Con un flash mob in tutte le stazioni sciistiche piemontesi, maestri di sci, impiantisti, operatori e amici della montagna hanno richiamato questo pomeriggio l’attenzione “sull’importanza del comparto neve per l’economia dei territori montani”.

Sono quattordici le stazioni sciistiche piemontesi che hanno portato sulla neve la loro protesta. Un flash mob che a macchia di leopardo ha riguardato l’intero arco alpino occidentale, da Sestriere a Bardonecchia, nel Torinese, ma coinvolgendo anche le altre province e le stazioni, tra cui Limone Piemonte e Frabosa Sottana. “In campo si gioca il futuro di decine di migliaia di imprenditori, lavoratori e delle loro famiglie», ha spiegato il presidente Arpiet Giampiero Orleoni.

Un grido d’allarme rappresentato dagli atleti degli Sci Club locali che a Bardonecchia hanno disegnato il simbolo di SOS a 2.400 metri di quota per poi scendere dalle piste fino in paese.

“Per l’ennesima volta – dice Nicola Bosticco ad di Colomion Bardonecchiaski – la sera prima dalla riapertura siamo stati fermati senza preavviso né rispetto per le tante spese intraprese, né per i lavoratori degli impianti beffati nuovamente e senza un euro di ristoro da marzo 2020. E’ sempre mancata una pianificazione con noi. Ci siamo sentiti del tutto presi in giro”.

Bosticco sottolinea come “l’aggravio di costi sia stato pesantissimo per un comparto chiuso per dpcm a differenza delle altre attività outdoor individuali. Serve tempestività da parte del nuovo Governo se si vuole arrestare una crisi che rischia di prolungarsi negli anni. Occorrono certezze immediate e non l’ennesimo annuncio poi disatteso di una possibile partenza al 5 marzo prossimo”.

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