Gian Maria Gazzola ci racconta la curiosa storia di questa costruzione

Carolina, Carolina…come avrebbe potuto ottenere la sua mano?
Lei, Caroline Ashburner Nix, figlia di un armatore inglese, lui, Luigi Casimiro Rovasenda di Rovasenda e del Melle, Prefetto del Regno a Venezia e Palermo, uomo ricco…di nome e di fama…

Una vita da Regina le aveva promesso e suo padre, che invece ricco era di ghinee come e più di Creso, gli avrebbe concesso la mano della figlia solo se la sue promesse si fossero concretizzate.
Un castello, ci voleva un castello dove farla sentire una Regina…Ma maledette carte, maledetti Tribunali...Luigi Casimiro ne era certo; a lui spettava il castello dei Rovasenda, non un castello qualunque ma il castello dove era morto Baiardo, l’ultimo dei Cavalieri! A lui spettava e non a suo zio Giuseppe che l’aveva ereditato!Maledette carte, maledetti Tribunali: vent’anni e più di ripicche e di azioni legali! Senza mai approdare a nulla!

Ma Luigi Casimiro non era uomo da arrendersi facilmente. L’architetto Nigra lo conosceva: era stato l’ideatore del villaggio medievale del Valentino, chi meglio di lui poteva assecondare il suo sogno?
I terreni li aveva, a un tiro di schioppo dal castello dello zio. Lì sarebbe sorto un Castello ancora più grande e più bello, che lo zio Giuseppe, ogni mattina, svegliandosi lo vedesse e impazzisse di rabbia.

Per il denaro nessun problema: c’erano le banche e la dote di Carolina…E Carolina fu d’accordo, non si trattò soltanto di una follia dinastica, divenne…un sogno d’amore.Così, in soli tre anni, a soli 200 metri dal castello vecchio sorse la magione di Caroline e Luigi di Rovasenda.
Non l’esatta copia del precedente come dice Wikipedia, ma un edificio notevole, ancorché finto: un castello con tanto di fossato e ponte levatoio, cinque piani più due interrati, quaranta stanze, le camere da bagno (una novità per quel tempo!) e sale ricchissime di suppellettili e affreschi medievaleggianti.
Il conte morì nel 1940, Caroline quattro anni più tardi. Undici anni dopo il castello nuovo fu abbandonato. A poco a poco, anno dopo anno, fu depredato, spogliato, vandalizzato. Ora è come lo vedete nelle foto: si trova in mezzo ad un bosco, semiabbandonato, fortunatamente sembrano in atto lavori di manutenzione.Lo so, il castello nuovo di Rovasenda se confrontato con il vecchio, millenario, ha il sapore del kitsch…Ma credetemi, una volta restaurato, specie all’interno sarà un gran bel vedere.

p.s. Il conte Luigi non ebbe la fantasia di inventare un motto da dedicare alla propria moglie. Glielo invento io.”Haec et plura” avrebbe dovuto dire alla sua Caroline, – questo e di più – deve dire un uomo alla sua Regina.

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