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Col vaccino l’ennesima suddivisione tra buoni e cattivi – di Danilo Ramirez

IMPORTANTE RIMANE ADDITARE IL COLPEVOLE di Danilo Ramirez

Parte l’ennesima campagna di manipolazione mediatica alla quale siamo sottoposti dal mese di marzo 2020.
Che le misure adottate non abbiano avuto alcun risultato nei confronti dell’epidemia, che l’Italia oggi sia la prima nazione al mondo per la percentuale di deceduti (una vergogna come paese occidentale tra i più evoluti), che i lockdown siano inutili (circa 120 giorni nel 2020, una esagerazione che ha portato alla disperazione milioni di cittadini), non importa a politici, media e quella parte di cittadini ubriacati dalle loro farneticazioni.
Si deve continuare a operare male, in ritardo, sprecando miliardi di soldi pubblici.
Ma soprattutto, e purtroppo, a indicare alla popolazione ebete un colpevole, un cattivo, uno che non si allinea agli ordini del regime.
E’ stato quello che correva sulla spiaggia, poi è stato quello che non scaricava la app (che fine ha fatto a proposito quella incredibile stronzata?), quello che nell’estate è andato al mare a fare il bagno (presente) e ora non può che essere quello che non si vaccina.
Qui si schierano fior di personaggi popolari, è una discesa in campo imponente, attori, giornalisti, sportivi. Tutti arruolati a parlare con le loro facce suadenti.
Cercano di convincerci che vaccinarsi è giusto?
No, gettano fango e minacce su chi non lo vuole fare.
E’ un attacco, l’ennesimo, gravissimo alla libertà di scelta del cittadino.
Un qualcosa di ignobile che entra purtroppo nel disprezzo dei principi democratici sui quali dovremmo essere tutelati dalla più calpestata costituzione del mondo.
Ho letto le dichiarazioni di medici che affermano che non curerebbero, nei loro reparti, malati che non abbiano voluto fare il vaccino.
Un tale molto famoso ad esempio lo ha detto a proposito della soubrette Heater Parisi che pubblicamente ha affermato che non farà il vaccino.
Un medico che scelga di non curare un malato perché le sue convinzioni sono diverse è qualcosa che non avrei mai voluto vedere o sentire.
Gli ricordo che sono stato insegnante nella scuola pubblica per 39 anni. Quando hanno cominciato ad arrivare in Italia gli immigrati, anche irregolari, noi avevamo ragazzi che non avevano la cittadinanza italiana e così i loro genitori, ragazzi che da un giorno all’altro ci arrivavano in  classe e spesso senza sapere una parola di italiano (ne ricordo davvero tanti). Li abbiamo accolti tutti con amore cercando di integrarli e facendoli sentire subito parte di noi. Non gli abbiamo mai chiesto documenti o quale era il loro credo politico o quello dei loro genitori, tantomeno la religione.
A questi medici vorrei chiedere cosa hanno capito del loro mestiere, ai media (ma lo chiedo dal mese di marzo) se dividere la popolazione e mettere i cittadini gli uni contro gli altri è davvero l’unico obiettivo del loro lavoro.

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