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Life of Brian – Le critiche cinematografiche – di Danilo Ramirez

Brian di Nazareth è un film del celeberrimo gruppo comico inglese dei Monty Python, titolo originale Life of Brian, uscito nel 1979.
Si tratta di un vero e proprio film cult pieno di scene passate alla storia.
L’idea geniale del gruppo, che scriveva e realizzava interamente i propri film dalla regia alla scenografia alle musiche e naturalmente alla recitazione, fu quella di narrare la storia di un personaggio, Brian, che nasce a Nazareth la stessa notte di Gesù e finisce crocifisso lo stesso giorno su una collina a fianco.
Brian quindi vive una vita parallela a Gesù e le gag che lo coinvolgono sono straordinariamente comiche.
Di rilievo la satira sui gruppi terroristici impersonata da un fantomatico Fronte Popolare di Giudea i cui elementi vorrebbero compiere atti contro l’occupazione dei romani.
Il film fu realizzato grazie all’interessamento di George Harrison che intervenne nel finanziamento con ben 4 milioni di dollari quando i dirigenti della casa di produzione si ritirarono spaventati dalla lettura della sceneggiatura. Harrison appare in un piccolo cameo.
Nonostante nel film non ci sia nessun riferimento alla religione, tantomeno offesa o blasfemia, le autorità cattoliche italiane ne ritardarono la distribuzione in Italia per ben 12 anni.
Una delle tante dimostrazioni dell’ottusità della censura che in questo caso non aveva neanche capito che stava fermando il prezioso prodotto dell’ingegno di un gruppo unico nella storia dello spettacolo.
Il mio ricordo personale è infatti che lo vidi a Parigi nel 1984, versione inglese con sottotitoli in francese, non lo capimmo tutto ma capimmo il suo grande valore.
La censura agì in numerosi paesi, divertente il modo in cui il film venne presentato nei cinema svedesi: «Questo film è talmente divertente che in Norvegia l’hanno censurato».
MI piace infine citare la critica con cui Gian Luigi Rondi lo accolse in Italia: «È il film peggiore dei Monty Python. Un pasticciaccio. Che solo a tratti, nella parodia che Terry Jones e gli altri, si salva con beffe e lazzi che graffiano; in tutto il resto si scade nella goliardia più infima e volgare. Tutto da buttar via, perciò.»

Nel 1999 il British Film Institute l’ha inserito al 28° posto nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.

Monicelli aveva proprio ragione: I critici sono stupidi.

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