BELLEZZA SPORT

#STORIAUNDICI. Il K2 svizzero: Ferdi Kübler e Hugo Koblet, i grandi rivali – di Ettore Antoniotti (con video). Prima parte.

Se un appassionato di ciclismo chiede “in Italia chi sono stati i più grandi rivali nella storia delle due ruote?” la risposta è certa: Coppi e Bartali, qualcuno tra i più giovani risponderà invece Moser e Saronni e se uno ritorna agli anni Trenta del “secolo breve” ricorderà le sfide tra Alfredo Binda e la “locomotiva umanaLearco Guerra.

In Francia risponderanno Anquetil, il campione algido, e “Pou PouPoulidor, il fuoriclasse sfortunato, o negli anni Ottanta Bernard Hinault e Laurent Fignon.

In Belgio la risposta è più difficile, solo per un breve periodo si incrociarono Rik I° e Rik II°, i due grandissimi velocisti Rik Van Steenbergen e Rik Van Loy, mentre troppo grande era la differenza di vittorie tra il “CannibaleEddy Merckx e”Monsieur RoubaixRoger de Vlaeminck, forse se non fosse morto tragicamente a 21 anni, solo il grandissimo Jempy Monsére avrebbe potuto oscurare il sole abbagliante di Eddy e creare una grande rivalità tra campioni.

In Svizzera, tutti risponderanno le due K o il K2: Ferdi Kübler e Hugo Koblet.

Il Cowboy” e “Le pédaleur de charme”, così erano soprannominati i due fuoriclasse rossocrociati.

Ferdi apparteneva ancora alla generazione dell’anteguerra, nato nel 1919 (come il Campionissimo Fausto Coppi), aveva iniziato a correre tra i professionisti nel 1940, era stato più fortunato dei suoi rivali italiani, vista la neutralità elvetica durante il secondo conflitto mondiale, ebbe la possibilità di continuare a gareggiare ed allenarsi, a differenza di Coppi (prigioniero di guerra degli inglesi) e di Bartali che persero, nel periodo bellico, i loro anni migliori.

Battagliero, indomito.

Kübler apparteneva ancora alla vecchia generazione del ciclismo, quella abituata a tappe da 300 o 400 km.

Su strade fangose, polverose e ridotte ad una pietraia.

Con distacchi che si misuravano in mezzore.

Partenze all’alba.

Bar e cantine presi d’assalto durante le tappe dei grandi Giri per placare la sete e l’arsura delle calde terre italiane e francesi.

Nessun gregario.

Nessun aiuto, Ferdi non amava essere aiutato.

In salita lo si sentiva ripetere sempre “forza Ferdi, forza”, si galvanizzava così.

Uno duro, spigoloso, come il suo naso, che ricordava quello di Fausto.

Dicevano gli servisse per tagliare meglio l’aria, ma gli dava quell’aria da contadino rude che era salito in bici solo per aiutare la sua famiglia a sbarcare il lunario.

La madre era morta sulle due ruote, strano destino, una famiglia numerosa di fratelli e lui, Ferdi, l’indubbio riferimento di tutti.

Nel 1942, a 23 anni trionfa nel Giro di Svizzera allora certamente, come importanza, il terzo dei grandi giri, la Vuelta di Spagna era nata sì nel 1935 ma solo dal 1945 incominciò ad essere disputata con regolarità.

Nel 1947 debuttò al Tour, la Grande Boucle dove concorrevano le squadre nazionali, gli svizzeri con la bellissima maglia rossocrociata, i francesi e gli italiani avvolti nel tricolore.

Non terminò la corsa, ma vinse due tappe e vestì anche, per un giorno, il giallo.

Era un segnale, “Le Fou pedalant” come lo chiamavano i francesi, stava diventando esperto.

Ed il Tour lo stava aspettando.

Perché la maglia gialla aspetta sempre con pazienza i grandi campioni.

Trentun anni, l’età della maturità.

1950, gli italiani pur senza Coppi, fuorigioco per una frattura al bacino, stanno dominando; “il terzo UomoMagni è in maglia gialla e “l’omino di ferroGino Bartali con le Alpi ancora da scalare è il gran favorito per la vittoria finale.

Ma non sarà così dopo la rovente tappa di Pau.

Gli italiani abbandoneranno il Tour dopo l’aggressione a Bartali, dopo gli sputi e gli insulti.

Ma Ferdinand, il Cowboy era lì, secondo, a pochi minuti da Magni, ed era in forma strepitosa.

Forte a cronometro, tenace in salita, spericolato in discesa.

La maglia gialla ai Campi Elisi sarà sua.

Ma da qualche anno, qualcuno, in Svizzera, tra i tifosi del ciclismo e tra il pubblico femminile stava prendendo il posto del rude Ferdi.

Cognome Koblet, Hugo di nome, svizzero anche lui, di Zurigo.

(1continua)

1 comment

  1. Ah, che bello! Il ciclismo, la mia passione! E un duo che conoscevo poco. Un campione raccontato con tocchi magistrali da scrittore, la madre morta sulle due ruote, il naso che sì fende l’aria, ma è anche da contadino abituato alle durezze ddlla vita, e la cui vicenda umana e sportiva attendo di conoscere presto nella sua interezza.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: