A due anni dalla morte di Stefano Leo, commesso di origini biellesi, ucciso con una coltellata all gola ai Murazzi, mentre si stava recando al lavoro, la sindaca di Torino Chiara Appendino ne commemora il ricordo con un mazzo di fiori depositato lì dove è stato assassinato. “Due anni fa venne ucciso Stefano Leo. Un vile omicidio che segnò profondamente la nostra comunità.
Oggi, in rappresentanza di tutti i cittadini, ho voluto omaggiare il ricordo di Stefano” – scrive Appendino sui social.

Originario di Biella, una laurea in Giurisprudenza, Stefano Leo viveva da diversi mesi a Torino. Al momento del suo omicidio, il giovane, 34 anni da compiere, era commesso in un negozio d’abbigliamento del centro. Era un ragazzo come tanti altri della sua età, che in passato aveva fatto diverse esperienze all’estero, tra Cina, Giappone e infine Australia, da poco rientrato da una visita al tempio Krishna.Tornato in Italia, ha trovato la morte una mattina di febbraio non lontano da dove era nato. Subito dopo il suo decesso, in molti si erano mobilitati con una richiesta di verità e giustizia.

Sabato 31 marzo 2019, a Torino, si era tenuto un corteo per far chiedere di fare luce su quanto accaduto: in prima fila, il papà di Stefano Leo, colui che più di tutti insieme alla moglie si è speso in queste settimane per cercare la verità. Al corteo era presente anche il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che nelle scorse settimane era stata presa di mira dalle polemiche, perché avrebbe fatto poco nella ricerca della verità. Mentre in città si sfilava per Stefano, sulla stessa strada in cui il giovane era stato barbaramente ucciso, emergeva la verità, sconcertante per quanto banale. Ma chi ha ucciso il giovane ai Murazzi?

A uccidere il giovane trapiantato a Torino è stato un suo quasi coetaneo dal passato travagliato: si tratta di un italo-marocchino di 27 anni, Said Machaouat, che si è costituito e avrebbe confessato un movente che “fa venire freddo alla schiena”, come spiegato dal procuratore vicario di Torino, Paolo Borgna. L’assassino ha in sostanza ammesso le proprie responsabilità chiarendo di aver scelto a caso la propria vittima: “Volevo uccidere una persona felice”, avrebbe detto agli inquirenti che indagano sul caso.

Nato in Marocco nel gennaio 1992, in Italia sin da quando era bambino, Said Machaouat è un giovane dal passato quanto meno travagliato. Una separazione alle spalle nel 2015, era già stato denunciato per maltrattamenti in famiglia. Negli ultimi mesi aveva vissuto a Ibiza e in Marocco, per poi tornare a Torino, ma nel frattempo aveva perso casa e lavoro. Un passato che ha pesato sicuramente sul suo gesto, ma che chiaramente non può in alcun modo giustificarlo: “La cosa peggiore è sapere che il mio bimbo di quattro anni chiama papà l’amico della mia ex compagna”, sarebbero state le sue parole agli inquirenti. Poi avrebbe anche affermato facendo riferimento all’uccisione di Stefano Leo: “Ho scelto di uccidere la sua felicità”. Said Machaouat avrebbe infine scelto di confessare perché avrebbe ‘avuto paura’ di poter compiere altri gesti come quello che lo ha portato a uccidere una persona per strada, scegliendola a caso.

L’omicida alcuni mesi fa è stato condannato a 30 anni di carcere.

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