Un effluvio di ricordi sportivi e personali sta sommergendo la rete, la dipartita di Diego Armando Maradona, al secolo il Pibe de oro, sta letteralmente sconquassando la rete.

Un personaggio sotto tanti punti di vista. Per chi veleggia sopra i 45 anni un mito senza tempo frutto di giocate viste dal vivo negli stadi di tutta Italia, lo scudetto impossibile col Napoli (ben due) e la nazionale albiceleste con croce e delizie, un titolo da spettatore nel 1978, un mondiale francobollato da Gentile, un avventura messicana indelebile e un secondo posto a Roma nel 1990 macchiato da un fragoroso “Hjo de puta” all’indirizzo degli italiani che lo fischiavano quale esecutore materiale del mondiale perfetto che avrebbe dovuto essere vinto dagli azzurri in patria.

Per chi negli anni ottanta ha vissuto parte delle domeniche allo stadio, la sua presenza era comunque garanzia di spettacolo oltre che di divertimento, a San Siro in occasione di Milan Napoli prima della partita si sfidavano due ragazzetti in erba con le parrucche di Gullit e di Diego. Era un calcio non troppo fisico ma tecnico, fatto di sombreri, di rulete e di rabone, era il calcio in cui l’atleta più che il fisico curava l’estro, in cui i difensori non cercavano l’anticipo ma la caviglia direttamente (Goikoetxea fu un esempio in tal senso).

Per il sottoscritto ha rappresentato la prima rete vista a San Siro una delizia, non era ancora il Milan degli olandesi in quel 13 aprile 1986, ma c’era il barone Liedholm che per fermarlo, ma non gli riuscì, gli mise intorno una gabbia. Ritmi ed eccessi anche fuori dal campo, non certo un campione di comportamento ma forse per tutte quelle sue pecche irrimediabilmente umano e fallace e vicino a noi a quei ragazzini e uomini che prendevano la dieci e si cimentavano in improbabili azioni sui campi di periferia, quelli pieni di buche e di avvallamenti, non certo quelli dell’erba artificiale.

Lui era il re sul campo, fuori tutto gli stava stretto e probabilmente quello gli ha rovinato il resto della sua vite E se vogliano è pure strano che in questa giornata un altro genio calcistico come George Best se ne sia andato anni orsono. Potremmo chiamarla l’allegra brigata del 25 novembre, quella del football geniale .

 

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