Dal 29 novembre il Piemonte passa da zona rossa a arancione.
Bene finalmente siamo liberi, prima era lo stesso lockdown di marzo, potevi uscire di casa solo per fare la spesa. Andiamo a vedere quali sono le aperture.
Dunque: non si può uscire da Comune o Regione senza una motivazione valida.
Questo mi pare uguale a prima.
Andiamo avanti: riaprono i negozi, ma non i bar, pasticcerie e ristoranti, che restano chiusi al pubblico con possibilità d’asporto fino alle 22.
Riaprono i negozi? Ma se non posso uscire dal mio comune come posso andare nei negozi?
A scuola allievi in presenza fino alla terza media.
E questo significa solo aumentare il delirio del “un allievo positivo tutta la classe in quarantena”.
Tutto il resto invariato: coprifuoco notturno dalle 22 alle 5, centri commerciali chiusi nel weekend, mezzi pubblici al 50% della capienza, cinema, teatri e musei chiusi e didattica a distanza per le scuole superiori.
Allora possiamo concludere che il passaggio da rossa a arancione è una presa per i fondelli colossale, che restiamo ergastolani senza neppure diritto a un permesso e che addirittura il famoso indice RT è un alibi ma solo in negativo perché il suo valore oggi consentirebbe alla regione di essere ampiamente nella zona gialla dato che da sette giorni i ricoveri sono in calo e l’aumento di guariti sempre più alto.
Intanto si avvicina pericolosamente il Natale, anche un bambino di prima elementare sa che alla riapertura ci sarà un delirio di persone che si riverseranno nei negozi a comprare qualche straccio di regalo per rendere almeno una parvenza di festa il Natale più squallido nella storia della repubblica.
Ma chi governa no, non lo capisce. Prolunga l’agonia, ritarda senza motivo l’unica cosa che il buon senso consiglia, probabilmente solo per poter richiudere tutti in galera subito dopo l’epifania.
Il ricatto dei colori è odioso, dopo nove mesi di vaneggiamenti continuiamo ad aspettare l’unica azione corretta da parte del primo ministro italiano: una serie di azioni per contenere il virus e garantire le cure agli italiani nel rispetto della dignità di un popolo.
d.r.

2 pensiero su “Piemonte da rosso a arancione, cosa non cambia”
  1. Non condivido la Sua analisi. Le regole ci sono, è l’italiano medio (italiota) che non le rispetta. Io da sciatore e amante del Natale come molti preferisco rinunciare per non dover poi di nuovo essere rinchiuso come ieri e oggi. È facile criticare chi si prende responsabilità di fare scelte, criticare senza proporre soluzioni inoltre.
    Disponibile a un qualsiasi confronto. Grazie buon lavoro.
    Mario

  2. Non si capisce quando si dice chi ci governa ! Meglio specificare Cirio Presidente della Regione che firma il decreto Regionale . Se no è la solita cacciara alla Salvini

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