1971-72, lo scudetto dell’anno precedente 70-71 era cucito sulle maglie neroazzurre della sorprendente Inter di Invernizzi.

Il campionato parte con molte favorite il Milan, l’Inter, la solita Juventus, la Fiorentina (scudettata nel 1968-69), il Cagliari di “Rombo di TuonoRiva.

É una lotta all’ultimo respiro, un susseguirsi di colpi di scena incredibili, quattro o cinque squadre che lottano per l’ambito SCUDETTO e si alternano al comando.

Dopo una lunga rincorsa, alla ventesima giornata si fa largo una squadra, una outsider, guidata da un sanguigno allenatore con il colbacco, Gustavo Giagnoni: il Toro di Sala, Ferrini, Agroppi, Pulici e Castellini.

Una squadra tosta, rampante e, come la definirono i giornalisti del tempo, “tremendista”.

Il Milan perde nella corsa finale il suo faro Gianni Rivera, che subì una maxi-squalifica per le accuse contro il designatore degli arbitri Campanati, reo, a suo parere, di una condotta troppo favorevole ai bianconeri di Torino.

Alla sesta di ritorno il Toro è di scena a Genova, con i blucerchiati, i granata sono sotto dopo essere stati in vantaggio con Paolino Pulici. Nel fango si lotta, si combatte aspramente.

Agroppi colpisce di testa.

Il pallone, con una traettoria strana, supera il portiere.

Marcello Lippi, il futuro CT della Nazionale Campione Mondiale del 2006, è appostato dentro la porta e respinge il pallone quando è al di là della linea bianca.

Barbaresco, l’arbitro della gara,viene dalla cittadina friulana di Cormons, ricordiamocelo perché questa sperduta cittadina delle Tre Venezie la ritroveremo tra poco.

A poche giornate dalla fine, nonostante il punto perso, i granata sono in testa al campionato, rossoneri e bianconeri ad inseguire, con l’indomito Cagliari.

Dopo la ventiseiesima giornata la classifica è questa: Toro 37, Juve e Cagliari 36, Milan 34, Fiorentina 33, cinque squadre in quattro punti, il finale della stagione si preannuncia rovente.

Il Toro gioca a Milano contro ilMilan, arbitra Toselli, anche lui di Cormons.

Eh già Cormons, la cittadina friulana di cui parlavamo prima.

Toschi segna per i granata. Un fischio ferma l’esultanza dei giocatori.

Ancora un gol annullato.

Lo scudetto andrà ancora una volta alla solita sponda di Torino, quella bianconera.

Juve 43 punti, Campione d’Italia, Milan e Torino 42.

Feroci le polemiche in casa milanista per gli episodi di Cagliari e per la squalifica dell’Abatino e in casa granata per gli strani errori degli arbitri di Cormons a Genova e Milano.

Anche l’anno successivo non fu da meno, in fatto di suspence e di polemiche!

É il 1973, l’anno dello scandalo Watergate che porterà, poi, negli Stati Uniti, alle dimissioni del Presidente Nixon.

Il Milan di Rivera domina l’annata, Chiarugi, Turone, Bet, Benetti, Rosato erano le colonne portanti di quella squadra, il “ParonNereo Rocco il condottiero indiscusso.

Vince e convince, lo squadrone rossonero.

In quella stagione trionferà in Coppa Coppe e in Coppa Italia.

Ma lo SCUDETTO, quello, no.

Rocco, inascoltato dai suoi dirigenti, che, scaramantici si rammentavano che il posticipo dell’Inter a Mantova aveva portato male, chiese senza successo di spostare la gara al lunedì a causa della trasferta durissima di Salonicco in Coppa Coppe.

Finale di Coppa anch’essa non priva di polemiche, poi protrattesi negli anni; la stampa inglese cavalcherà l’onda di presunte ingiustizie, perché secondo le cronache del tempo di oltre Manica, il Leeds fu privato di due evidenti rigori.

Ma si sa, il calcio, come la vita, non è una scienza esatta.

E non lo sarà nemmeno domenica 20 maggio 1973.

Verona.

Stadio Bentegodi, il Milan è solo in testa a 44 punti, inseguito dalla coppia Lazio e Juventus.

I biancocelesti neopromossi, guidati da Chinaglia, Wilson, Martini, Garlaschelli, Re Cecconi, sono la vera sorpresa del Campionato.

Una squadra incredibile quella Lazio, uno spogliatoio diviso in clan, botte da orbi in ogni allenamento, fucili e pistole che giravano con i calciatori in campo e fuori.

Vicinanza politica all’estrema destra romana.

In poche parole, uno spogliatoio fuori controllo, per chiunque.

Per chiunque, tranne che per una persona.

Tommaso Maestrelli, il Mister, il grande artefice di quella incredibile Lazio.

Il Milan aveva dominato il campionato, era arrivato fino a cinque punti di vantaggio.

Poi, pian piano, punto per punto, una spumeggiante Lazio e una pratica e ferrea Juventus, si erano rifatte sotto.

Il Milan, come nell’annata precedente, aveva fortemente recriminato soprattutto per un grave errore arbitrale, a Roma con la Lazio aveva perso 2 a 1 rimettendo in gioco gli “aquilotti” biancocelesti e la Vecchia Signora.

L’arbitro Concetto Lo Bello aveva annullato un gol di Chiarugi, la rete del 2 a 2, il pareggio milanista.

Nella puntata serale della Domenica Sportiva, davanti a milioni d’italiani, Carlo Sassi, l’uomo della moviola, aveva dimostrato che la marcatura era valida.

Ancora polemiche, però meno veementi di quelle dei giorni nostri, e forse, più piacevoli.

Il risultato fu quello di avere ancora uno SCUDETTO al fotofinish.

La Juve a Roma contro i giallorossi e la Lazio a Napoli, il Milan, come detto, a Verona, sulla carta quest’ultima era la gara più facile.

Un intrecciarsi di partite, di sentimenti, di rancori.

A Verona si parla già di un premio a vincere per i gialloblù contro il Milan, l’avrebbe proposto il Presidente veronese Garonzi allora proprietario della più grande concessionaria FIAT del triveneto.

E FIAT voleva dire Agnelli, voleva dire Juventus.

Il Milan scese in campo.

O perlomeno pareva calcare il prato verde.

La trasferta di Salonicco lo aveva svuotato, privato di ogni energia.

Dopo soli 29’ il Verona conduce inaspettatamente 3 a 0.

Napoli e Lazio sono sullo 0 a 0, la Roma sta addirittura battendo la Juve.

Sarebbe a questo punto spareggio, un maxi-spareggio a tre, mai avvenuto.

3 a 1 per il Verona, poi 5 a 1 infine due reti rossonere nel finale, per un roboante 5 a 3.

Ma non tutto sembra finito a Roma e Napoli si sta ancora giocando è l’88’.

Ottantottesimo minuto, la classifica recita Milan 44, Juventus 44, Lazio 44.

Incredibile e impensabile.

I giocatori del Milan stanno uscendo a testa china dal campo, le radioline gracchiano ancora per due interruzioni.

A Napoli segna Damiani, i biancocelesti laziali, quasi assenti con la testa dalla partita, perdono il match per 1 a 0.

Pochi istanti dopo, all’Olimpico,un bolide di Cuccureddu, dopo il pareggio di Altafini, stende la svogliata Roma di Anzalone, in uno stadio che nel secondo tempo pareva quasi parteggiare per i bianconeri, contro gli odiati cugini laziali, in odore di tricolore.

Il quindicesimo scudetto sbarca a Torino sulla sponda bianconera, il più incredibile, ma anche il più festeggiato.

Per il Milan, da quel giorno,sarà per sempre “la Fatal Verona”, dovrà ancora aspettare sei anni per cucirsi la stella sul petto.

Torneremo a parlare di queste appassionanti sfide, di questi finali al cardiopalma, dal 1976 al 1982, in un prossimo racconto.

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