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#STORIADIECI – di Ettore Antoniotti 1967-1973: I Campionati di Calcio all’ultimo minuto -1a Parte-

La nostra storia inizia dalla Coppa dei Campioni, siamo a Lisbona, è il 25 maggio 1967 e si gioca la finalissima.

Il mondo sportivo italiano è ancora sconvolto dalla tragica fine, in Formula Uno al GP di Montecarlo, di Lorenzo Bandini.

Nella capitale portoghese, per la prima volta nella storia, c’è in palio la Coppa “dalle grandi orecchie” che caratterizzerà per decenni la Storia della Coppa dei Campioni e della Champions League.

Si affrontano, la Grande Inter di Helenio Herrera, detto “Il Mago”, ed una squadra arcigna, dura, scozzese, una sorpresa, il Celtic.

Favoritissimi sono i campioni del Presidentissimo Moratti, da anni vincenti in Italia e in Europa.

Vestono il neroazzurro Sarti, Burnich, Facchetti, Picchi, Mazzola, Corso, Domenghini.

Uno squadrone.

Dall’altra parte i bianco-verdi guidati dal terzino Tommy Gemmell, “The bhoys” (sì proprio scritto così), questo il soprannome dei calciatori scozzesi, famosi per la loro furia agonistica e la loro indomita voglia di lottare.

A Lisbona, cadde, quel giorno, inopinatamente, la Grande Inter, 2 a 1 il risultato finale per il Celtic.

Un dramma.

Il Campionato di Calcio Italiano, la domenica successiva, metteva in scena, sul palcoscenico, il suo atto conclusivo.

L’ultima giornata.

L’Inter di Moratti aveva sempre condotto quella stagione, a quattro turni dalla fine, con la vittoria che valeva due punti, la classifica recitava Inter 46, Juventus 40.

1° giugno 1967, lo squadrone nerazzurro scende in campo a Mantova, di fronte la squadra dei bianco-rossi di Cadè, il Mantova è già salvo; la Juve, seconda in classifica, gioca in casa con la Lazio che invece deve a tutti i costi fare punti per salvarsi, altrimenti per i biancocelesti sarà nuovamente serie B.

La testa dei giocatori interisti probabilmente era ancora a Lisbona, forse il gruppo si stava rendendo conto che quelli erano gli ultimi bagliori di quella fantastica squadra.

Si gioca.

Di Giacomo, l’attaccante del Mantova, l’ex di turno, scende sulla sinistra, crossa, o più probabilmente sbaglia il cross, la palla va verso la porta.

Per Giuliano Sarti, il portierone nerazzurro, pare una presa semplice.

Fin troppo.

Un pallone innocuo, un traversone sbagliato, non sarà così.

La palla gli sfugge dalle mani.

Entra in rete.

I bianconeri vinceranno a Torino con la Lazio 2 a 0, il biellese Bercellino e l’ecclettico Zigoni i marcatori, per quella squadra che non aveva mai mollato nello sprint finale.

Un mare di polemiche, prima della moviola, prima del VAR.

Negli spogliatoi, l’arbitro Francescon, catechizzò i giocatori della Grande Inter, dicendo “non buttatevi in area, non voglio essere io l’arbitro che Vi regala lo scudetto” e così fu, Suarez e Sandrino Mazzola recriminarono per un paio di episodi molto dubbi in area avversaria.

L’anno successivo Sarti passò alla corte bianconera acuendo ancora di più le polemiche non ancora sopite.

Pochi giorni dopo, il 6 giugno, in una sorta di “Triplete “al contrario, la squadra del Mago verrà eliminata nella semifinale della Coppa Italia.

Dieci giorni di follia e di sfortuna, la fine di una squadra che aveva dominato il mondo.

-continua

1 comment

  1. In attesa della seconda parte, quanti retroscena, dubbi, wuasi misteri, anche nello sport più seguito al mondo.

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