ATTUALITA' BELLEZZA POLITICA SPORT

L’assoluzione di Schwazer – di Danilo Ramirez

La notizia non deve passare inosservata.
Il marciatore Alex Schwazer assolto dall’accusa di doping nel 2016 per non avere commesso il fatto.
Ricordiamo brevemente i fatti.
Schwazer usciva quell’anno da una squalifica di 4 anni, sempre per doping ammesso da lui stesso.
Intorno a lui si creò uno staff di tecnici che aveva come obiettivo quello di portare l’atleta alle Olimpiadi di Rio. Era una scommessa, quella di dimostrare che allenandosi seriamente Alex sarebbe tornato a livelli mondiali.
L’impresa divise il mondo dell’atletica italiana. Si creò il partito dei detrattori implacabili “è stato un dopato, sarà sempre un disonore per il nostro sport” e dall’altra parte coloro che consideravano doveroso dare una possibilità a chi in fondo aveva pagato per la sua colpa.
Chi scrive prese subito una posizione netta.
Nello staff di Schwazer conoscevo personalmente due persone della cui onestà e competenza ero sicuro.
Due amici di grande intelligenza e capacità: Mario De Benedictis, già allenatore del fratello Giovanni medaglia alle Olimpiadi di Barcellona, avrebbe dovuto curare la parte tecnica e il prof. Dario D’Ottavio, uno dei più grandi esperti italiani del doping che avrebbe dovuto garantire la “pulizia” sotto l’aspetto fisiologico.
Il lavoro cominciò e per tutto il tempo le polemiche infuriarono.
I miei amici mi tenevano al corrente dei miglioramenti e ricordo bene che mi raccontavano di un atleta straordinario, loro stessi stupiti dal suo rendimento.
Nei giorni 7 e 8 maggio 2016 si svolge a Roma il Campionato del mondo a squadre di marcia, è l’unica occasione che ha Schwazer per ottenere il minimo di partecipazione alle Olimpiadi.
La sua gara è eccezionale, si dice addirittura che l’allenatore Donati gli abbia indicato di rallentare sul finale per non dare troppo distacco al secondo, dato che restava sempre una forte discussione intorno al personaggio.
Ma subito dopo la situazione precipita.
Schwazer risulta positivo a un controllo effettuato nel mese gennaio, la cosa desta forte sospetto, quel controllo era risultato dapprima negativo.
Si mette in moto la macchina della federazione internazionale, l’atleta viene squalificato, la seconda squalifica è di 8 anni, praticamente la morte sportiva.
Alex fa ricorso, addirittura si reca ugualmente a Rio ma non può gareggiare, la IAAF mette in campo i suoi legali e la partita è impari.
Personalmente non ho mai avuto dubbi che la vicenda fosse stata montata nella maniera più sporca. Schwazer non aveva nessun interesse a ridoparsi, era seguito nel migliore modo possibile, intorno a lui c’era fiducia e le sue qualità erano ben note. Qualcuno però nel mondo dello sport aveva interesse a che l’atleta non emergesse nuovamente e l’incredibile vicenda piena di punti oscuri si è finalmente conclusa nel modo giusto ma dopo ben 5 anni.
Ora si è solo agli inizi perché il grave danno subito dall’atleta avrà sicuramente degli strascichi, qualcuno dovrà pur pagare per ciò che è stato tolto e credo che nella federazione internazionale ci si debba cominciare a preoccupare.
Una sola cosa è evidente: nessuno può restituire a Alex quella medaglia che avrebbe vinto a Rio.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: