Voce dal vocabolario :

campióne s. m. [dal lat. mediev. campio –onis, der. di campus nel senso di «campo di battaglia»]. – 1. Nel medioevo, chi combatteva nei giudizî di Dio o prendeva parte a un duello al posto di altri (per es., di donne, di nobili, o di istituzioni come la Chiesa, ecc.); nei tornei, chi teneva il campo. 2. fig. Chi difende con energia una nobile causa: cdella fedecdi Cristofarsi cdella veritàdella libertàdella giustizia. 3. (f. –éssa) Nello sport, il vincitore di una gara o di un complesso di gare: cdi pugilatocdei veteraniceuropeo dei 400 metricampionessa di nuotodi salto in alto. Negli sport a squadre, ciascuno dei membri della squadra vincitrice (che si chiama squadra campione). Anche, più genericam., atleta eccellente e di grande fama (in questo senso, è frequente il superl. campionissimo).

Ruolo: mediano di apertura prima, tre quarti centro poi, tre quarti ala allo zenith della carriera.

1,72 cm di altezza, 82 kg di peso, piccolo per essere un rugbista, agile, devastante in velocità.

È stato l’ultimo rappresentante delle vecchie ali, rapidissimo, reattività all’ennesima potenza, mani e testa sveglie, su gambe muscolose.

Stavano già calcando i campi le nuove ali, quelle potentissime e rapide alla Lomu, veri e propri panzer, ma in grado di correre i 100 m in meno di 11”.

Velocità, ecco se si vuole dare una connotazione tecnica al suo gesto sportivo, è questa la parola giusta per il Campione francese.

Sarà la sua arma vincente.

24 novembre 2020, siamo a Saint-Cloud, un comune francese di 30.000 abitanti.

Parigi, dove Christophe aveva ottenuto i suoi più grandi successi, è poco distante.

Siamo nell’Île-de-France.

Va a passo svelto anche quel giorno Dominici. Sembra abbia un appuntamento con qualcuno.

Forse sua sorella.

Sì, sua sorella, a cui era legatissimo, che era morta improvvisamente quando lui aveva quattordici anni.

Perché lei e non io?”, da allora la sua vita era stata un ottovolante, vette altissime e profondi abissi, i più tragici, quelli della depressione. Cure, terapia del sonno, momenti di ripresa, felicità, trionfi, poi inaspettato di nuovo il nero, quello più profondo.

Cammina veloce, è solo, dopo la separazione con la moglie, dopo la fine della gloria sportiva, dopo gli investimenti finanziari sbagliati.

Solo.

L’appuntamento ce l’ha con il destino.

Solo, come sulla fascia del campo da rugby, anche qui, però, è imprendibile.

Ma dalla sua vita.

Sale i gradini di un palazzo, sono tanti, dieci piani, non è il prato verde su cui era abituato a schiacciare la meta per la vittoria.

Qualche secondo, il volo, la morte.

Suicidio, hanno scritto.

Nessuna lettera, nessuna giustificazione.

L’ultima corsa del Campione.

Sull’ottovolante della vita esistono momenti di dolore, ma esistono anche gioie immense, Christophe ne ebbe tante, tantissime.

E sono quelle che rimangono negli occhi di chi ha amato il Francese Volante.

Un Palmarès incredibile, cinque titoli di Campione di Francia, nel Campionato della palla ovale considerato dagli esperti, il più duro e difficile.

Una Coppa di Francia.

Un argento e due quarti posti al mondiale.

Quattro titoli nel prestigioso e storico Cinque Nazioni, poi divenuto Sei Nazioni.

Sessantasette presenze tra i Bleus, la nazionale transalpina.

Nasce come calciatore, compagno di squadra di quel Lilian Thuram che farà incetta di vittorie con le maglie della Francia, del Parma, della Juventus e del Barcellona.

Ma un giorno, da adolescente, si ritrova con un solo altro compagno di squadra a difendersi dall’aggressione di undici avversari.

Anche lì, subito, decide di farla finita, lascia il calcio, sceglie uno sport dove i valori sono puri, veri.

Sceglie la palla ovale, il Rugby.

Parte come mediano di apertura, ma oltre alla testa ha gambe esplosive.

Va all’ala.

È il 1999.

Si gioca la quarta edizione della Rugby Word Cup, i Mondiali di Rugby.

Gli organizzatori sono i gallesi, si perché i britannici, come nel calcio non si presentano con un’unica nazionale con il vessillo dell’Union Jack, ma anche qui Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord si schierano con nazionali, maglie e tifo separati.

Le partite si giocano anche con il sostegno logistico inglese, scozzese, dell’Irlanda del Nord e francese.

I quarti di finale vedono il dominio delle nazionali dell’emisfero australe: la Nuova Zelanda, l’Australia, il Sudafrica arrivano in semifinale, solo la Francia, unica Europea conquista le Final Four riuscendo a superare “Los Pumas” argentini.

C’è la semifinale, da una parte gli “All Blacks” della Nuova Zelanda, strafavoriti, dall’altra i “Galletti” francesi, nel ruolo della vittima sacrificale dello strapotere tecnico e fisico dei giganti dell’altro emisfero.

Al Millennium Stadium di Cardiff, in finale ci vogliono arrivare loro, i neozelandesi, con la loro Haka propiziatoria.

Da anni dominano la “Tri Nations” l’equivalente del “Cinque Nazioni” nell’emisfero australe.

Non vogliono solo vincere, vogliono, come al solito, dominare.

Non sarà così.

In finale c’è già l’Australia, i “Wallabies” stanno aspettando la vincente della sfida.

Si preparano già al consueto scontro con i neozelandesi, i Tutti Neri.

Twickenham, 30 ottobre, serata autunnale.

Siamo nel tempio della palla ovale.

Da una parte la Nuova Zelanda della stella Jonah Lomu, l’incontenibile, 196 cm per 119 kg di muscoli, il prototipo delle nuove ali, dall’altra i transalpini con Christophe Dominici, l’ala di vecchio stampo.

All’inizio della ripresa gli All Blacks conducono per 24 a 10.

Stanno dominando.

Ma la Francia non ci sta, incredibilmente ritorna sotto, a soli due punti.

E già.

Corre veloce Christophe, vola. Come sempre.

Doveva essere la serata dell’ala vestita di nero, il fuoriclasse Lomu.

Sarà la sua, dell’ala vecchio modello, con la meta, quella decisiva, ottenuta correndo in mezzo alle maglie nere.

Imprendibile.

Quella corsa rimarrà nella storia delle sfide a quindici.

La Francia andrà in finale, grazie al suo Campione, Christophe Dominici, poco conterà la sconfitta nella finalissima con gli australiani.

La corsa che sconfisse i favoriti, rimarrà negli occhi degli appassionati di sport, abbiamo corso tutti con lui, allora ed oggi, con Christophe, è la corsa di chi non si arrende, di chi sa che i Sogni, come i Campioni, non muoiono.

Mai.

24 novembre 2020, In memoria di Christophe Dominici

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