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Angelo (sporco) e demoni. 19 anni fa l’aggressione all’Augusto della Standa -di Andrea Guasco

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Augusto Festa Bianchet, 19 anni da quella notte infame senza colpevoli.

Per tutti era il clochard della “Standa” sotto i portici di Biella.

Augusto venne brutalmente picchiato sotto i portici che oggi portano il suo nome nella notte tra il 22 e il 23 febbraio.

I suoi assassini si accanirono su di lui. Sbatterono la sua testa contro il muro, lo presero a calci e lo lasciarono a terra, in fin di vita. Qualcuno, rimasto anonimo, udì i lamenti del clochard e diede l’allarme da una cabina telefonica.

Non intervenì nessuno fino al 24. Morì in ospedale il 18 marzo.


Il caso ottenne la ribalta nazionale, furano fatte indagini, vennero celebrati processi. A distanza di diciannove anni, però, i colpevoli della morte di Augusto sono ancora senza nome.
Un uomo venne condannato a dieci anni per il concorso nell’omicidio. Era il supertestimone, morto pochi mesi più tardi. Non vennero mai individuati, invece, gli esecutori materiali. Due giovani biellesi furono accusati proprio dal supertestimone (la cui attendibilità venne però messa in dubbio a causa delle diverse versioni fornite nel corso del tempo), ma vennero ritenuti innocenti e assolti dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, al termine dell’iter giudiziario. Per quel sangue sotto i portici della Standa, quindi, nessuno ha mai pagato.

L’ipocrisia endemica della città che prima condannava la presenza di quell’ex cuoco un po’ svalvolato non perse occasione per letti di fiori, la posa di una targa sotto i portici che ora portano il suo nome.

La città bene, che fino al giorno prima aveva applaudito alle grate acuminate per impedirgli di dormire comodo, che non mancava di insultarlo e di applaudire a qualche spedizione punitiva dal bar lì vicino si lavò la coscienza.

Chi, come me, è stato studente negli anni ’90 ed operaio all’Esselunga nei 2000 lo conosceva bene.

I pullman partivano e si scambiavano davanti al suo giaciglio e non mancava mai di chiedere qualche sigaretta, scambiare qualche dialogo surreale con molti ragazzi, squadrare le gambe sotto le rare gonne delle studentesse e per qualche tempo il tacito accordo con i magazzinieri del supermarket cittadino gli ha permesso di nutrirsi senza problemi.

Ogni tanto si divertiva a far volare i piccioni ai giardini Zumaglini rincorrendoli a braccia larghe come a volare lui stesso.

Come un Angelo sporco.

Mentre i Demoni che lo uccisero chissà ora dove sono con la loro coscienza sporca, ripulita con ipocrisia da fiori e una targa.

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