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Francesco Ramirez ci parla della differenza tra Ateismo e Agnosticismo

Esiste, ancora oggi, uno stigma attorno alla parola “Ateo”. Essa è vista quasi come un tabù e, spesso e volentieri, viene fraintesa sia per errore che di proposito. È percepita come qualcosa di categorico, l’equivalente, anche se dal lato opposto, di quegli zeloti religiosi privi di dubbi. Chi è Ateo, secondo tale concezione, SA che non può esistere un essere superiore.

Questa visione è stata perpetrata per secoli e, anche in epoca moderna, non sono mancati uomini di un certo spessore, come Bertrand Russel, che hanno fatto di tutto per promulgarla.

Per questo motivo, molto spesso, persone poco avvezze al pensiero indipendente, alla domanda se credano o meno in dio, non si professano Atei. Esse preferiranno un termine più neutro, un termine che non genererà conflitto e che lascerà uno spiraglio aperto: loro diranno, quindi, di essere Agnostici.

E, così facendo, sbaglieranno.

Ma perché? Cos’ha di male l’Agnosticismo? Non è forse un bene mantenere aperta la mente a nuove possibilità, invece di escludere tutto con forza e fanatica convinzione, come fanno gli Atei?

La risposta a queste domande è…ni. La convinzione assoluta in qualcosa che non si può dimostrare è indubbiamente indice di fanatismo e risulta, oltre che antiscientifica, molto pericolosa. Ma, allo stesso tempo, la definizione e la differenza che c’è tra Agnosticismo e Ateismo nella cultura di massa è totalmente sbagliata. E ciò è dovuto ad una varietà di fattori, tra i quali vi è sicuramente lo stigma che il termine Ateo ha subito nei millenni passati, ma anche una certa ignavia e mancanza di conoscenza e desiderio di informazione da parte di una sempre crescente fetta di popolazione, la quale non crede non perché abbia cercato tra le varie religioni e non ne abbia trovata una adatta a sé, ma semplicemente per pigrizia. E, quindi, sempre per pigrizia, si definisce Agnostica, così da non dover discutere le sue posizioni. O assenza di esse.

Il problema, però, è che l’Agnosticismo non risponde ad una domanda di fede, bensì di conoscenza. L’Agnostico è colui che NON SA se esistano o meno uno o più esseri divini superiori. In questa sua forma, esso si contrappone non all’Ateo, ma al Gnostico, ovvero colui che SA che uno o più esseri divini esistano o meno. Il Gnostico, che può essere Teista o Ateo, conosce la “verità”. La sua verità, quantomeno. Questi due concetti scorrono lungo un piano diverso da quello della fede e stanno agli antipodi sull’asse della conoscenza. In questo senso, l’Agnostico è a tutti gli effetti una persona dalla mente aperta, poiché non esclude nessuna possibilità, non avendo modo di sapere con assoluta certezza se una delle due posizioni sia quella giusta.

Cosa si contrappone invece all’Ateismo? Beh, come già accennato poco fa, esso si contrappone al Teismo e queste due argomentanzioni si trovano agli antipodi sull’asse non della conoscenza; bensì su quello della fede. Di Ateismo in senso lato non si potrebbe neppure parlare, poiché esso dipende strettamente dalla maniera particolare in cui viene definita la divinità. Esso sottostà, dunque, totalmente al concetto Teista a cui si contrappone.

Nei millenni, infatti, il termine Ateo è stato più e più volte usato per indicare i gruppi di religioni opposte rispetto a quella di appartenenza, per screditarli e disumanizzarli. Giustamente, aggiungerei, poiché chiunque non creda in una particolare divinità risulterà Ateo nei confronti di tale divinità.

Osservando quindi il concetto in un senso un poco più ampio, la differenza tra Teista e Ateo risulta molto meno vasta di quanto si pensi. Mettiamo caso che, nel mondo, esistano circa 10.000 divinità diverse (una stima non esagerata). In quante di esse crederà un Monoteista, ovvero la più comune forma di Teista? Una sola. In quante non crederà? Le restanti 9999.

E in quante non crederà l’Ateo? Solo una in più rispetto al Monoteista. Non sembra poi una gran differenza, vista in quest’ottica.

Non sarà quindi questo a renderli incompatibili: poiché, come abbiamo detto, entrambi, anche se non lo sanno, potranno ancora essere sia Agnostici che Gnostici. Potranno, ovvero, avere rispetto per la possibilità dell’altro di avere ragione, anche se non ci crederanno, oppure potranno essere convinti al 100% della giustezza della loro posizione. Ed è il secondo caso, naturalmente, quello che genera maggiori problemi. In entrambe le direzioni.

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