CULTURA CURIOSITA' STORIA

Restitutor Orbis – parte 2

Francesco Ramirez racconta la storia romana
seconda parte

Dopo esser passato rapidamente da Roma e aver tentato di riformare il conio della moneta e, soprattutto, di ridurre la corruzione rampante al suo interno, il novello Imperatore prese di nuovo le sue legioni e si mosse verso i Balcani, per incontrare una nuova invasione, questa volta di Goti. La vittoria fu questa volta rapida e decisiva e i Barbari furono ricacciati oltre il Danubio, i loro eserciti distrutti e il loro re ucciso.

Finalmente, dopo aver respinto i nemici esterni e aver gestito la terribile situazione economica, Aureliano era riuscito a riportare un po’ di stabilità a Roma. Ma questo non bastava all’ambizioso generale: egli voleva riunificare l’Impero.

Va infatti detto che, in questo periodo, Roma non era unita, bensì divisa in tre parti: ad Est, la Regina secessionista Zenobia si era impossessata della Palestina, dell’Egitto e di buona parte delle restanti province orientali, mentre ad Ovest, Tetricus aveva creato un Impero delle Gallie, che comprendeva Britannia, Gallia e parte della Spagna. Nonostante le forze nemiche, e l’arrivo di altre invasioni barbariche, Aureliano riuscì a sconfiggere entrambi i rivali e, nel 274, dopo 15 anni di divisione, l’Impero Romano era finalmente riuscito a riunificarsi e, sorprendentemente, a riprendere una parvenza di stabilità. Un’impresa, questa, che sembrava all’epoca del tutto impossibile.

Nonostante ciò, nonostante tutti i suoi successi, nonostante tutta la sua popolarità sia presso il popolo che presso i soldati e nonostante egli fosse l’uomo giusto al momento giusto, l’unico che avrebbe potuto salvare Roma dalla situazione precaria nella quale essa si trovava, Aureliano fu ucciso nel 275, per colpa di una congiura ordita da un sottoposto: uno scriba aveva infatti compiuto un errore, che non ci è dato sapere in cosa consistesse, e, timoroso di essere punito, egli decise di imitare la scrittura di Aureliano e forgiare dei documenti falsi in cui l’Imperatore affermava di voler uccidere alcuni dei suoi generali. Fece poi reperire tali documenti ai generali stessi, i quali, terrorizzati, decisero dunque di attaccare per primi e uccidere il loro Imperatore. Una volta venuta alla luce la verità, il rammarico degli assassini fu incommensurabile.

Il lutto e lo shock per la morte di Aureliano, ormai diventato una leggenda vivente, fu tale che sia il Senato che l’esercito, invece di lottare per instaurare un nuovo Princeps, decisero di rimettere tale decisione l’uno nelle mani dell’altro. E fu così, dopo aver riportato una parvenza di stabilità in un mondo a pezzi e senza aver mai potuto completare il suo progetto di invasione dell’Impero Sasanide, che uno degli Imperatori più popolari della storia romana morì per una motivazione estremamente futile.

Ma, alla fine di tutto, che insegnamento possiamo trarre dalla breve e roboante storia di Aureliano? Perchè mai dovremmo scegliere lui come nostro Imperatore favorito? Che cosa ci ha lasciato quest’uomo, il quale è riuscito a compiere imprese leggendarie e, nonostante questo è pressochè sconosciuto alle persone moderne?

Beh, prima di tutto che, purtroppo, la fama non è commisurata alla grandezza delle gesta compiute, né alla loro difficoltà. Aureliano ha avuto la sfortuna di vivere in un periodo di transizione e, nonostante Roma sia riuscita a sopravvivere a tale periodo per merito suo, l’accento è quasi sempre posto dalla storia all’inizio o alla fine, nei momenti di massima gloria, oppure in quelli della caduta.

In secundis, che la natura umana è codarda, meschina e ingrata: nonostante tutte le sue gesta, Aureliano fu ucciso per il più irrilevante dei motivi.

E, infine, che la natura umana è testarda e caparbia: anche posto di fronte a sfide impossibili, l’uomo può riuscire a vincere contro il destino stesso. Perché la vera forza è quella che nasce nelle avversità.

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