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McCartney III, il nuovo album dell’ex Beatle – di Danilo Ramirez

La recensione di Danilo Ramirez

Mi sono fatto un regalo. Sono tornato indietro a quando ero uno studente liceale nei primi anni settanta. Con la prima borsa di studio ricevuta a sedici anni volli comprare un impianto stereo. Acquistavo i dischi 33 giri, mi sedevo a terra davanti alle casse equidistanti e ascoltavo nel buio quei pochi dischi che le mie magre risorse mi potevano permettere. Però che qualità, il primo fu Harvest di Neil Young, chi lo conosce sa cosa sto dicendo.
Il fruscìo della puntina sul solco, i singoli strumenti che sentivi persino nello scorrere delle dita sulle corde della chitarra, il volume alto per non perdere neanche l’ultimo suono. Li ho ancora tutti quei LP e il mio impianto, migliorato nel corso degli anni è ancora perfettamente funzionante.

In questi giorni è uscito l’ultimo album di Paul McCartney dal titolo McCartney III e allora via la cuffia con la quale ormai ascoltiamo tutto, casse accese, buio e religioso ascolto.
Premetto che sono schifosamente di parte e il disco mi piace ancora prima di sentirlo ma qui siamo oltre il semplice ascolto di musica cosiddetta leggera, qui siamo di fronte alla leggenda e ci si inchina davanti a un artista immenso.
Paul McCartney ha 78 anni, ha cominciato a suonare su un palco quando io nascevo, nel 1957, ha fatto parte del più grande gruppo musicale della storia, i Beatles con i quali fu per la prima volta in tournee nel 1960. Con i Beatles ha inciso ufficialmente 186 brani ai quali vanno aggiunti molti altri brani a firma Lennon-McCartney ceduti ad altri artisti, nello stesso periodo, circa dieci anni che mettono il gruppo al primo posto della classifica della rivista Rolling Stone dei 100 migliori artisti. Paul McCartney ha rivoluzionato la storia della musica, non avrebbe proprio niente da dimostrare, è il monumento di se stesso.
Eppure.
Eppure nel corso degli anni ha continuato a scrivere, a esibirsi, a mettersi in gioco con l’entusiasmo di un bambino.
La sua grandezza consiste forse proprio nell’amore incredibile che ha per la musica e nella sua inesauribile creatività.
Non credo che esista nessuno che 60 anni dopo le sue prime esibizioni è stato in grado di continuare a creare brani nuovi e qui non siamo in quei patetici tentativi di far sopravvivere le mummie. Paul è ben vivo e capace di sorprenderci.
McCartney III (si intitola così perché è la terza volta che Paul intitola un disco col suo nome, la prima volta fu nel 1970, il primo disco da solista dopo lo scioglimento dei Beatles) è un disco bello, godibilissimo, un disco nel quale il tempo si ferma e ti porta in una dimensione surreale, stai sentendo nuove canzoni di Paul McCartney, hai sentito le prime 50 anni fa, pensi che questo non sia un umano ma un alieno.
Undici tracce nel più puro stile McCartney, ci sono le ballate dolci, ci sono quei brani nei quali Paul cambia almeno tre volte tempi e melodia, canzoni che mi fecero subito pensare alla sua incredibile creatività: altri ci avrebbero fatto almeno tre brani lui le mette tutte in una.
Ci sono quei pezzi di hard rock melodico che ben conosciamo, brani strumentali e persino un pezzo di ben 8 minuti che si intitola Deep deep feeling, un pezzo che dimostra come questo ragazzino quasi ottantenne si diverta ancora a sperimentare vie nuove e diverse.
Ogni tanto qualche sonorità alla Beatles ma tutti brani nuovi con tutte le sonorità che questo musicista unico ci sa offrire.
In qualche momento senti che la voce cede un pochino? Alcuni pezzi ti sembrano scritti per riempire la lista? E chi se ne frega? Questo 78enne (che lo ricordo ha o aveva una estensione vocale di 4 ottave) riesce ancora a dare quella estensione e quel volume. Faccene ancora Paul, sei un dono per l’umanità.


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