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Critiche cinematografiche

di Danilo Ramirez

Criminali come noi è un film argentino del 2019 diretto da Sebastián Borensztein.
Tra i protagonisti Ricardo Darin considerato uno dei più importanti attori argentini.
Prima di entrare nella storia appare interessante la ridda dei titoli.
Il titolo internazionale è Heroic Losers e direi che ci sta mentre il titolo originale spagnolo è La odisea de los giles laddove giles indica le brave persone, coloro che vivono una vita semplice fidandosi degli altri, forse anche troppo, infatti il protagonista voce narrante all’inizio usa il termine tonti.
Come al solito il titolo scelto dalla distribuzione italiana non c’entra nulla.
Il film ricalca una storia molto vista al cinema, una storia di sicura presa per il pubblico. L’organizzazione di una rapina, il furto di una enorme cifra di denaro, perpetrato ai danni di un pessimo figuro, un avvocato che aveva ottenuto i soldi con una operazione di truffa ai danni proprio di coloro che tentano quindi di rientrare in possesso dei loro averi.
Come accade spesso nel cinema argentino l’avventura viene collocata in un momento storico ben preciso. E’ il 19 dicembre del 2001 quando il governo annuncia quello che è rimasto nella storia del paese col nome di CORRALITO.
La nazione è in una tale crisi economica che viene imposto un  limite al ritiro di contante, limite che durerà per quasi un anno.
I protagonisti avevano raccolto una somma considerevole tra i compaesani, siamo nella piccola città di Alsina nell’Argentina dell’est, per riadattare un silos col quale dare lavoro alla comunità.
I loro soldi non restano vincolati in banca ma il conto è proprio svuotato con una operazione subdola nella quale si fa fregare proprio il protagonista.
Ecco che quindi il gruppo di persone scopre dapprima dove sono i soldi e poi organizza il piano per recuperarli.
Il tema che nel cinema europeo potrebbe fermarsi ad una narrazione sul tipo Operazione san Gennaro o I soliti Ignoti, diventa un tema più politico, di riscatto sociale da parte di una classe media che decide di non subire la prepotenza dei ricchi e si ingegna per poter realizzare un sogno interrotto subdolamente.
Il piano di recupero è complesso e lo si segue con tempi serrati, è un film corale con molti personaggi interessanti e ben delineati.
Se pur la critica italiana ha storto il naso, in Italia se fai sorridere il film è mediocre, si tratta di un’ottima prova da guardare con molta simpatia.
Il paragone con Ocean’s Eleven, proposto in patria, può apparire esagerato ma in realtà sotto certi aspetti lo potremmo considerare un Ocean’s Eleven proletario come se lo avesse diretto un Ken Loach che si è preso una vacanza dal suo cinema drammatico di denuncia sociale.

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