La storia della filosofia in oltre duemila anni ha analizzato, affrontato, trattato, definito questo concetto al quale appare difficile aggiungere altre considerazioni.
Ma la bellezza (eccolo lì) del web, della scrittura, della libertà di espressione consente anche al vostro modestissimo scriba di esprimere ciò che pensa sull’argomento.
Sicuro di provocare profonde riflessioni nei suoi tre lettori.


L’estetica nasce in riferimento all’arte. Ed è giusto.
Il prodotto della creatività è teso a raggiungere la perfezione, in ogni sua forma. Un brano musicale, un quadro, una scultura, un libro, un film, una qualsiasi opera che ci arriva dalla inventiva umana ci meraviglierà sempre, prima non c’era, da dove arriva? E perché lo troviamo bello?

Qui entrano in gioco quei fattori personali che derivano dalla propria sensibilità, dalla cultura, dall’ambiente nel quale siamo vissuti, da tutti coloro che hanno interagito con noi e continuano a interagire.
Non ci sono regole, non ci sono canoni.

Nessuno può dire cosa è bello e cosa è brutto in assoluto.
La funzione della critica dovrebbe essere quella di analizzare ciò che ha creato l’uomo, non per catalogarlo ma solo per spiegarlo.
Per renderlo più comprensibile.
Anche se poi alla fine sarà sempre il giudizio personale e inappellabile a classificare il prodotto.

Detto tutto questo è fuori di dubbio che il mistero della bellezza ci affascina per tutta la vita.

Va bene il giudizio personale ma come ci si pone quando un prodotto dell’ingegno umano travalica le epoche, le culture e diviene immortale?

Abbiamo tanti esempi, in ogni campo dell’arte.
Ne faccio uno? Le quattro stagioni di Vivaldi. Dopo circa 300 anni vengono suonate da tutti, in ogni parte del mondo, con ogni strumento, da ogni musicista.

Perché piacciono così tanto?

Si possono fare studi, persino sulle frequenze del suono, sui tempi, sul tipo di scale musicali, resta alla fine un mistero: Vivaldi aveva dentro un dono e noi siamo stati fortunati a usufruirne.

Forse la storia dell’umanità è stata condizionata in ogni momento dalla bellezza.
L’ossessione dei pittori nel cercare di fissarla: quanto è bello perdersi nei musei italiani, i più ricchi di opere straordinarie.
E poi è arrivata la fotografia ma l’ossessione è rimasta la stessa.


Ma in una digressione sulla bellezza bisogna per forza arrivare a quella fisica, degli uomini e delle donne.
E qui troviamo la dimostrazione più grande di come la società abbia avuto una concezione diversa in ogni suo momento storico.
Che cosa fa di una donna, una bellezza ammirata da tutti?
Anche qui studi sulle proporzioni, analisi di ogni centimetro quadrato del viso, concetti più o meno condivisibili. A mio parere fa molto, moltissimo anche il modo in cui quella persona viene lanciata, proposta, il modo in cui la accoglie l’immaginario collettivo. Guardiamo oggi i ritratti di donne considerate bellissime nel loro tempo e a noi non dicono nulla.
Forse questo ci indica anche la triste considerazione di quanto sia a volte caduca e temporanea la bellezza: un fiore che sboccia e neanche il tempo di osservarlo che appassisce.


Non mi lancerò nella considerazione  banale che l’epoca contemporanea si basa quasi solamente sull’esteriorità.
E’ stato così in tutte le epoche.
Semplicemente abbiamo più mezzi per evidenziarla, cercarla, valorizzarla.
E’ bello un gesto sportivo, può esserlo un rapporto umano, una azione sociale, uno spettacolo e naturalmente un luogo, un prodotto dell’uomo ma anche della natura.
Cosa è importante allora?

Fermarsi a guardare la bellezza quando la incontriamo.
Apprezzarla e riempirci di essa perché non ci è dovuta, potremmo perderla, potremmo non incontrarla più.

Personalmente credo di avere cercato la bellezza per tutta la mia vita.
Nei prodotti dell’arte e nelle persone. Ne ho bisogno, è una caratteristica dell’esistenza che mi fa stare bene, mi infonde serenità sospendendo in quell’attimo problemi e preoccupazioni.
Sono fermamente convinto che se fossimo educati tutti al bello fin da piccoli potremmo vivere in una società più giusta, priva o quasi di ossessioni e di male.

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