La liceale di Firenze scrive all’edizione locale del Corriere: “Uno stato incapace mi sta privando dell’età più bella.”
Naturalmente gli adulti le rispondono e il tono di queste risposte varia dal paternalistico al dispregiativo vero e proprio passando per “non vi rendete conto” e “restate degli irresponsabili”.

Ho trascorso 39 anni della mia vita nella scuola italiana e il mio principio è sempre stato uno solo: dalla loro parte.
Quando si creava il conflitto tra un insegnante e un allievo non avevo dubbi: il più onesto era l’allievo.
Che piacere adesso poterlo dire e scrivere.
E così è anche in questo caso.
Il giovane ha una caratteristica che l’adulto ha perso: la spontaneità.
Lo so benissimo che a volte è insopportabile, incomprensibile, che a volte ti fa uscire di testa per le sue azioni.
Ma questa impulsività così fastidiosa è un segnale di quella sincerità che il suo interlocutore adulto non ricorda neanche più.
Ancora oggi c’è chi indica i giovani perché si “assembrano” e quindi sono gli untori del covid.

Camilla dice Noi ragazzi abbiamo passato l’estate girovagando per il centro,  siamo tornati a scuola con regole rigide,  con la mascherina e senza ricreazione; non ci siamo lamentati in alcun modo”
Alla prospettiva della didattica a distanza, una oscenità (è il mio parere), scrive Mi limiterò ad alzarmi stanca la mattina, ad avviare uno schermo, a seguire a fatica le lezioni a cui prenderò parte con una maglione spiegazzato e i pantaloni del pigiama.
Conclude scrivendo Non dovrebbe essere questa la prospettiva di vita di una ragazzina di 17 anni. Mi private del momento più bello della vita, l’adolescenza.

Dal mese di marzo ho visto subito questo problema gravissimo.
La penalizzazione della fascia giovane della popolazione, il furto della loro giovinezza.
E loro sono stati i più corretti nel rispettare regole assurde dato che né si ammalavano né facevano ammalare. Io come allenatore non ho potuto vedere i miei atleti adolescenti per 69 giorni. Un insulto all’età nella quale l’attività fisica è la più grande medicina e il miglior aiuto per uno sviluppo psicofisico armonioso.
Costretti per 69 giorni a guardare il tablet. Senza colpe.

E’ vero che nessuna classe sociale è stata risparmiata, è vero che lo stato italiano non ha mai avuto rispetto per i giovani, cioè per il futuro del paese, ma questa mortificazione di bambini e adolescenti è stata ingiustificata e inaccettabile.
Se due/tre mesi potevano anche essere messi in bilancio, la prosecuzione di questi limiti ora diventa un danno gravissimo: ogni giorno della nostra vita è unico, non viverlo per paura di morire è la cosa più stupida che ci possa essere imposta.

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