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#storiasette – TORNANO I RACCONTI DI ETTORE ANTONIOTTI : MEXICO ’68, DA PASOLINI A GENTILE (prima parte)

Pier Paolo Pasolini , la XIX Olimpiade , Maria Callas , “ hop-step-jump ”, Giovanni Gentile , il vento e la Fiat Dino , chi lega queste persone e questi argomenti?

Le lega un ragazzone alto 1 metro ed 89, bello, di quella bellezza un po’ trasandata, quasi selvaggia. Si chiama Giuseppe Gentile , a 14 anni guardando il film “ Pelle di Rame ” si è appassionato alla storia di Jim Thorpe ed ha deciso di fare atletica. Le doti fisiche non gli mancano: potente, agile e veloce nello stesso tempo; trova nei salti (triplo e lungo) sotto la guida del professor Rosati la sua disciplina. È il pronipote di un altro Gentile , Giovanni , filosofo, ministro della pubblica istruzione in uno dei primi governi fascisti, famoso per la sua riforma della scuola, che sarà il fondamento dell’istruzione italiana del ‘900, l’ordinamento con i Licei Classico e Scientifico arrivano da lui, da una sua innovativa visione culturale. A 14 anni si appassiona al triplice salto, poco alla volta migliora.

Ha in sé il DNA del Campione. Quello vero. Nel 1965 vince il titolo italiano di specialità e lo vincerà per ben cinque volte, vincendo anche quello di salto in lungo nel 1968 anno in cui stabilirà il record con il record italiano anche in questa disciplina a Chorzòv nell’incontro Polonia-Italia, qualcuno dirà che l’anemometro non funzionava, che il vento era superiore ai 2 m al secondo consentiti, ma intanto il record era suo come quello nel triplo.

Ecco il vento, ricordatevelo, ritornerà il vento, “ wind ”, ne risentiremo parlare. Il salto triplo è una specialità difficile, molto tecnica, servono caratteristiche estremamente diverse per fare di un semplice atleta un grande atleta in questa disciplina: velocità, coordinazione, potenza, elasticità ed alcune di queste sono contrastanti e difficili da far crescere insieme. Il Record del Mondo è datato, nel 1960 un polacco , Jozef Szimdt era atterrato oltre al muro dei 17 metri. Un muro che pareva invalicabile.

Aveva vinto le Olimpiadi di Roma nel 1960 e di Tokio nel 1964, il suo Record del Mondo pareva difficile da battere. Ma alle Olimpiadi messicane era schierata una nuova generazione di saltatori. Città del Messico , ottobre 1968, si disputano le qualificazioni alla finale del Triplo. È l’anno della Primavera di Praga , delle rivolte giovanili, della carestia del Biafra , dell’assassinio di Martin Luter King e di Robert Kennedy , dell’occupazione delle università, della guerra in Vietnam e dei primi movimenti pacifisti, dei Beatles e dei Rolling Stones , in poche parole è un anno speciale, in un Mondo, nuovo, in totale cambiamento. “Peppe” Gentile è quasi uno sconosciuto per il mondo sportivo italiano, ma a Città del Messico arriva conscio delle proprie possibilità. Salta bene, molto bene. Il tabellone segna 17,10 m, è inaspettatamente il nuovo primato mondiale. Al secondo salto di qualificazione Gentile batte il record del mondo con un vento “ nullo ”, la comunicazione arriva in Italia in Italia poco dopo le 17 in un tranquillo pomeriggio autunnale di ottobre. La notizia rimbalza su tutti i telegiornali e i giornali nell’edizione serale, di colpo gli italiani scoprono questa strana, affascinante e complessa disciplina. Il secondo è un senegalese, Mamadou Dia che era atterrato a 16,58 ben distante dalla misura dell’italiano, le speranze per un oro mai ottenuto dall’Italia nei salti, sono concrete.

Il giorno dopo è in programma la finale. Gli italiani seguono in massa l’evento televisivo, la splendida voce di Paolo Rosi , apre il collegamento serale annunciando, entusiasta, che, al primo salto, l’atleta romano aveva portato il nuovo record mondiale a 17,22m.

Ancora una volta con vento nullo.

Pareva fatta.

O forse no ?

Lo scoprirete domani, lunedì, all’ora di pranzo nella seconda parte. Alle 12 ‘ Il Giusto Peso’ pubblicherà la chiusura del racconto…

-1.continua-

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