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Il colpo di Zurigo – di Giuseppe Rasolo

L’ultimo 007 girato in parte anche a Matera si chiama ‘No time to die’, ed è ormai diventato famoso per i rilanci che spostano in avanti l’uscita nelle sale, non è colpa di tagli o di aggiustamenti bensì di Covid che da 365 giorni sta condizionando l’intera nostra esistenza.

E così nell’analizzare anche la storia patria, in questo periodo di lockdown emergono vecchie storie di spie su cui varrebbe la pena girarci un video e in cui i protagonisti siamo niente di meno che noi italici.

Chi lo avrebbe detto; l’occasione è la celebrazione di un fatto avvenuto 104 anni or sono soprannominato ‘Il colpo di Zurigo’ (tra il 24 e il 28 di febbraio).

Facciamo un passo indietro, 1915 l’Italia è in guerra da pochi mesi e nel porto di Brindisi è ormeggiata la corazzata Benedetto Brin, fiore all’occhiello della marina regia. Una deflagrazione la fa colare a picco e decreta la morte di 454 marinai. Una tragedia, ma non è l’unica, nel corso degli anni altri scoppi, non dovuti a cause di guerra portano a lutti e ad atti che ai più sembrano sabotaggio. C’è una guerra di spie in corso? ci sono italiani traditori al soldo austriaco? Il sospetto viene anche avvalorato dalla cattura, colti letteralmente sul fatto, di persone che stanno sabotando la diga delle Marmore.

Interrogatori serrati portano alla scoperta di una vera e propria rete che fa capo al capitano di corvetta Rudolf Meyer operativa nel consolato austriaco di Zurigo la base operativa in cui sono contenuti segreti, liste di proscritti, cifrari e anche soldi da utilizzare per corrompere. L’italia nette in pista una task force (anche allora) guidata da Pompeo Aloisi. Del gruppo fanno parte l’Avvocato livornese Livio Brin, un doppiogiochista austriaco (immaginiamo prezzolato meglio dagli italiani), il fabbro Remigio Bronzin e due ingegneri triestini: Salvatore Bonnes e Ugo Cappelletti, a cui si aggiunge un altro toscano il ladro scassinatore Natale Papini.

Il commando viene comandato dal marinaio Stenos Tanzini lombardo. Un primo tentativo avviene la notte tra il 20 e il 21 febbraio, è carnevale, e quindi la confusione può coprire il colpo, ma prima lo scassinatore viene fermato dai gendarmi svizzeri, poi dopo aver aperto una serie di porte manca l’ultimo tassello di una porta, una chiave per accedere alla cassaforte che contiene tutti i segreti. Il gruppo si ritira, ma torna alla carica dopo pochi giorni, il 28, questa volta il colpo riesce; prima vengono addormentati i cani e nell’aprire la cassaforte, operazione che dura diverse ore, viene azionato un congegno di difesa che contiene gas velenosi (gli agenti proseguono con stracci bagnati sulla bocca). L’operazione viene quindi portata a termine, vengono trovati i cifrari, gli elenchi e una discreta somma di denaro e gioielli.

Una volta in possesso dei documenti è una corsa contro il tempo per arrestare le spie in tutta Italia e sono decine. Alcuni saranno condannati a pene detentive, pochi fucilati alla schiena come si conviene in questi casi. Anni dopo una commissione d’inchiesta della marina stabilirà come invece, nel caso della Benedetto Brin non ci sia stato il dolo, ma l’instabilità di un componente chimico (ballistite), che ha fatto deflagrare il deposito munizioni, chi ha fatto la spia, quindi, in alcuni casi, ha millantato, una tradizione questa verrebbe da dire ??

Sarebbe da costruirci una sceneggiatura e perché no un film.

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