La Cappella della Sacra Sindone, Torino, un sepolcro, un monumento.

Là riposa il primo Duca di Savoia, ma anche un papa anzi un antipapa: Amedeo VIII detto “Il Pacifico”.

A metà del 1500, i resti mortali, di quello che fu il primo Duca di Savoia, vennero trasferiti a Torino per poi essere tumulati successivamente all’interno del capolavoro barocco di Guarino Guarini con quelli del padre, Amedeo VIIIl Conte Rosso”.

La Contea di Savoia alla fine del 1300 è ancora una realtà extra-italiana, pochi i suoi possedimenti al di qua delle Alpi, ancora troppo flebili i suoi legami economici e politici con le realtà del Nord Italia.

Il Pacifico era il nipote di quell’Amedeo VI detto “Il Conte Verde”, che diede origine al colore “Azzurro d’Italia” o meglio inizialmente al “Blu di Savoia” con le bandiere sulle proprie navi nella “crociata” di aiuto all’imperatore bizantino Giovanni V Paleologo.

Ma era anche nipote di una nobildonna appartenente e discendente di due delle più grandi casate europee, i Borbone ed i Valois.

Sua nonna era Bona di Borbone.

Un’altra donna, anch’essa con lo stesso nome, Bona, avrà rilevanza nella storia di Amedeo VIII.

Sua madre, moglie di Amedeo VIIIl Conte Rosso”, si chiamava Bona di Berry.

Sul letto di morte, Amedeo VII, affidò la reggenza della Contea alla propria madre, la più titolata Bona di Borbone, fino alla raggiunta maggiore età del proprio figlio, il giovanissimo Amedeo VIII.

Immediatamente, non troppo pacifica, come succede in molti casi, si rivelò la convivenza tra suocera e nuora, rispettivamente nonna e madre del nostro nuovo Conte di Savoia.

I contrasti, sempre più evidenti, sfociarono in una sorta di guerra civile a volte non dichiarata.

Da una parte Bona di Borbone, la nonna, con i suoi seguaci e la corte a Chambery (capitale della Contea di Savoia) e dall’altra parte Bona di Berry, la mamma, con i suoi fedeli e luogo di governo a Montmélian.

Suocera contro nuora, nonna contro madre.

Un classico.

Non male come infanzia per il futuro Conte di Savoia Amedeo VIII.

La feroce disputa familiare fu risolta da Carlo VI, Re di Francia, che confermò la reggenza alla più anziana e titolata Bona di Borbone.

Ma non era finita qui.

In una sorta di “giallo” medioevale, Bona di Borbone fu accusata di aver provocato la morte del figlio, “Il Conte Rosso” padre di Amedeo VIII, protagonisti ed attori principali di questo noir ante litteram, il suo medico, Jean de Granville e lo sfortunato farmacista Pierre de Lupinis.

Sfortunato perché fu l’unico a pagare con la vita con la condanna alla pena capitale.

In mezzo a confessioni sotto tortura, giochi di palazzo, lotte di potere, anche la “nonna” Bona di Borbone fu estromessa dalla reggenza nel 1395.

Ma quella che si stava rilevando una gioventù tormentatissima e difficile per il futuro Conte di Savoia non era finita qui.

A palazzo stava prendendo potere la corrente dei “borgognoni”, Amedeo VIII sposò pertanto Maria, figlia di Filippo l’Ardito e dal 1400 incominciò, poco più che adolescente, ad esercitare il potere.

E fin da subito, il Conte, che aveva patito la durezza di un’infanzia al centro di lotte e di diatribe familiari, sempre più schivo ed introverso, nonostante la sua evidente balbuzie causata probabilmente da quegli anni terribili, si dimostrò capace a comandare, a gestire il piccolo stato chiuso nelle Alpi occidentali.

La Contea di Ginevra, Domodossola strappata ai Visconti, il Monferrato ottenutocon il supporto dato ai cugini Acaja,sono i suoi primi successi territoriali, obiettivi sempre conquistati con la diplomazia, senza l’ausilio delle armi.

Questa sua condotta attenta, prudente e riflessiva gli valse così il soprannome de “Il Pacifico”.

Anche se pacifico non lo fu per sempre. Appoggiò la Francia e Carlo VI nella “guerra dei cent’anni”, con un contingente, nella disastrosa, per i francesi, battaglia di Azincourt.

Nel 1416 ottenne il suo più grande successo, la piccola Contea divenne Ducato, grazie alla proclamazione dell’Imperatore Sigismondo.

Il Savoia incominciava a percorrere quella strada che quasi cinque secoli dopo avrebbe portato alla sua casata la Corona d’Italia.

Sempre più stanco della politica, del governo, delle lotte intestine, nel 1434, dopo ben 34 anni di governo ininterrotto, lasciò il potere nelle mani del figlio Ludovico.

Anzi no.

Lo lasciò sì formalmente, ma non praticamente, dal suo “buon ritiro” del castello di Ripaglia sulle rive del lago Lemano, continuava ad esercitare quel comando che tanto lo aveva consunto ma che tanto lo affascinava e di cui non poteva fare a meno.

Il figlio Ludovico rimaneva una sorta di braccio operativo, di semplice luogotenente.

La mente del nuovo Ducato di Savoia rimaneva sempre lui, Amedeo VIII Il Pacifico”.

Vita strana la sua, lunga, ricca di storie felici e tragiche insieme, ma la storia più incredibile doveva ancora manifestarsi.

È il 1438, anche il papato, come consuetudine in buona parte del Medioevo, è oggetto di feroci lotte, di guerre non dichiarate.

Senza esclusione di colpi.

In contemporanea si stanno svolgendo due concilii, da una parte, il pontefice con alcuni cardinali di sua fiducia a Ferrara, dall’altra, numerosi vescovi e cardinali in aperta lotta con l’ultimo successore di Pietro, riuniti a Basilea.

La tiara, quella papale è da secoli l’ambizione delle più potenti casate italiane ed europee, i Medici, gli Sforza, i Borghese, gli Aldobrandini erano saliti e saliranno al papato, Imperatori, Re e Duchi entravano regolarmente nelle complesse ed estenuanti lotte per la nomina papale.

Il soglio romano era sempre una preda ambita.

Ma non per Amedeo VIII.

Da Basilea, dai più di 300 vescovi e cardinali riuniti, gli continuavano a provenire richieste sempre più insistenti e petulanti di coprirsi il capo con la tiara vero simbolo di potere temporale.

Eugenio IV, il papa in carica, era stato dichiarato decaduto dal concilio svizzero.

Iniziava così il “piccolo scisma di Occidente”.

Mentre a Ferrara e poi dal 1439 a Firenze, dove fu trasferito a causa di una nuova epidemia di peste, giungevano più di 700 delegati bizantini per comporre il grande scisma d’oriente del 1054, Amedeo Il Pacifico indossò, grazie agli scismatici di Basilea, il simbolo della più alta carica della cristianità occidentale.

Con la tiara sul capo, prese il nome di Felice V, non si recò mai a Roma, non salì fisicamente sul soglio di Pietro,

Sempre molto schivo e solitario, concesse pochissime udienze, e per confermare il suo soprannome di “Pacifico” dieci anni più tardi compose lo scisma e riconobbe come papa Niccolò V proprio per “favorire l’unità dei cristiani”.

Un passo indietro, raro, in tempi in cui la sete di potere accecava le azioni della nobiltà e dei regnanti.

Accettò la carica cardinalizia, lasciò definitivamente il potere del ducato al figlio Ludovico, indisse alcuni concistori, nominando venticinque porporati e si ritirò sulle rive del suo lago, il Lemano.

Aveva trasformato una piccola contea in un grande ducato, aveva pacificato le sue terre, governando con forza e rettitudine.

Aveva ripudiato la guerra.

Era anche diventato papa, anzi fu ricordato come l’ultimo antipapa, questa è la storia del Duca di Savoia che con la sua politica cauta ma pervicace caratterizzò la prima metà del quindicesimo secolo.

2 pensiero su “#LECURIOSITÁ DELLASTORIASETTE : Amedeo VIII alias Felice V, un Duca di Savoia antipapa! – di Ettore Antoniotti”
  1. Affascinante storia di un uomo saggio e concreto. Il racconto, vivace e ricco di particolari che aprono mille spiragli anche sulla vicenda famigliare e umana, ti induce ad approfondire. Il contrasto fra le due Bona, suocera e nuora, poi è particolarmente godibile e narrato con piacevole ironia. Grazie a Ettore, in questi momenti bui una voce che per un momento ha la capacità di portarti lontano da una realtà difficile.

Rispondi