Danilo Ramirez racconta la storia di uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani

Se nella vostra vita avete partecipato a gare di atletica studentesca su una pista chiamata campo scuola Coni dovete ringraziare Bruno Zauli che nel 1950 fece costruire questi campi in tutte le province d’Italia. Ecco una breve biografia del più grande dirigente nella storia dello sport italiano. Paragonabile nel suo campo a Enrico Mattei o a Adriano Olivetti per la lungimiranza e le capacità.

Bruno Zauli (1902 – 1963), nacque ad Ancona, si laureò in medicina all’università di Napoli ma fin da giovanissimo iniziò una carriera di giornalista e dirigente sportivo.
Le sue grandi abilità diplomatiche e competenze gli permisero di scalare i vertici dello sport italiano con incarichi progressivamente più importanti: collaboratore dell’ufficio stampa del Coni, fondatore della Federazione Italiana dei Medici Sportivi, presidente del Comitato regionale laziale della Fidal, membro del consiglio direttivo della FIDAL (federazione italiana di atletica leggera) fino a diventarne presidente nazionale con votazione plebiscitaria nel congresso nazionale tenutosi a Firenze nel 1946, il primo con sistema democratico di elezione.
Contemporaneamente fu chiamato all’altissima carica di segretario generale del CONI.

Di fatto Zauli fu la persona che assunse l’incarico di rifondare l’intero sistema dello sport italiano in quel dopoguerra nel quale la nostra nazione doveva raccogliere le macerie e rinascere come paese alla credibilità del mondo intero.
Rinascita che avvenne grazie a persone di grande intelligenza e lungimiranza come Zauli il quale già nel 1950 rivestiva un incarico di alto livello nel Council della IAAF, federazione internazionale dell’atletica leggera.
L’attività di Zauli era instancabile e piena di grandi risultati.
Nel 1950 firmò l’accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione per l’introduzione dello sport nella scuola. Grazie a questo accordo fu avviato un programma di costruzione in Italia di numerosi campi scuola Coni che sono in effetti ancora oggi quelli nei quali si svolge l’attività atletica di molte città italiane di provincia.
Di pari passo Zauli produceva numerose pubblicazioni a livello tecnico, scriveva articoli e fondava riviste. All’interno del Coni risolveva tutte le situazioni delicate, fu commissario della Federazione Italiana Giuoco Calcio e persino arbitro e moderatore nella vertenza riguardante la Lega professionisti del ciclismo.
Presidente dell’Accademia olimpica internazionale, ideatore della scuola nazionale di atletica leggera di Formia dove si sono allenati atleti di tutto il mondo, presidente del centro didattico nazionale per l’educazione fisica, promotore e artefice del grande successo delle Olimpiadi di Roma 1960.
Infine ideatore della coppa Europa per nazioni di atletica leggera che ha avuto il nome Bruno Zauli fino a poche edizioni fa.
La morte lo portò via ancora giovane, nel 1963, nel pieno della sua straordinaria carriera di dirigente, quando era presidente del comitato europeo della IAAF.
Bruno Zauli è stato uno dei personaggi che hanno fatto grande il nostro paese e lo hanno rappresentato con grande onore nel mondo.
Capace anche lui di realizzare un sogno: quello di far diventare l’Italia un paese all’avanguardia nel campo sportivo, nella convinzione che lo sport è cultura, che lo sport può portare benessere sociale ed economico ad un intero paese oltreché veicolo di pace e fratellanza tra i popoli.

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