Francesco Ramirez racconta la storia romana
prima parte

Giunge, prima o poi, nella vita di ogni uomo, il momento fatidico in cui si ritroverà con le spalle al muro e, impossibilitato a temporeggiare ancora, sarà costretto a porsi la domanda fondamentale, una domanda che tutti ci siamo posti almeno una volta e, forse, la domanda più importante della nostra vita, che ci segnerà per sempre e determinerà il nostro futuro: qual è il mio imperatore romano preferito?

A tale filosofica questione, le reazioni potranno essere variate e molto colorite. Ci saranno i sempliciotti, i quali, non conoscendo che un singolo nome, risponderanno di getto: “Giulio Cesare!”. Ma questa sarebbe una risposta sbagliata, in quanto Cesare è stato l’ultimo dei repubblicani e, sebbene sia la causa diretta della caduta della Repubblica, non fu mai a tutti gli effetti Princeps Senatus.

Tra coloro che invece hanno avuto modo di studiare e apprendere con maggiore cura la storia di Roma, le opinioni potrebbero essere tra le più discordanti: ci sarà chi loderà Augusto, una scelta facile, il primo Imperatore e abilissimo politico, spregiudicato e capace di far volgere ogni situazione in suo favore. Altri, più “nostalgici”, potrebbero scegliere uno dei grandi uomini che guidarono l’Impero al suo massimo splendore nel II sec. D.C. Immagino che i guerrafondai opteranno per il glorioso generale Traiano, mentre quelli più inclini al pensiero filosofico sceglieranno il saggio Marco Aurelio.

Altri ancora, infine, con un impeto di originalità, potrebbero buttarsi su Diocleziano, o Costantino, scegliendo dunque uomini che sono stati capaci di ridare lustro ad un Impero ormai in decadenza. Una scelta che, con buone probabilità, nasconderà una speranza per la nostra attuale epoca.

Ma, fra tutti i nomi scelti, pochi, o forse addirittura nessuno, tesserà le lodi di Aureliano; un Imperatore minore, che ha regnato dal 270 al 275, appena cinque anni, e che a mala pena viene menzionato a scuola. Quasi una nota a piè di pagina. Un imperatore che ha regnato in un periodo di disordini e guerre civili, in cui Roma era assediata da tutti i lati da invasori e secessionisti, durante il quale gli Imperatori si sono succeduti l’uno all’altro senza riuscire a portare alcuna stabilità. Quali imprese potrebbe mai aver compiuto un uomo, un soldato di professione tra i tanti, in un periodo di tempo tanto breve e in un epoca tanto travagliata?

Sorprendentemente, molto più di quasi chiunque altro: egli è, infatti, uno dei motivi principali per cui l’Impero Romano, all’epoca sull’orlo del collasso totale, è invece riuscito a perseverare per altri 2 secoli. Non a caso egli ricevette il titolo di Restitutor Orbis, il “Restauratore del Mondo”.

Già famoso come generale ed estremamente popolare presso i suoi soldati, i quali gli avevano affibbiato il soprannome di Manum ad Ferrum (Mano alla Spada) per la sua abilità in campo bellico, egli ascese al trono dopo la morte di Claudius Ghoticus Maximus, di cui era stato stretto collaboratore e confidente e, a tutti gli effetti, il suo secondo.

Nonostante la brevità del suo mandato, i cinque anni di regno di Aureliano furono tra i più intensi della storia romana: istantaneamente dopo la sua “incoronazione”, egli marciò in pannonia per respingere un’orda di Vandali e, senza neppure poter rifiatare, fu costretto a correre in Rezia per difenderla da un’altra invasione barbarica, la quale minacciava la penisola italica stessa. Nonostante le difficoltà, dovute alle marce forzate e al numero dei nemici, oltre alla fretta, che causarono ad Aureliano una sonora sconfitta a seguito di un’imboscata, egli riuscì infine a sconfiggere gli invasori, impedendo loro di saccheggiare la città eterna e rispedendoli al di fuori del limes.

In appena 9 mesi, Aureliano era riuscito a risolvere una situazione che sarebbe costata la vita di generali inferiori e avrebbe potuto rovesciare un Impero che sembrava davvero essere condannato all’oblio.

continua…..

Rispondi