L’Archeologo delle sabbie

#STORIEDIUOMINIQUATTRO

cultura s. f. [dal lat. cultura, der. di colĕre «coltivare», part. pass. cultus; nel sign. 2, per influenza del ted. Kultur]. – 1. a. L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo.

arte s. f. [lat. ars artis]. – 1. a. In senso lato, capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati.

passióne s. f. [dal lat. tardo passio –onis, der. di passus, part. pass. di pati «patire, soffrire»]. – In senso generico, e in rapporto al sign. fondamentale del verbo lat. pati(v. patire1), il termine passione si contrappone direttamente ad azione, e indica perciò la condizione di passività da parte del soggetto, che si trova sottoposto a un’azione o impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo

sacrifìcio (tosc. o letter. sacrifìzio; ant. o region. sagrifìcio o sagrifìzio) s. m. [dal lat.sacrificium, comp. di sacrum «rito sacro» e –ficium «-ficio»]. –L’offerta volontaria della propria vita per il bene della patria, della società, o per un ideale: il s. supremofare s. di sé. 

Khaled al-Asaad racchiude nella propria storia umana le quattro parole del nostro vocabolario riportate sopra.

Forse una sola parola, Amore, con la “A” maiuscola condensa le quattro definizioni.

Ma chi era Khaled al-Asaad?

Il Custode di Palmira” così venne definito da tutto il mondo accademico e dagli storici dell’arte.

Secondo alcune fonti nacque nel 1932, secondo altre nel 1933 o nel 1934, dedicò più di mezzo secolo alla “Regina del deserto”, altro nome della città di Palmira, antica capitale del regno della regina Zenobia, che ebbe il suo apogeo nel III° secolo D.C.

Palmira era la porta per l’oriente, per i traffici con l’Impero dei Parti, con la lontana India, con il Medio Oriente, l’Arabia Felix (così chiamavano i romani l’attuale penisola araba) e l’Egitto.

Da Palmira passava anche la via terrestre per il Nord  Africa.

Una città ricca, un fiorente centro commerciale e culturale.

Khaled al-Asaad era il custode e il sommo conoscitore, della storia e dell’arte di questa meravigliosa città dal nome evocativo.

Parlava molte lingue, tra cui l’aramaico, nacque a Tadmur, antico nome arabo di Palmira, derivante dall’aramaico Tadmor  che vuol dire appunto “palma”.

Si trasferisce per studio a Damasco (attuale capitale della Siria) per compiere i suoi studi.

Si laurea brillantemente nel 1962 in “Storia e Pedagogia” presso il Dipartimento dei Musei e delle Antichità.

In quel Dipartimento Khaled ci lavorava già mentre compiva i suoi studi universitari, e nel 1963 a soli trent’anni fu nominato Direttore del Museo Archeologico e del sito di Palmira.

Per il suo lavoro, per la sua passione, era tornato nel luogo ove era nato, e aveva vissuto la sua giovinezza.

Ora poteva studiare, curare, difendere quelle vestigia artistiche e archeologiche dove aveva giocato da bambino.

Sviluppò e fece crescere il sito archeologico, operò con capacità, competenza e determinazione nei settori amministrativo, didattico e della promozione culturale.

Palmira divenne molto conosciuta, e Khaled molto stimato dal mondo accademico e culturale.

La Siria, è una delle culle della civiltà, un groviglio positivo di etnie, Arabi, Turchi, Assiri, Turcomanni, Armeni, Curdi, Circassi, un groviglio di religioni, musulmani (sunniti, drusi, alauiti), cristiana (melchiti, maroniti, caldei), ebrei e tanti altri.

Come al solito, dai grovigli più intrecciati nascono le culture più affascinanti e più evolute.

Palmira era la porta dell’oriente, l’incrocio di molte e millenarie culture.

L’esercito islamico stava avanzando, dovunque uccideva, distruggeva.

Khaled poteva scappare, rifugiarsi a Damasco, in un luogo sicuro.

Decise di rimanere lì, tra le rovine della perla del Medio Oriente, Palmira.

Nascose le opere d’arte,  fino all’ultimo agì per proteggere il sito dalla furia iconoclasta dei miliziani dell’ISIS.

Fu appeso a un palo della luce, decapitato.

Tra le rovine millenarie.

La sua vita finì, nei giorni scorsi hanno ritrovato i suoi resti mortali.

Mi piace pensare, ne sono certo, che ogni goccia del suo sangue, caduta sul vecchio selciato in pietra delle strade di Palmira, abbia generato un fiume, che non troverà confini, che supererà barriere, che distruggerà pregiudizi e follie religiose.

Un fiume, incontenibile, che scavalcherà dighe e ostacoli, per portare la cultura e la fratellanza dovunque.

Era il sangue di un Uomo, Giusto, quello di Khaled al-Asaad,il Custode di Palmira.

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