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Parigi a piedi nudi

Critiche cinematografiche di Danilo Ramirez

Parigi a piedi nudi (titolo finalmente tradotto letteralmente, 2016 Francia Belgio).
Fino a che usciranno film come questi il cinema sarà vivo e vegeto.
La delicatezza della storia, il tocco leggero dei protagonisti, la sequenza di gag originali giocate sulla fisicità dei protagonisti o anche sugli oggetti inanimati.
I rimandi sono moltissimi: si va dalla capacità mimica di Jacques Tati e del nostro Maurizio Nichetti, al surrealismo di Jeunet e Caro senza però il loro aspetto cupo, ai colori netti di Wes Anderson, alla comicità clownesca, fino a Stanlio e Ollio per stessa ammissione degli autori.
La storia come sempre si sintetizza perchè in un film del genere non esprime neppure minimamente il modo in cui viene raccontata.
Fiona parte dal Canada per andare a trovare la zia Martha che 30 anni prima era partita per Parigi, ma giunta in città non riesce a trovare la zia che non è a casa perché sfugge all’infermiera che vorrebbe portarla alla casa di riposo. Da qui parte una ricerca piena di sorprese fino alla soluzione finale.
Il film è diretto a quattro mani, sono i due protagonisti che nel film si chiamano col loro vero nome Fiona (Fiona Gordon) e Dom  (Dominique Abel).
Fisicamente molto espressivi è un film girato col corpo, alcuni passaggi di danza raffinati e una atmosfera sempre lieve che all’improvviso vira su situazioni imprevedibili nella loro comicità.
Importantissima la presenza di Emmanuelle Riva, icona del cinema per la sua presenza in Hiroshima mon amour (1959 Alain Resnais), film culto della novelle vague.
L’attrice 89enne è la terza protagonista del film, e questa è la sua ultima apparizione al cinema perché ci lascerà pochi mesi dopo nel gennaio del 2017.
Si conclude con un BRAVO (alla francese), nella mia concezione il cinema deve farci riflettere, sognare, migliorare e possibilmente divertire, questo film ci riesce benissimo.

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