera di inverno ma quello che vidi valse davvero la pena.
Marcai successivamente il film per un improbabile passaggio televisivo che avvenne in una notte di capodanno su raitre e lo registrai. Allora ero un frenetico accumulatore di film in vhs, avevo diversi registratori e controllavo le programmazioni della tv. I più giovani devono immaginare una epoca nella quale non c’erano computer o cellulari e neanche la possibilità di avere film in home video.
Il videoregistratore era in commercio da poco e per noi cinefili fu una rivoluzione, potevamo avere in casa i film, diventavano nostri, non c’era più limite e ne accumulavamo a centinaia.
Io poi li pulivo anche dalle pubblicità per averli interi senza interruzioni.
Così registrai il passaggio in tv del film e negli anni dopo passai quella registrazione su dvd.

Leggere la sinossi su Wikipedia è triste, probabilmente chi l’ha scritta non ha visto il film altrimenti non lo descriverebbe in quel modo impersonale e asettico, anche sbagliato.
Il film è una violenta satira, in uno stile grottesco che ricorda i migliori racconti russi, del sistema burocratico sovietico. E’ sorprendente sapere che fu girato nel 1984 quando l’URSS era ancora pienamente funzionante col suo controllo ferreo su arte e sport, incredibile pensare che abbia passato i filtri della rigida censura, basti sapere che Shengelaya, alla caduta del muro e dell’URSS fu nominato direttore generale della cinematografia russa, a dimostrazione del suo valore e della stima di cui godeva.

Sossò è uno scrittore e quindi porta un racconto alla casa del popolo dove c’è il comitato che decide tutte le manifestazioni culturali e quindi anche la pubblicazione dei racconti.
La casa del popolo è un palazzo fatiscente pieno di uffici con personaggi improbabili, il film racconta il peregrinare di Sossò alla ricerca di qualcuno che legga il suo racconto e quindi ne autorizzi la pubblicazione.
La struttura è quella della ripetizione ossessiva delle situazioni scandita dal tempo delle quattro stagioni.
Durante l’intero anno Sossò passa e ripassa dagli uffici nei quali ognuno gli dice che leggerà il racconto, tutti gentili e disponibili ma…….
Impossibile narrare qui tutte le situazioni assurde che il regista ha inserito nella narrazione, situazioni che tornano identiche provocando il continuo divertimento dello spettatore.
Il compagno direttore, capo supremo della casa, sempre impegnato in riunioni di consiglio perché c’è un disavanzo nel disavanzo, il funzionario che studia il francese, l’impiegato ossessionato dal quadro sopra la sua testa, l’ascensore che si blocca, e molti altri compreso un gioco inesistente, il motoball, al quale si assiste dalle finestre dell’ufficio del direttore, ma c’è anche un markshider, un vecchietto che si presenta così quando gli chiedono che lavoro fa, e siccome nessuno sa cosa voglia dire lo guardano ossequiosi.
Su tutti la tranquilla rassegnazione di Sossò che vorrebbe solo che qualcuno leggesse il suo racconto, del quale tra l’altro viene anche pagato perché la macchina va comunque avanti inesorabile.

Storico l’appunto, ripetuto mille volte dal direttore: “ Ti ho detto che lo leggerò e quindi lo leggerò, dove mi hai lasciato la copia? Perché metti due titoli? Non è meglio uno solo?” Il racconto si chiama infatti LE MONTAGNE BLU o TIENSHAN.
No, mi rendo conto che è impossibile sintetizzare questa commedia dell’assurdo che tuttavia trasmette perfettamente l’idea di una società nella quale tutti sono pagati dallo stato per fare un niente con un incarico ben preciso. Una satira del socialismo sovietico più feroce della fattoria degli animali di Orwell perché fatta dal di dentro, da che ne conosce perfettamente i meccanismi.
Attori a noi sconosciuti, straordinari, tutti caratteristi con nomi georgiani, sicuramente presi dal teatro locale. Il finale è scoppiettante e altamente simbolico, no non lo racconto, magari anche solo un lettore ha la curiosità di guardarlo ed è giusto lasciargli la sorpresa.

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